Caso Cendron: un anno senza Marianna

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di Simone Rinaldi (per contatti clicca QUI)

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27 febbraio 2014

IL CASO – Dov’è Marianna? E, soprattutto, come sta? Sono queste le domande che attanagliano la famiglia di Marianna Cendron, la ragazza di Paese (Treviso) scomparsa da un anno. Dal 27 febbraio 2013, infatti, Pierfrancesco Cendron ed Emilia Michielin non hanno più notizie della loro amata figlia. Un caso ancora molto lontano da una possibile risoluzione da parte degli inquirenti, i quali nel corso di questi mesi hanno battuto numerose piste, senza riuscire a venire a capo di nulla. Un caso, purtroppo, poco noto all’opinione pubblica, portato all’attenzione nazionale dalla trasmissione televisiva “Chi l’ha visto?”, e trattato soprattutto dai quotidiani locali. Anche noi di cronaca-nera.it nei mesi scorsi vi avevamo dato notizia di questa misteriosa scomparsa e, in occasione dell’anniversario di questo doloroso evento, torniamo ad occuparci di questa storia.

GLI AGGIORNAMENTI – Marianna Cendron, che lo scorso 27 novembre avrebbe compiuto 19 anni, si continua a cercare, e non solo in Italia. Sono state vagliate dagli inquirenti anche altre piste che portano in Francia e in Bulgaria. Al momento, però, non ci sono notizie pubbliche, come ha riferito il legale della famiglia Cendron, l’avvocato Giorgio Lovadina. Non si sa se, in occasione dell’anniversario della scomparsa di Marianna, la famiglia organizzerà una fiaccolata in ricordo della ragazza, come già accaduto nella scorsa vigilia di Natale. Per ora i genitori fanno sapere che la loro figlia è, secondo loro, ancora viva, chissà dove, ma che forse è in pericolo, capitata nelle mani di chissà chi. Pertanto, invitano gli inquirenti a proseguire le indagini. Probabilmente, a metà marzo ci sarà un nuovo vertice in Procura a Treviso.

LA STORIA DI MARIANNA – Dunque, sebbene sia trascorso un anno di silenzi e indagini infruttuose, i genitori di Marianna credono che la ragazza sia ancora viva, ma in difficoltà. Quella di Marianna è un’esistenza non semplice, una vita difficile che sin da piccola si è trovata a dover affrontare, assieme a suo fratello minore, Giorgio. Sebbene i due avessero un rapporto molto forte, neanche Giorgio sa nulla di quello che le sia potuto accadere: prima di sparire, Marianna non ha né detto né fatto nulla che potesse lasciargli presagire qualcosa. I due hanno origini bulgare, la famiglia naturale li affida a un istituto fin da piccolissimi. Ed è proprio lì che Pierfrancesco ed Emilia si recano per ottenerne l’adozione. Così, Marianna e Giorgio crescono in Italia, e i Cendron cercano di restituire loro ciò che la vita fino a quel momento aveva negato: cure, attenzioni, amore. Infatti, come la stessa Marianna racconterà più volte, in quell’istituto erano stati molti i maltrattamenti che avevano subito.

Un trauma che, molto probabilmente, questa ragazza fragile non ha mai del tutto superato e che nell’adolescenza si manifesta nel rapporto conflittuale che Marianna ha con il cibo. La ragazza, infatti, soffre di un disturbo di anoressia, ragion per cui i genitori decidono di ricoverarla in un centro specializzato in disturbi alimentari. L’anoressia e il ricovero al centro diventano nei mesi precedenti alla scomparsa di Marianna i motivi principali dei suoi litigi con i familiari. La ragazza, infatti, compiuti 18 anni, desiderosa dell’indipendenza tipica di quell’età, decide di essere dimessa dal centro e di cercare un lavoro. Siamo alla fine di novembre 2012. Non passa molto tempo che Marianna trova un impiego come cuoca al ristorante del Golf Club di Castelfranco Veneto, distante una ventina di chilometri da Paese.

renzo curtoloA fine gennaio, appena un mese prima di scomparire, dopo l’ennesimo litigio con i genitori, Marianna si trasferisce in una casa distante circa 200 metri dalla sua. È l’abitazione di Renzo Curtolo, operaio in una ditta, un uomo molto più grande di lei, il quale aveva sempre dimostrato particolari attenzioni e premure verso la ragazza. Curtolo decide di accoglierla in casa, facendola sistemare nella sua camera da letto, mentre lui si arrangia sul divano. Tutti i giorni la 18enne si reca alla fermata dell’autobus con la bici che utilizza per gli spostamenti a Paese, la parcheggia al terminal, prende la corriera e arriva a Castelfranco Veneto. Qui prende un’altra sua bicicletta per arrivare al Golf Club ed inizia a lavorare.

