Yara: Bossetti rinviato a giudizio. Spieghiamo una volta per tutte la faccenda del dna.

L’udienza di fronte al Gup di Bergamo è finita: Massimo Bossetti è stato rinviato a giudizio per l’assassinio di Yara Gambirasio: il processo inizierà il 3 luglio. Le richieste dell’avvocato Claudio Salvagni, quelle di non riconoscere la validità della prova del dna per motivi giuridici, di ripetere le analisi genetiche, non sono passate. Ricordiamo a tutti che il dna misto, cioè di Yara e di Bossetti, è stato trovato sui leggings della vittima. Stamane ci sono state anche dichiarazioni spontanee dell’indagato, poi il Gup Ciro Iacomino ha respinto la prima obiezione della difesa e si è ritirato in Camera di Consiglio, nell’ufficio del secondo piano del Tribunale di Bergamo, per decidere sulla seconda, la più impegnativa. Vediamo cos’è successo.

La difesa di Salvagni era ed è di quelle difficili. Si è affidata ai cavilli, come quello di chiedere l’annullamento della perizia dei Ris sul dna perchè giuridicamente è stata svolta come delega d’indagine e non come accertamento tecnico irripetibile (era la prima obiezione, che altri giudici avevano già respinto). O alle sfumature, come quella di affermare che il dna non è quello di Bossetti (ed era la seconda, per la quale Salvagni ha chiesto la ripetizione delle analisi). E’ un’ affermazione, quella che il dna non sia di Bossetti – ma anzi di un altro uomo – che ripetuta velocemente sul web o in tv, senza spiegazioni, ha creato in molti il dubbio che l’avvocato ci abbia preso e che il muratore sia stato ingiustamente arrestato. Ovviamente sarà il processo a stabilire se il muratore è colpevole o no, ci mancherebbe; ma sta di fatto che dire che il dna non è di Bossetti non regge. Se cercate la velocità della spiegazione televisiva da due righe, potete smettere di leggere. Se volete capire la faccenda, ve la spieghiamo qui in parole semplici.

Dal campo in cui è stata trovata Yara la vista sulla strada per arrivare

 

 

 

 

 

 

 

Esempio: uno guarda un motore per dire cosa non va e poi fa: “sono le candele, sembrano incrostate”. Poi riguarda con maggiore attenzione e dice: “sono le candele, ma non sono incrostate, sono troppo vecchie, piuttosto”. Vale a dire: se guardo meglio capisco davvero qual’è il problema. Con il dna è uguale: puoi fare l’esame dando una prima occhiata oppure darne una più approfondita. Con Yara sono state date entrambe le occhiate. La prima, quella più alla buona, è l’esame del dna mitocondriale di cui parla Salvagni (i cui risultati erano emersi subito, già dalle analisi del Ris). La seconda, la più precisa, è quella del dna nucleare (svolta sempre dal Ris dei Carabinieri), che collega Bossetti a Yara, trovata nel campo di Chignolo d’Isola (sopra, nella foto di Cristina Brondoni). L’esame del dna mitocondriale (una tecnica meno accurata) è in grado di risalire la linea materna dei parenti della persona il cui dna è stato ritrovato, e solo quella. La linea materna del famoso “Ignoto 1”, nel nostro caso. Nel caso di Yara, sulla vittima è stato trovato solo il dna mitocondriale da cui si risale ai Gambirasio, ma non quello da cui si risale ai Bossetti. Quindi, un mitocondriale di un altro uomo, di un “Ignoto 2”. Il secondo esame, quello più preciso, quello del dna nucleare, porta invece solo a Bossetti. Per la Procura conta il secondo. Perchè dei due è l’esame vero, il solo che restituisce un nome e cognome, che, per la legge, consente di attribuire l’identità in modo certo. Tirare fuori la discrepanza tra mitocondriale e nucleare è quindi solo fumo gettato negli occhi dei giudici e di voi lettori, perchè a un giudice interessa solo l’esame che gli dà risposte certe (il nucleare), non quello che gli dà una risposta approssimativa (il mitocondriale). Non si può condannare nè assolvere col mitocondriale. Ma c’è di più.

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Abbiamo sempre pensato che c’erano solo due tracce di dna misto (assassino/vittima) su Yara. E invece no, ce ne sono tante. Tante piccole tracce. Tutte con le stesse caratteristiche: nel dna nucleare più Bossetti che Yara, nel mitocondriale solo Yara e un dna sconosciuto. Comè possibile, in ogni caso, questa discrepanza? Lo chiediamo ad un numero uno della genetica italiana, Marina Baldi: “Pensate questo, che il dna, anche quello mitocondriale, è molto resistente. In letteratura, quando si tratta di tracce miste, dobbiamo trovare sempre, sia nel nucleare che nel mitocondriale, presenza di entrambe le persone. Qui no, tuttavia il dna mitocondriale potrebbe essere davvero di uno sconosciuto, come no, ma di uno che non c’entra niente: ad esempio, può essersi fissato sugli slip di Yara quando si è seduta nello spogliatoio, in palestra. Succede spesso, sapete?“. Un’altra possibile spiegazione la aggiungiamo noi. I laboratori che hanno svolto l’indagine sui due dna sono diversi: dove lo mettiamo l’errore umano? La tecnologia è perfetta, l’uomo no. Senza arrampicarci sugli specchi e pensare a tutti gli “Ignoti” del pianeta terra, perché non dire che un laboratorio s’è sbagliato?  Succede.

di Fabio Sanvitale