Archivi di CN: Wayne Williams, il sk nero. O no?

Condividi!

Tanto per incominciare, chi ha detto che tra i neri i serial killer sono impossibili da trovare? Rari, questo sì. Per la Polizia di Atlanta, Wayne è uno di questi. Il problema è che l’hanno accusato (e condannato all’ergastolo) solo per due di quella interminabile serie di 29 bambini e ragazzi (tra i 9 ed i 28 anni) uccisi in città tra il 1979 ed il 1981. Anche se la Polizia sostiene che altri 21 delitti sono suoi. Ma andiamo -come si dice- con ordine.

Quando lo arrestano, un mese dopo l’ultimo delitto, Wayne ha 21 anni, è sposato e lavora in diverse radio locali, come dj. Poi fa anche il produttore e il manager per dei piccoli gruppi musicali. Lo fermano in circostanze da film. La polizia sente il suono di un’auto e poi qualcosa che fa “splash”. Ad Atlanta la psicosi del serial killer è ormai altissima. L’auto viene fermata, c’è dentro Wayne che dice che passava di lì per andare all’audizione di una cantante, il cui nome e numero di telefono però non esistono. Quello che la polizia non sa è che Wayne è un bugiardo patologico, che inventa storie assurde fin da piccolo: per gli amici è cosa nota, ma nell’indagine gli si ritorcerà contro. Due giorni dopo trovano l’ennesimo cadavere lanciato nel fiume e fanno due più due. In più, suoi colleghi della radio dicono che nel periodo dei delitti aveva spesso graffi su braccia e viso. Dei testimoni lo hanno visto parlare con le vittime. Lo arrestano. Gli omicidi si bloccano. Anche se Williams non coincide per nulla con l’identikit dell’assassino.

Lui si difende al processo, ma forse con troppa aggressività: questo non piace alla giuria. Che, va detto, era composta di neri per due terzi. Le fibre sono la pietra angolare dell’accusa, tanto più che sono state analizzate dai prestigiosi laboratori dell’Fbi; e la difesa non ha abbastanza soldi per contrapporre analisi di pari livello. Queste analisi dicono che sui corpi di due vittime ci sono fibre uguali a quelle che stanno nella camera da letto, nell’auto, sul tappeto di casa Williams. Insomma, Wayne viene condannato.

Tra le cose che lo renderebbero davvero una mosca rara tra i serial killer c’è il fatto di essere di buona famiglia (come un certo Ted Bundy) tanto da avere entrambe i genitori insegnanti; e di avere fatto vittime di fasce d’età diversissime; come assolutamente non chiaro resta il movente, visto che non ci sono prove per quello sessuale.

Wayne Williams è davvero il Mostro di Atlanta? Ha commesso solo due delitti? O è innocente?  35 anni dopo, l’America non ha ancora trovato una risposta.


Condividi!