Un guanto di donna tra l’erba. Il mistero della morte di Mary Pirimpo

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di Olga Merli

La brezza fredda dell’inverno accarezzò, per l’ultima volta, il corpo ancora caldo della giovane donna riversa sulla riva del fiume. A Milano. Sulle sponde dell’Olona.

Era la notte del 28 gennaio 1953. L’ultima, per Maria Boccuzzi, in arte Mary Pirimpo, ballerina di avanspettacolo prima, prostituta di professione poi. Nata nel 1920 a Radenna, in Calabria, si era trasferita al nord, insieme alla sua famiglia, per sfuggire a un destino già segnato di miseria e degrado. Lo stesso, che l’avrebbe attesa, anni dopo, a Milano.

A quattordici anni, aveva trovato un impiego serio in una ditta di lavorazione del tabacco in via Moscova; ma quel periodo di serenità non durò a lungo. Proprio sul posto di lavoro, si invaghì di un certo Mario, studente universitario con cui intrecciò una relazione difficile, contrastata vivacemente dalla sua famiglia. Decise di fuggire con lui e si trasferirono in una soffitta in periferia. Come era prevedibile, la passione si spense presto e la giovane donna venne abbandonata dopo appena un anno di convivenza. Da sola e senza un lavoro, non ebbe molta scelta; sfruttando il suo corpo avvenente, decise di intraprendere la strada di ballerina di varietà e pur aspirando al successo, non arrivò oltre l’avanspettacolo.

Proprio in quel periodo, conobbe Luigi Citti, per tutti Jimmi, frequentatore di locali notturni del centro, di cui divenne l’amante, e di Carlo Soresi, dubbio personaggio, conosciuto come Carlone, di professione protettore. Ormai il destino di Mary Pirimpo stava facendo il suo corso. Umiliazioni e oltraggi erano il suo pane quotidiano; si sfogava, talvolta, con qualche sua collega di strada. Voleva fuggire via, aprirsi un negozietto e tornare dalla sua famiglia. Ma sei pallottole calibro 6,35 le chiusero la bocca per sempre e spazzarono via questo suo ultimo sogno.

La trovarono, verso mezzogiorno,  tra le acque melmose del fiume Olona, un gruppo di ragazzini intenti a giocare a pallone, sul prato che costeggiava il corso d’acqua. Poco dopo venne trasportata all’obitorio e adagiata sul marmo freddo di un tavolo dove restò per qualche giorno; un corpo senza nome, fino a quando una compagna di marciapiede diede una identità  a  quei resti straziati.

Per gli inquirenti, il caso apparve subito complicato, sia per la vita sconsiderata  della donna che per le sue frequentazioni alquanto discutibili. L’unico indizio sul luogo del delitto, il rinvenimento di un guanto da donna adagiato tra l’erba nei pressi del fiume Olona.

I primi ad essere sospettati dell’omicidio, furono, naturalmente, i suoi protettori,  Luigi Ciotti  e Carlo Soresi, i quali però riuscirono, nonostante gli interrogatori pressanti, a divincolarsi inizialmente dalle gravi accuse. Sul cappotto del Citti, vennero rinvenute delle minuscole chiazze di sangue; gli investigatori pensarono di avere tra le mani l’assassino, ma l’uomo riuscì a dimostrare che quelle piccole striature erano frutto delle emorragie nasali di cui soffriva. Circostanza che, in un secondo momento, venne inconfutabilmente, provata.

Dopo qualche tempo, una inaspettata testimonianza sembrò dare nuovo impulso alle indagini. Un vigilante notturno dichiarò di aver visto, la notte del 28 gennaio 1953, nei pressi del luogo del delitto, un’automobile scura dirigersi verso il margine del fiume dove più tardi fu rinvenuto il cadavere della Boccuzzi. A bordo un uomo e una donna che tentava di divincolarsi e della quale, il vigilante, riuscì ad udire distintamente le grida.

All’inizio, molti particolari di quella testimonianza sembrarono calzare a pennello, con gli elementi che gli investigatori avevano raccolto intorno all’ambigua figura di Carlo Soresi; l’indizio più eclatante, era senz’altro, la presenza di quell’auto scura, simile a quella acquistata dall’uomo proprio qualche giorno prima del delitto di Mary Pirimpo. Ma, un particolare non quadrava affatto. Il vigilante aveva riferito, senza ombra di dubbio, che l’auto vista, quella notte, nei pressi del fiume Olona aveva la guida a sinistra, ma, l’auto acquistata da Carlone, al contrario la possedeva a destra.

A quel punto, il Soresi venne rilasciato e l’inchiesta sembrò di nuovo naufragare nel limbo dei casi irrisolti. Nonostante l’interessamento alle indagini persino dell’Interpool e le  segnalazioni che negli anni si susseguirono, anche in merito alla fantomatica auto scura, il delitto di Maria Boccuzzi, in arte Mary Pirimpo, resta uno dei tanti misteri che hanno costellato il nostro paese, agli inizi del dopoguerra.

LA VICENDA DI MARY PIRIMPO, SECONDO ALCUNI, AVREBBE ISPIRATO IL FAMOSO BRANO DI FABRIZIO DE ANDRE’ “LA CANZONE DI MARINELLA”


 


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