Dove sono Salvatore Colletta e Mariano Farina? La nuova pista, 26 anni dopo.

Condividi!

Nella scorsa puntata abbiamo ricostruito la scomparsa di Salvatore Colletta e Mariano Farina, avvenuta il 31 marzo 1992. Vediamo ora le principali piste investigative e le possibili novità perché non si smetta di cercarli.

La pista mafiosa. Nasce nei giorni successivi, per tre motivi. Il primo è il ritrovamento dell’orologio di Mariano nel giardino di una delle ville sul litorale, la sera del 1 aprile. Il secondo è che in un altro giardino vengono trovate confezioni vuote di merendine. Solo che Mariano ha perso l’orologio il giorno prima, probabilmente quando è andato a farsi un bagno a mare e poi è entrato nel giardino di una delle ville vuote a farsi la doccia. Un orologino regolarmente sfilato e che poi non era nemmeno suo, ma che la madre gli aveva dato per riportarlo a casa. E le confezioni vuote non le ha analizzate nessuno: quindi zero impronte digitali, oltre al fatto che potrebbe averle lasciate chiunque, anche una settimana prima. Ma Casteldaccia non è un posto qualunque: il 1981-83 le aveva consegnato un posto preciso nel “Triangolo della Morte” mafioso (con Altavilla Milicia e Bagheria) e quelle ville sul mare (nella foto sotto) non sono ville qualunque. Si saprà dopo di chi sono: gente come Masino Spadaro, Filippo Marchese, Michele Greco, il boss mafioso condannato al primo maxiprocesso del 1987. Non sarà che Salvatore e Mariano erano andati a dormirci e poi avevano visto qualcosa che non dovevano? Ma Greco nel 1992 era detenuto a Pianosa, Marchese era stato assassinato nel 1983 e Spadaro anche era dentro, oltre al fatto che molte di quelle ville erano in stato di abbandono. Negli anni è venuta fuori una donna, che ha accusato l’ex marito mafioso di aver occultato i cadaveri in un muro a Bagheria. Non fu trovato nulla e sembrò la classica vendetta dell’ex. Poi è arrivato il pentito Morsicato, che ha dato indicazioni vaghe sulla scomparsa di Salvatore Colletta e Mariano Farina, di cui è coetaneo. Non fu trovato nulla e sembrò il classico modo di certi pentiti di sfruttare la situazione, come i cento sciacalli e mitomani che negli anni si sono fatti sentire. Oggi come oggi, Frazzitta la considera una pista falsa, un’ipotesi che non ha prodotto nulla. E infatti, il terzo motivo è questo: parlare di mafia fa sempre effetto.

casa michele greco sulla ss113

 

 

 

 

 

La pista di Peppe e Nino. Ne parla un altro compagni di giochi, Vittorio Grande, ma non ha portato a nulla. Piccoli spacciatori locali, i fantomatici Peppe e Nino sarebbero i responsabili del sequestro, ma non se ne capisce il motivo né perché l’avrebbero poi confessato proprio a Vittorio. Oltre al fatto che gli orari riferiti da Vittorio sono del tutto sballati e “Peppe e Nino” in siciliano significa “Pinco e Pallo”…

Avvistamenti? Quanti ne volete. Tutti nelle vicinanze. Un uomo racconta di averli visti a un bivio di Santa Flavia. Li ha riconosciuti ma non sapeva che li stessero cercando. Una signora che gestisce una salumeria a Trappeto riconosce Salvatore dalla sua cicatrice tra anulare e medio della mano sinistra. E poi c’è la signora Carmela, madre di Salvatore, che mentre è in macchina col figlio Ciro, vede Mariano Farina sulla statale per San Nicola, davanti al cancello chiuso di uno dei villini. Mariano scappa, gli corrono dietro, niente. Indossava proprio quello zaino col pallone da calcio: tenete presente che Carmela non sapeva come fosse vestito al momento della scomparsa. “Se avessi avuto un’allucinazione avrei dovuto vedere mio figlio, non Mariano. Invece era lui. Poi è scappato di nuovo, non so perché: non ha chiesto aiuto, forse non voleva tornare a casa”. Un episodio cui Loreta Farina non crede: “Non è vero che la signora Colletta l’ha visto, perché se fosse così mi avrebbe detto come era vestito”.

