Il criminologo è una professione inesistente

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Ci tocca scrivere un brutto articolo, in un Paese dove oggi tutti vogliono fare i criminologi. Solo che la sacrosanta verità è questa: che il criminologo non è una vera professione e che i Master non sono tutti uguali e neanche tutti legali. Se volete fare questo mestiere, poi, le possibilità di disoccupazione sono molto ma molto alte, perchè si continuano a sfornare criminologi in un sistema che ne vuole pochi. Oggi l’Italia è piena di Master o presunti tali, unici mezzi per dirsi “criminologo”: cominciamo da loro.

Punto numero uno. Guardatevi intorno: non c’è un corso di laurea, non c’è una facoltà in criminologia. Nemmeno i titoli rilasciati da due corsi di laurea che ci sono andati vicino (quelli in “Scienze dell’Investigazione” di Narni e L’Aquila, il secondo nemmeno esiste più) erano riconosciuti per entrare nelle Forze dell’Ordine. Non siamo all’estero, insomma. L’Albo dei Criminologi non esiste. Qui la criminologia, anche se l’abbiamo inventata noi con Lombroso, è considerata non una disciplina autonoma ma una specializzazione di chi ha già un altro titolo: psicologo, psichiatra, laureato in giurisprudenza. Solo dopo questi percorsi universitari si fa un Master in Criminologia (potete farlo anche se avete una laurea in Scienze Politiche, intendiamoci: con le altre lauree la preparazione è più adatta). Solo che i Master innanzitutto durano un anno: avete mai visto uno che si dice architetto o biologo dopo un anno di studio? No, e infatti dovrete continuare da soli, cumulando altri corsi privati, facendovi il vostro percorso. I Master nemmeno sono tutti uguali, sono titoli universitari e come tali solo un’università può rilasciarli. Non un ente privato, non un’associazione culturale. Se lo fa e ci scrive “Master” (e ce ne sono), non è un titolo legale, è solo un corso senza valore nel sistema universitario, non spendibile ufficialmente e magari con lo stesso costo di uno universitario. Attenti. Quelli accademici, poi, proliferano: non c’è università che non ne abbia uno, grande o piccola che sia. Lo fanno perché va di moda, per dragare iscritti: ma prima di iscriversi bisognerebbe vedere se il gioco (cioè il costo) vale la candela. Qualche migliaio di euro ci vuole, ma chi sono i docenti? Che curriculum hanno? Sono noti solo a livello locale o sono esperti nazionali? C’è davvero da imparare da loro? La qualità non è identica dappertutto e non è garantita dappertutto. Attenzione a programmi troppo confusi, che mischiano discipline diversissime, per confondervi e attrarvi. E attenzione a quei corsi di laurea che si chiamano, che so, “sociologia e criminologia”, mischiano un po’ di questo e un po’ di quello e alla fine vi laureano in qualcosa che non è nè l’uno nè l’altro. Ah, non ci sarebbe bisogno di dirlo: ma alcuni aspiranti criminologi credono di diventarlo frequentando un seminario di tre giorni. Li ho visti personalmente. No, non funziona così. Sta di fatto che nella situazione attuale, come vedete, visto che non esiste una legge che definisca ufficialmente la figura del criminologo, basta un Master per esserlo. Alleluja.

criminologia

 

 

 

 

 

 

Punto numero due. Il criminologo non è il criminalista. Leggetevi le definizioni. Il criminologo non lavora nei Ris o nella Polizia Scientifica (poi c’è sempre quello che chiede del “Ris della Polizia”, riuscendo a fondere due corpi che nessun governo è mai riuscito a unificare).

Punto numero tre. Chiedetevi quali sono gli sbocchi professionali dell’attività di criminologo in Italia, oggi.  I telefilm, i salotti tv, i documentari, hanno spettacolarizzato la figura del criminologo, trattandolo come se fosse un investigatore vero e proprio, un giustiziere in un mondo ingiusto, uno che brilla in tv, una star. Allora diciamolo subito: di Roberta Bruzzone ce n’è una. Intendiamo: di gente che vive facendo questo, passando da un grande caso ad un altro. Se avete come modello lei, lasciate stare: il posto è già occupato. Vediamo, in pratica, che prospettive lavorative hanno i criminologi in questo Paese. Possono operare:

• nel settore penitenziario, presso gli istituti di prevenzione e di pena per adulti, in qualità di professionista ESPERTO IN CRIMINOLOGIA CLINICA, con onorari proporzionati alle singole prestazioni effettuate (Art. 80, 4° comma, legge n°354 del 26.7.1975-Ordinamento Penitenziario)

• possono fare gli ESPERTI PRESSO IL TRIBUNALE DI SORVEGLIANZA, con nomina triennale (a norma della stessa legge di cui sopra e dell’ Art. 22, 3°, 4° e 9° comma, legge 663 del 10.10.1986)

• oppure, essere GIUDICI ONORARI PRESSO IL TRIBUNALE PER I MINORENNI O LA CORTE DI APPELLO DEL TRIBUNALE PER I MINORENNI (Art. 2, legge n° 1404 del 20.7.1934)

• oppure CONSULENTI DEGLI AVVOCATI O DEL PUBBLICO MINISTERO [Art. 7 comma 3 L. 7 dicembre 2000 n° 397 (GU. 3.1.2001) e art. 327 bis c.p.p.] O PERITI DEL GIUDICE. Come consulente degli avvocati parliamo di indagini difensive (art. 327 cpp), ma anche qui non si tratta di fare l’investigatore privato. Le indagini vere le fa, appunto, lui. Il criminologo, se è psicologo o psichiatra, firma una consulenza.

• PERITI PRESSO IL TRIBUNALE PER I MINORENNI (Art. 221, Art. 225 e 232 Codice di Procedura Penale per analogia con la normativa sulle perizie, dall’art. 220 all’art. 233 c.p.p.)

• COLLABORATORI NEI CENTRI PER LA GIUSTIZIA MINORILE. Si accede per concorso pubblico (Art. 6 D.P.R. n° 448 del 22.9.1988)

• Possono fare carriera accademica nelle UNIVERSITA’.

• Possono fare, infine, i COLLABORATORI AUSILIARI DELLA POLIZIA GIUDIZIARIA, cioè del Consulente nominato dal Pubblico Ministero, se il Consulente è anche un funzionario di Polizia Giudiziaria (Art. 225 e 232 Codice Procedura Penale).

Come avrete capito, nessuna o quasi nessuna di queste attività implica uno stipendio fisso. E’ un secondo lavoro, è roba tosta, fatta faccia a faccia con gente tosta, dove si discute della vita e della morte delle persone, quasi sempre senza telecamere e senza diretta tv. Per chi ama la criminologia (e chi scrive, che criminologo non è, ma l’ha studiata a lungo), è passione, è ragione di vita, è spiegazione del mondo. Il resto, tutto il resto, tutto quello che si vede in tv, sono chiacchiere che svaniscono quando i riflettori si spengono.

di Fabio Sanvitale


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