Chico Forti: la storia di un italiano ingiustamente condannato all’ergastolo. Seconda Parte

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miami

di Valentina Magrin direzione@calasandra.it

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(LEGGI LA PRIMA PARTE) Pochi giorni prima della partenza, Anthony Pike rimanda il suo viaggio e lascia che il figlio Dale voli da solo alla volta di Miami. Il 15 febbraio 1998 ad attendere Dale Pike in aeroporto c’è Chico Forti in persona (Thomas Knott si era offerto di andarci al suo posto, ma Chico aveva rifiutato), che ha promesso a Pike senior di prendersi cura del figlio. A causa del ritardo dell’aereo e di qualche difficoltà nel trovarsi, Chico e Dale si incontrano solo alle 18.30. Dale però, a quanto pare, non ha nessuna intenzione di trascorrere le giornate seguenti con Chico: gli chiede infatti di accompagnarlo al parcheggio del ristorante Rusty Pellican, a Kay Biscayne, dove ha appuntamento con degli amici di Thomas Knott (ricordiamo che Knott e Pike jr si conoscono dai tempi d’oro del Pikes hotel).

Chico, in un certo senso sollevato dal non dover “badare” a un estraneo, accetta. Tra l’altro, Chico ha anche una certa fretta perché deve andare a prendere il suocero in arrivo in un altro aeroporto. Intorno alle 19 Dale e Chico arrivano al parcheggio del Rusty Pellican e si salutano, dandosi appuntamento al 18 febbraio, quando arriverà a Miami anche il vecchio Anthony. Ad attendere il giovane Pike c’è una Lexus bianca guidata da un uomo di origine ispanica vestito elegantemente.

LA MORTE DI DALE PIKE -Il corpo di Dale Pike viene trovato da un surfista la mattina del 16 febbraio a Sewer Beach, poco lontano dal Rusty Pellican. È stato ucciso con due colpi di pistola calibro 22 e poi denudato, ma dagli effetti personali lasciati intorno al suo cadavere è possibile risalire all’identità. Chico Forti apprende la notizia solo il 18 febbraio, quando si reca all’appuntamento con Anthony Pike ma non lo trova. Il giorno successivo Chico viene convocato dal Dipartimento di Polizia come persona informata sui fatti, dal momento che vicino al corpo di Dale è stata ritrovata una scheda telefonica con la quale il pomeriggio del 15 febbraio sono state effettuate delle chiamate (tutte senza risposta) al cellulare di Chico.

L’italiano, inevitabilmente, diventa uno dei principali sospettati. Non solo: gli viene detto che anche Anthony Pike è stato ucciso e così Chico, spaventato, commette un terribile errore: mente, dicendo di non aver mai incontrato Dale Pike. Il giorno dopo, però, ritratta e racconta tutta la verità. Nel frattempo chiede anche consiglio all’ex amico Gary Schiaffo (ricordate? Il detective che gli aveva fornito i documenti riservati per il documentario “Il sorriso della medusa”, con il quale però i rapporti a un certo punto si erano rovinati), andato ormai in pensione, il quale lo rassicura del fatto che la sua posizione non è a rischio (!).

Il 20 febbraio 1998 Chico consegna alla polizia i documenti relativi alla compravendita del Pikes hotel ma, con l’occasione, viene interrogato per 14 ore e arrestato. L’accusa nei suoi confronti è quella di essere il mandante dell’omicidio di Dale Pike. Come se non bastasse, viene accusato anche di frode e circonvenzione di incapace nei confronti di Anthony Pike, che avrebbe costretto a cedergli il Pikes hotel a una cifra irrisoria. Dale, accortosi della truffa, sarebbe andato a Miami con l’intento di bloccare l’affare e per questo sarebbe stato ucciso. Peccato che i fatti, come vi abbiamo raccontato, fossero andati in maniera molto diversa e che l’unico a essere truffato fosse stato proprio Chico! CONTINUA…

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