“Hina, questa è la mia vita”, di Giommaria Monti e Marco Ventura

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Hina

Io sono una persona molto sensibile e sentimentale. Mi piacciono i tramonti. Quando si è molto tristi, si amano i tramonti. E sono una che se mi viene da piangere, piango.All’inizio frequentavo i miei amici a Brescia, ed ero un po’ gelosa perché non potevo fare tutte le cose che facevano le mie amiche: andare fuori a divertirsi, scherzare, ridere. Io volevo finire la scuola e farmi la mia vita. Ma per i miei genitori, che seguono le tradizioni pachistane, la scuola e il lavoro non sono cose importanti. Per loro una ragazza dovrebbe occuparsi della casa e dei fratelli.Ho sentito che la mia mamma diceva a mio papà: «Io convincerò Hina ad andare in Pakistan e se non vorrà inventiamo un piano tutti insieme».Ma non so quale. So solo che mi faranno del male. Perciò fate presto, portatemi via da questo inferno, perché prima o poi il mio papà qualcosa me lo fa.Hina Saleem ha avuto una sola colpa: voler vivere la sua vita di ragazza, rifiutando il ruolo subalterno che il rigore della tradizione pachistana impone alle donne.Una storia vera, tragicamente vera. Intensa come un romanzo.E così è raccontata: dalle pagine del suo diario, ai documenti, alle testimonianze di chi l’ha conosciuta.La storia di una ragazza coraggiosa che ha deciso di prendere in mano la propria vita. A qualunque costo.


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