Elisa Claps, iniziato l’Appello: Danilo Restivo pronto a dire la “sua” verità

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elisa clapsdi Valentina Magrin direzione@calasandra.it

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21 marzo 2013

Si è aperto ieri, al Tribunale di Salerno, il processo d’Appello per l’omicidio di Elisa Claps, la diciassettenne di Potenza scomparsa il 12 settembre 1993 e ritrovata cadavere il 17 marzo 2010 nel sottotetto della chiesa della Santissima Trinità. L’imputato è sempre lui, Danilo Restivo. Ce lo ricordiamo ragazzo, nelle immagini di repertorio, quando raccontava che lui Elisa l’aveva vista quel giorno, proprio in quella chiesa, ma solo per farci due chiacchiere. Lo ritroviamo ora uomo, appesantito da qualche chilo di troppo e da una condanna ad almeno quarant’anni di carcere per un altro omicidio, quello di Heather Barnett, una sarta inglese di Bournemouth.

Tra l’omicidio di Heather e quello di Elisa parecchie analogie: entrambe conoscevano Restivo, entrambe sono state uccise a coltellate il giorno 12 (12 settembre 1993 Elisa, 12 novembre 2002 Heather), a entrambe sono state tagliate delle ciocche di capelli. Un vizio, o meglio un’ossessione, quella di Danilo per i capelli: in tutti questi anni, infatti, sono state molte le ragazze che hanno raccontato di aver subito dei “tagli” da parte sua. C’è anche un terzo omicidio, quello della coreana Jong-Ok Shin, avvenuto in un sobborgo di Bournemouth il (guarda caso) 12 luglio 2002, che ha già un colpevole in carcere ma per il quale Restivo è formalmente sospettato.

Danilo, detenuto in Gran Bretagna, è rientrato in Italia lo scorso 11 marzo (è momentaneamente detenuto nel carcere di Fuorni a Salerno) proprio per dire la sua verità alla corte d’Assise di Appello di Salerno. In primo grado non aveva voluto esserci, nemmeno in videoconferenza, ed era stato condannato con rito abbreviato a 30 anni di carcere. Poi con l’arrivo di due nuovi avvocati, Alfredo Bargi e Marzia Scarpelli, ha cambiato strategia difensiva e ha chiesto di rientrare in Italia. Continua a proclamarsi innocente e dunque c’è grande attesa per quello che potrebbe dire attraverso dichiarazioni spontanee o se verrà riaperto il dibattimento.

Dovrà chiarire, ad esempio, la sua caduta nel cantiere delle scale mobili di Potenza avvenuta il giorno della scomparsa di Elisa, che gli procurò un taglietto a una mano. Quel taglietto, per l’accusa, fu invece frutto della colluttazione avuta con Elisa, anche perché se veramente fosse caduto nel cantiere avrebbe avuto come minimo altri traumi ed escoriazioni. L’avvocato Bargi anticipa che il suo assistito parlerà anche del suo rapporto con Elisa, che ora definisce una semplice “amica”, anche se in passato aveva ammesso di esserne innamorato. La difesa, infine, punterà a smontare una delle “prove regine” che hanno portato alla condanna in primo grado, ossia la presenza di dna di Restivo sul maglione indossato da Elisa il giorno della sua morte: i due ragazzi quella mattina si erano incontrati e, quindi, si sarebbe trattato di una contaminazione casuale. “Sono contenta che voglia rinnovare il dibattimento – ha detto l’avvocato Giuliana Scarpetta, legale della famiglia Claps – Ho pronte per lui 10-15 mila domande”. E per quanto riguarda il dna precisa: “Anche se non fosse stato trovato, Restivo viste le prove a suo carico sarebbe stato comunque condannato”.

Ma c’è un punto su cui la famiglia Claps insiste è determinata a scoprire la verità, e cioè le “coperture ecclesiastiche” di cui avrebbe goduto Restivo in tutti questi anni. Com’è possibile, infatti, che per quasi 17 anni il corpo di Elisa sia stato occultato all’interno di una chiesa? E quando è stato effettivamente trovato, visto che pare che qualcuno lo avesse notato come minimo alcuni mesi (o anni) prima della scoperta ufficiale? Si tratta di questioni particolarmente delicate, per le quali è in corso un’inchiesta parallela che vede già tre indagati. “Solo così, solo sapendo chi ha aiutato Danilo a nascondere la verità, forse potremo avere un po’ di pace” ha dichiarato Gildo Clap, il fratello di Elisa.

Ma torniamo all’udienza di ieri al Tribunale di Salerno. Filomena, la mamma di Elisa, si è voluta sedere proprio accanto alla cella dov’era rinchiuso Danilo. Poi la donna ha messo sul banco una foto della figlia, con la speranza che Danilo la guardasse. Danilo l’ha guardata, ma solo per un attimo, poi ha sempre tenuto lo sguardo basso o rivolto al giudice. Filomena, invece, non ha smesso un attimo di fissarlo: “Devi parlare con me – gli ha detto – La mamma di Elisa è sempre qui, i tuoi genitori ti hanno abbandonato”. Già, perché in aula, per Danilo, non c’era nessuno, né la sua famiglia né la moglie inglese. Proprio per questo ieri sera, nel corso del programma “Chi l’ha visto?”, la piccola e coraggiosa Filomena ha dichiarato di essere riuscita a provare un senso di pietà per quell’uomo solo e triste. Ma dev’essere stato un pensiero istintivo, irrazionale, passato subito dopo, quando di nuovo ha visto davanti a sé la persona che – lei ne è convinta – le ha portato via per sempre la sua Elisa.

Restivo è rimasto in silenzio per tutto il corso dell’udienza. Nella prossima, prevista per il 26 marzo, potrebbe invece fare dichiarazioni spontanee. La decisione dei giudici dovrebbe arrivare entro fine aprile: solo allora si saprà se verrà accettata o meno la richiesta della difesa di rinnovare il dibattimento.

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