Mostro di Firenze: un incubo amaro, capitolo 7

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mostro_firenzedi Paolo Cochi, Alessandro Feri, Master Evo

Il 9 settembre 1983 Firenze ricadde nell’incubo del mostro. Un incubo amaro, amarissimo per coloro che consideravano  l’assassino delle coppiette  individuato in quel Francesco Vinci oramai detenuto in carcere da oltre un anno.

A dir la verità, in quel di Giogoli (piccola frazione fra il Galluzzo e Scandicci), la scena del crimine che si trovarono davanti gli inquirenti al momento della scoperta dei cadaveri (in data 10 settembre 1983, un giorno dopo il delitto) non fu esattamente lo scenario tipico del mostro di Firenze. Questa volta infatti non c’era un’auto, ma un furgone Volkswagen e soprattutto il mostro aveva ucciso due ragazzi maschi, sfortunati turisti tedeschi vittime di una follia omicida che non poterono prevedere.

I soliti bossoli con l’H stampata sul fondello non lasciarono però alcun dubbio: l’arma era quella del mostro di Firenze.

Il duplice omicidio di “Giogoli” è indubbiamente fallito nella finalità delle escissioni, perché la “coppia” risultò appunto costituita da due uomini. L’omicida quindi sarebbe stato tratto in inganno dalla capigliatura lunga e di “taglio femminile” di uno dei due ragazzi e dalla corporatura esile, o almeno questo e’ ciò che appariva  evidente per  inquirenti e i giornalisti…

mostro_firenzeSul caso si abbattevano in tal modo due “picconate” spiazzanti: la prima era di tipo giudiziario poiché Francesco Vinci, che rimarrà in carcere fin dopo il delitto successivo di Vicchio ,  prosciolto e scarcerato dal G.I. del Tribunale di Firenze in data 26 ottobre 1984,  non era l’uomo giusto;  la seconda era di tipo investigativo, visto che il serial killer delle coppiette si mostrava imprevedibilmente “mutevole” come scelta dei luoghi e delle vittime. Dopo aver ucciso “on the road” a Baccaiano come un pistolero yankee, tornava a colpire in un posto tutt’altro che isolato: uno “spiazzo” a meno di un centinaio di metri da una villa, con di fronte una stradina stretta (ma non propriamente poco trafficata) dove il percorso automobilistico procedeva lentamente proprio per la ridotta larghezza della carreggiata. Anche nell’83, come l’anno precedente, il mostro non cerca il delitto “comodo”, cioè quello senza rischio che qualcuno (magari un passante o uno spettatore più o meno casuale) lo colga in fallo: questa è una certezza, in mezzo alla folta nebbia delle ipotesi. Il dibattito sulla stranezza di questo omicidio, discussione ancor oggi aperta e dunque sempre attualissima, si concentra fin da subito sul perché  abbia ucciso due uomini. In molti ritengono questo delitto un “errore”; in tal caso l’assassino scambierebbe uno dei ragazzi tedeschi per una donna e, resosi conto dello sbaglio, lascerebbe la scena del crimine senza compiere escissioni né infierire nessun colpo di lama sui cadaveri visto che in tutti gli altri omicidi accoltella anche l’uomo post-mortem. Un’ ipotesi plausibilissima, suffragata da alcuni dati di fatto. In primis uno dei due ragazzi, magari al buio, poteva essere scambiato per una donna, non tanto per la corporatura longilinea ma per la lunga capigliatura bionda.

D’altro canto fila anche la tesi che il mostro abbia voluto scientemente colpire i due ragazzi, forse proprio perché ritenuti da lui omosessuali “colti in fallo” o per qualsiasi altro diavolo di motivo passasse nella testa di quel turpe assassino. Ricordiamoci poi che negli anni ’80 il capello lungo a caschetto era molto comune fra gli uomini, sicuramente uno dei look più diffusi, persino “omologante” in certe culture allora in voga come gli hippie o i metallari, generi che, tra parentesi, potrebbero anche aver rappresentato un bersaglio accessorio da parte di un moralista giustiziere, nel  caso questo profilo fosse adattabile all’autore dei delitti.

mostro_firenzeNei pressi del furgone, sul terreno, furono rinvenute alcune pagine stracciate di riviste pornografiche. Di chi era poi la rivista omosessuale (anzi, bisessuale) strappata, ritrovata a pochi metri dal furgone delle vittime? Apparteneva al serial killer e magari era stata fatta a pezzi dal mostro stesso come simbolico disprezzo per l’omosessualità? O, tra le ipotesi piu’ suggestive, era il simbolico disprezzo per  il triangolo amoroso (due uomini e una donna) che lo aveva portato a lasciare quel reperto dove, sulla pagina centrale, campeggiava proprio un siffatto tipo di rapporto? Qualcosa a che fare con gli intrecci amorosi dei protagonisti del primo delitto?

