Risolto il caso Etan Patz: l’assassino confessa dopo 33 anni

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etandi Andrea Minotti

E’ stato uno dei cold case più famosi d’America. Il primo dei “missing children”, il lungo elenco di bambini scomparsi la cui foto viene messa sui cartoni del latte. Ora, dopo 33 anni, è giunto ad una svolta: Pedro Hernandez ha confessato di essere l’assassino di Etan Patz, un bimbo di soli 6 anni.

25 maggio 1979, New York. Etan si stava recando alla fermata dell’autobus per andare a scuola, ma quell’autobus non riuscirà mai a prenderlo. Il killer, arrestato ieri dopo un lungo interrogatorio, viveva nello stesso quartiere della famiglia Patz, a Manhattan. Ha raccontato di aver adescato Etan con la scusa di offrirgli delle caramelle e di averlo ucciso a coltellate, smembrando il suo cadavere e gettandolo nella spazzatura dentro a dei sacchi di plastica nera.

Etan era il bambino scomparso più “famoso” di New York. La sua scomparsa aveva innescato il movimento dei bambini scomparsi, oltre a una nuova legislazione e studi per nuovi metodici ricerca dei bambini scomparsi. Il caso era stato riaperto nel 2010 e, ad aprile del 2012, l’FBI aveva deciso di scavare nel seminterrato vicino alla residenza della famiglia, ma senza esito. Ieri il commissario di polizia Raymond Kelly ha annunciato che l’uomo implicato nella “scomparsa” di Etan è finalmente in stato di detenzione. All’epoca dei fatti aveva 19 anni e lavorava in una “bodenga”, una specie di minimarket spagnolo.

La confessione del mostro alla polizia sembrerebbe credibile, anche se ci sono delle verifiche ulteriori da fare. I genitori del povero Etan Patz, che vivono ancora nella vecchia casa a Prince Street, aspettano finalmente di conoscere tutta la verità.

 


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