Le motivazioni della sentenza d’appello per la morte di Roberta Ragusa

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“E’ un movente composito nel quale rientra anche questo intreccio economico, che esisteva tra marito e moglie, cosa che è naturale e fisiologica in ogni separazione ed è evidente che rischiava parecchio lui qualora fosse stato scoperto con una relazione extraconiugale di questa portata, addirittura con la babysitter e collaboratrice di Roberta” è quanto dice l’Avvocato Nicodemo Gentile, parte civile nel processo e rappresentante dell’Associazione Penelope. Roberta Ragusa, quindi,  sarebbe stata uccisa anche per motivi economici. E’ ciò che scrivono anche i Giudici della Corte d’Appello di Firenze che hanno condannato a vent’anni Antonio Logli per l’omicidio della moglie, scomparsa misteriosamente la notte tra il 12 e il 13 gennaio 2012 da San Giuliano Terme.

Un uomo che temeva la separazione, la perdita della scuola guida, della casa. Conseguenze economiche che avrebbero avuto l’effetto di un boomerang, pesando come macigni sulle spalle di Logli. “Roberta ormai gli stava intorno perché aveva capito che lui sicuramente aveva l’amante, poi non è riuscita a capire chi fosse con certezza” sottolinea l’Avvocato Gentile. I Giudici scrivono nella sentenza che gli interessi economici della coppia “erano strettamente intrecciati e non facilmente districabili vista la partecipazione in forma societaria all’attività di famiglia alla cui conduzione la Ragusa era principalmente dedita”. Sono trascorsi sei lunghi anni dalla scomparsa di Roberta Ragusa. “La logica ci induce a pensare che quella sera Robera ha capito che l’amante non solo c’era, ma che era Sara” sottolinea l’Avvocato Gentile, che in merito alle motivazioni della sentenza dei Giudici della Corte d’Appello  ha  precisato: “le testimonianze ci dicono che Logli è stato visto da Loris Gozi e la moglie, sono state considerate dichiarazioni attendibili. Per la Corte non hanno nessuna credibilità né il Vigile del Fuoco Campisi né la Piampiani, che in primo grado invece era stata considerata attendibile. In più, come elementi pesantissimi a carico del Logli, ci sono quell’esperimento che lui va a fare in via Gigli, c’è l’inconsistenza assoluta d’ipotesi alternative valide serie e logiche rispetto alla fine violenta di Roberta immediatamente successiva alla scomparsa” –ha aggiunto inoltre- “è evidente che il fatto che Roberta da una certa ora in poi non abbia dato segnali di nessun genere non fa che rafforzare l’idea che sia stata uccisa. Tutte le segnalazioni che ci sono state, gli avvistamenti, sono assolutamente infondate. Uno degli elementi più forti a carico del Logli – la Corte addirittura definisce ‘di eccezionale portata indiziaria’- è quell’intervista che lui ha rilasciato a “Chi l’ha visto?” e che non era stata mai  inserita agli atti del fascicolo e che grazie al mio intervento, al mio studio e quindi a Penelope è stata introdotta all’udienza preliminare nel fascicolo e in effetti è considerato uno degli elementi più pesanti a suo carico”.

Per la famiglia Ragusa è stato un cammino processuale lungo e complesso, vissuto nel dolore per la perdita di Roberta e la consapevolezza che si fosse frammentata in modo irreversibile una famiglia. Anni di appelli in tv, di speranze e voglia di giustizia, ma anche di segnalazioni che, purtroppo, non hanno trovato riscontri concreti. Una famiglia che con molta dignità sta lottando fermamente per ottenere verità e giustizia , con la speranza di poter piangere Roberta in un raccolto silenzio e portare un fiore sulla tomba.

di Angelo Barraco


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