Un’ipotesi, la prima,  senz’altro praticabile, anche se quel giornaletto (che una brillante ricerca ha scoperto essere stato un allegato di una rivista, sempre pornografica ma eterosessuale) poteva essere appartenuto e lasciato lì da chiunque, o perlomeno da uno dei tanti fruitori di quel genere di materiale.

La tesi dell’errore implicherebbe un mostro che,  almeno nel caso in questione di Giogoli, uccide le proprie vittime “at random”, dopo aver individuato i luoghi o la zona dove colpire e, battendo il territorio, “si scaglia” sulla prima coppia (o presunta tale) che capita.

Questo genere di considerazioni sulle modalita’ di scelta delle vittime tennero banco a lungo nei dibattiti dell’epoca, e non solo tra esperti e pseudotali, ma tra gli stessi investigatori che ad ogni nuovo delitto dovevano mutare l’opinone che si erano fatti col precedente. Cosi’, dopo il delitto di Calenzano ad esempio, in parte anche per la storia della misteriosa telefonata (una persona chiama l’abitazione della ragazza), ci si era convinti che l’omicida pedinasse a lungo le sue vittime  prima di colpire, per poi convincersi, dopo questo di Giogoli, dell’esatto contrario. L’estemporaneità della presenza dei due turisti sul territorio fiorentino rendeva infatti arduo ipotizzare eventuali lunghi pedinamenti pregressi, e lasciava come unica alternativa quella della scelta casuale fatta sul momento. È però singolare il fatto che i due campeggiatori tedeschi, almeno un giorno prima di venire assassinati mostro_firenzeinnanzi alla Sfacciata, si fossero intrattenuti in un luogo che a posteriori sappiamo essere stato certamente battuto dall’omicida, ovverosia quella piazzola di via degli Scopeti 124 che diventerà il teatro di un altro delitto due anni dopo.

Tale curiosa coincidenza è rilevabile dal verbale di una guardia giurata che, già l’11 Settembre, aveva raccontato di aver allontanato il camper dei due sventurati turisti proprio dalla piazzola degli Scopeti, o meglio dallo spiazzo antistante il cancello della villa che si trova sul lato opposto della strada, ma esattamente  alla stessa altezza del viottolo da cui si accede alla suddetta piazzola. Se le vittime dell’83 avevano preso a frequentare quel luogo, non è forse possibile che l’omicida le avesse agganciate proprio lì, seguendole poi fino allo spiazzo di Giogoli per assassinarle? In questo caso, come potrebbe aver scambiato uno dei due giovani per una donna?

Un altro  aspetto interessante che ha rappresentato uno dei punti cardine  nel processo d’appello , ossia quello dell’assoluzione di Pacciani, è stato il tema relativo all’altezza dell’omicida , che, in base ai rilevamenti scientifici sui colpi portati attraverso la carrozzeria del  furgone, sarebbe stata quasi certamente  sopra la media, superiore probabilmente al metro e ottanta.

La perizia del Prof. De Fazio ci specifica che verosimilmente un foro sito all’altezza di cm-137-140 su di un bersaglio posto a breve distanza dalla bocca della pistola, sia il punto di incidenza normale di un colpo sparato dall’omicida nella “normale” posizione di tiro, o con il braccio lievemente rialzato rispetto a quella, in misura tale da non inficiare inefficacia del tiro e la precisione della mira , si può quindi ipotizzare che l’omicida abbia una statura considerevole, molto probabilmente superiore, e non di poco, a cm.180.

A tal proposito è opportuno anche evidenziare che come riportato nella sentenza d’appello al Processo Pacciani-bis  non si conoscevano le posizioni dei due ragazzi tedeschi mentre venivano colpiti, ed erano formulabili al riguardo varie ipotesi nessuna delle quali risolutiva, quindi non è possibile aver certezza sull’altezza dell’omicida ma solo formulare l’ipotesi ragionevolmente conforme alla perizia De Fazio.

Una mente malata ma organizzata come quella del mostro avrebbe dunque commesso l’errore, forse marchiano o forse inevitabile, di scambiare un uomo per una donna?

Ai lettori l’ardua risposta.

Leggi anche:

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MOSTRO DI FIRENZE: LA SCENA PRIMARIA, CAPITOLO 2

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MOSTRO DI FIRENZE: LA NOTTE DEGLI INDIANI, CAPITOLO 4

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