Zodiac è il Mostro di Firenze? Ma anche no

Condividi!

E allora? È lo scoop del secolo o una notizia falsa? Giuseppe Bevilacqua –l’82enne che avrebbe clamorosamente ammesso al giornalista Francesco Amicone di essere Zodiac- è anche il Mostro di Firenze? Originario del New Jersey, membro della polizia militare americana, Bevilacqua negli anni ’60 era in Italia. Ci tornò nel 1974 e fino al 1989 fu direttore del cimitero militare americano dei Falciani (a San Casciano), quindi di quello di Anzio. Depose al processo d’Assise contro Pietro Pacciani, ritenendo di averlo visto nei pressi del luogo dell’ultimo delitto. 

Premesso che Bevilacqua ha smentito di aver mai detto ad Amicone di essere Zodiac, qui a CN abbiamo comunque approfondito questa equazione e abbiamo molti dubbi. Vi spieghiamo perché, oggi con il contributo del criminologo Ruben De Luca (nella foto sotto), che studia e approfondisce il fenomeno dei serial killer da molti anni; mentre domani toccherà a Francesco Cappelletti, uno dei più preparati e seri studiosi del MdF.

Ruben,  il MdF è davvero un serial killer all’americana, come dice Amicone, perché solo serial killer stranieri hanno aggredito le coppiette, mentre in Italia non è mai successo? “Diciamo che, nella casistica della mia Banca Dati mondiale, che conta più di 3000 assassini seriali, esistono dei casi di serial killer “transnazionali”, ma di solito si tratta di individui che commettono alcuni omicidi in nazioni, e anche in continenti, diversi, ma singoli omicidi, non due intere serie di delitti. Tutto è possibile, ma che un unico serial killer abbia commesso due serie distinte di omicidi è altamente improbabile”.

maxresdefault

 

 

 

 

 

Amicone dà per scontato che ogni serial killer si porti a casa dei feticci, degli effetti personali delle vittime che gli facciano rivivere il delitto, ma premesso che non mi sembra manchi qualcosa in ogni singolo caso del MdF, non mi risulta nemmeno che tutti i serial killer lo facciano sempre.  “In effetti è proprio così. Non tutti i serial killer sono feticisti, anche se nell’immaginario collettivo conservano sempre dei feticci o dei trofei prelevati dalle vittime. Questa percezione è dovuta al fatto che i serial killer cinematografici appartengono quasi sempre a questa categoria perché si tratta di una caratteristica che funziona a livello di fiction e li rende più “interessanti” da un punto di vista narrativo”.

Modus operandi diversi: Zodiac non uccideva solo coppiette, e il MdF sì; Zodiac inviava un diluvio di lettere, il MdF solo una… “E infatti sembrano proprio dei modus operandi appartenenti a due distinti assassini seriali, uno bisognoso di comunicare a tutti i costi (Zodiac), l’altro molto più riservato e carico d’odio e sessualità repressa, in particolare nei confronti delle donne (MdF). Non si può assolutamente paragonare un serial killer appassionato di codici cifrati e comunicatore compulsivo (Zodiac) con uno molto più “silenzioso” (MdF)”.

Bevilacqua avrebbe detto ad Amicone che i suoi colleghi qui in Italia sapevano che lui era Zodiac. Quindi negli Usa lanciava sfide cifrate con le sue lettere per poi arrivare qui e dire tranquillamente ai suoi colleghi, che peraltro erano la polizia dell’esercito, che lui era Zodiac? Intanto bisogna accertare che la soluzione degli indovinelli non sia stata costruita a tavolino per farla corrispondere al nome del sospettato. E poi questa confessione da sola non basta. Per capire l’identità del MdF, c’è un particolare che Bevilacqua deve assolutamente chiarire se vuole essere creduto: come ha fatto a entrare in possesso della famosa Beretta calibro 22 utilizzata per tutti gli omicidi fiorentini?”. 

Ma si è mai visto un serial liller che confessa ad un giornalista dopo averla sfangata per tutta la vita? “Francamente no. Non solo è qualcosa di mai visto, ma è ancora più incredibile che un soggetto confessi di essere allo stesso tempo due dei più imprendibili serial killer della storia criminale contemporanea, attivi addirittura in due continenti differenti”.

Senti, ma il fatto che sia per Zodiac che per il MdF le vittime sono principalmente coppie di fidanzatini, quasi tutte uccise nel fine settimana? “La coppia che amoreggia è una delle tipologie vittimologiche, seppur rara. Rappresenta il peccato, il “sesso sporco” consumato in macchina e non è assolutamente un elemento sufficiente da solo a indicare l’unicità della mano assassina. Diversi serial killer uccidono nei weekend o prima dei festivi, soprattutto quelli che prendono di mira le coppiette, perché è proprio in questi giorni che i fidanzati si appartano”.

Le scene del crimine sono in entrambe i casi quasi tutte isolate, dice Amicone. “È naturale:  trattandosi di coppiette che si appartano, vanno a parcheggiare in luoghi isolati. È assurdo usare questo elemento per sostenere che Zodiac e il MdF siano la stessa persona.”

Amicone osserva che i due killer usano sempre pistole di piccolo calibro: 22 lr o 9 mm e che in alcune occasioni usano il coltello per ferire le vittime, causando numerose ferite superficiali non necessarie “Come altri serial killer usano pistole di grosso calibro. Solo se l’arma utilizzata fosse stata sempre la stessa si potrebbe stabilire una corrispondenza fra i due casi. E poi il MdF compie delle vere e proprie mutilazioni e Zodiac no, non c’è nessuna corrispondenza psicodinamica che possa far affermare che si tratti della stessa persona. Il MdF invece sembra provare un odio molto più accentuato nei confronti della donna in quanto oggetto sessuale”.

Amicone osserva infine che entrambe i killer non sono mai stati fermati. E che Zodiac cessa l’attività nel 1974 e il MdF la inizia nello stesso anno. “La prima affermazione non merita nessun tipo di commento. Anche il Green River Killer l’ha fatta franca per moltissimi anni e altri non sono mai stati scoperti; e chissà quanti agiscono nell’ombra proprio mentre viene pubblicata questa intervista… Le date poi sono pura e semplice coincidenza. Ma, come trama di un thriller, è veramente avvincente ipotizzare che Zodiac e il MdF siano la stessa persona…”.

In effetti ci avevamo pensato anche noi, Ruben.

di Fabio Sanvitale


Condividi!