La pista dei nomadi. Nasce da Italia, una ragazzina amica di Mariano che lo vede a Termini Imerese, tre giorni dopo la scomparsa,  in un campo nomadi verso il porto. Stava appendendo dei panni tra le roulotte. Lei gli dice di tornare, che lo cercavano tutti. Mariano le chiede di far sapere che sta bene e che si sarebbe fatto vivo: arriva un nomade che lo sbatte via, ordinandogli di non parlare con nessuno. “Gli zingari sono poi spariti da Termini Imerese, dopo quell’avvistamento”, ci dice Carmela. C’è poi una signora di Bagheria che racconta che, mentre posteggiava, un bambino le ha chiesto l’elemosina. È passata una settimana. Riconosce Mariano, più vivace, ma dallo specchietto retrovisore si accorge che c’è anche un altro ragazzino, più timido, magrolino e castano, che sembra vergognarsi. È Salvatore? Anche il signor Farina crede a questa pista: “Io credo davvero che se li sono presi gli zingari. A mio figlio piacevano i film di Bruce Lee e vicino a dove Italia ha visto mio figlio è stato ritrovato un giocattolo tipo quel manganello che usava Bruce Lee nei suoi film. Italia ha anche descritto l’auto di questi zingari. Erano dei sinti, siciliani. Li ho rintracciati a Canicattì, poi a Roccapalumba ma loro negavano tutto. E poi sparirono”. Però è anche vero che la ricercatrice universitaria Sabrina Tosi Cambini ha dimostrato nel suo “La zingara rapitrice” che, nei 40 casi di presunto tentato rapimento di bambini da parte di zingari, in Italia, dal 1986 al 2007, nemmeno una sola indagine ne ha dimostrato la colpevolezza: alla fine è una vecchia leggenda metropolitana e basta.

Vincenzo sa? La complicità infantile tra Vincenzo e Mariano Farina sembra essere forte, anche se anche qui i racconti divergono. Sostiene Ciro che quel giorno Mariano aveva litigato in famiglia e, dopo pranzo, era fuggito a casa di Vincenzo. E quando Ignazio e poi sua madre Loreta erano andati a cercarlo, Vincenzo aveva negato che fosse da lui…Episodio che viene smentito dai Farina. Però è sempre Vincenzo a coprire l’amico, quando Ciro Colletta andrà a casa sua a chiedere notizie del fratello: non è passato, non gli  ho prestato nulla. Depone ancora Ciro che, il giorno prima, Mariano e Vincenzo erano andati alla spiaggia, ed erano entrati nelle ville, uccidendo e rubando animali, forzando porte e cancelli. Era un po’ un modo di passare il tempo per i bambini di allora, come confermò Ignazio all’epoca. Mariano aveva riportato a casa dei conigli, il padre l’aveva sgridato e lui li aveva dati a Vincenzo per tenerli in campagna. E poi c’è quello zaino, “che a un certo punto gli è stato restituito”, dice l’avvocato Frazzitta: da chi? Quando? Vincenzo è anche quello che dirà a Ciro che la madre gli ha insegnato a non parlare mai coi carabinieri, altrimenti sarebbe scomparso anche lui. Come non pensare che Vincenzo abbia sempre saputo dove volesse andare Mariano? E che non l’abbia mai detto?

Le nuove indagini. “Non sono soddisfatta di niente, non sono state fatte bene le indagini. I Carabinieri dovevano vedere bene i nomadi e invece hanno preso la pista sottogamba” dice Carmela, madre di Salvatore. Cosa può avere impedito ai due ragazzini di farsi vivi con voi? “Magari li minacciano. Ho ricevuto una telefonata di notte, era la voce di mio figlio. È successo sul fisso, mio figlio sapeva a memoria il numero, era mezzanotte, due anni dopo: io rispondo e sento “mamma, sono io, Salvatore”. E io gli dico dove sei, dove ti trovi. E qui è caduta la chiamata, forse gli hanno tolto il telefono. Ecco perché dico che sarà minacciato da qualcuno”. E allora è proprio dagli interrogatori dei ragazzini di allora –sostiene Frazzitta- che le indagini devono ripartire. Già due richieste di archiviazione sono state respinte negli anni: ma erano indagini che seguivano piste moscie e improbabili. La magistratura saprà seguire quella più concreta, adesso?

di Fabio Sanvitale


Condividi!