LA SCOMPARSA – Così, arriviamo al giorno della scomparsa. Anche quella mattina del 27 febbraio 2013 Marianna deve andare al lavoro. «Siccome quel giorno pioveva, mi sono offerto di accompagnarla alla fermata dell’autobus», dichiarerà Renzo Curtolo agli inquirenti durante i primi interrogatori. A distanza di mesi, però, l’uomo cambia versione e dice di essersi ricordato che quella mattina Marianna è molto pallida e assai turbata; per questo motivo l’uomo decide di accompagnarla direttamente a Castelfranco.

Comunque siano andate le cose, è certo che quel mercoledì di fine febbraio Marianna arriva al ristorante del Golf Club e quando finisce il turno chiede al suo datore di lavoro di potersi fermare lì a riposare per qualche ora, giacché alle 20:30 ha appuntamento con il suo fidanzato, Michele, nel convitto dell’Istituto Alberghiero, poco distante dal ristorante. Nel pomeriggio la ragazza telefona a Renzo, avvisandolo che non sarebbe tornata a casa quella sera e che, come succedeva quando incontrava Michele, si sarebbe fermata a dormire da lui.

Verso le 19:30 Marianna chiama dal telefono del ristorante il suo ragazzo confermandogli l’appuntamento e aggiungendo che ha qualche guasto al cellulare, per cui non potrà fargli il solito squillo quando arriverà. Poco prima di andare via, la ragazza lascia un biglietto nella cucina del ristorante, una lista delle mansioni svolte e da svolgere, che termina così: “Buon lavoro. A domani”. Questa frase ha da subito richiamato l’attenzione degli inquirenti: se Marianna voleva andarsene volontariamente, perché scrivere una frase del genere? Tutto programmato per sviare eventuali sospetti oppure le è successo qualcosa? Ad ogni modo, sono le 20:30 e Marianna non arriva. Michele, che aveva conosciuto Marianna a scuola prima che lei l’abbandonasse per andare a lavorare, l’aspetta fino alle 22, quando decide di telefonare a Renzo per chiedergli se fosse con lui. Qui scatta l’allarme: la ragazza non risponde a nessuno dei due cellulari che ha con sé, così poco dopo l’uomo sporge denuncia presso i carabinieri della zona.

LE INDAGINI E I DUBBI – È l’inizio di un incubo per la famiglia Cendron. Cominciano le indagini: come precisato in apertura, le piste battute sono molte e si diramano in varie direzioni. Vediamo quali. Inizialmente, gli inquirenti pensano a un allontanamento volontario. Marianna più volte aveva manifestato l’intenzione di partire. Ma per dove? Gli investigatori ritengono per la Francia o per la Bulgaria. La pista francese si deve alle aspirazioni lavorative della ragazza, quella bulgara ad un’eventuale ricerca della madre naturale. Presto, però, cade l’ipotesi dell’allontanamento volontario. Forse a Marianna è successo qualcosa di spiacevole che le impedisce di tornare a casa. Probabilmente è finita nelle mani sbagliate e ha bisogno di aiuto.

i giardini del sole

Viene aperto un fascicolo contro ignoti per sequestro di persona, tuttora aperto per permettere agli inquirenti di perquisire il computer di Marianna e i tabulati telefonici. Si scopre che i cellulari della ragazza sono stati agganciati da una cella nei pressi dell’ipermercato “I Giardini del Sole” in viale Europa, luogo che Marianna frequenta abitualmente, e vicino al convitto dove vive il suo ragazzo. Cosa ci fa lì Marianna a quell’ora? Oppure lì ci sono soltanto i cellulari? In ogni caso, questi telefonini non sono mai stati ritrovati. Poi c’è Renzo Curtolo: come mai, già in passato quando la ragazza era ancora minorenne, aveva dimostrato tanto interesse nei confronti di Marianna? Solo perché, come ha dichiarato, «le voleva bene come se ne vuole a una figlia» oppure aveva nei suoi confronti un interesse di altra natura?

L’uomo, che ha alle spalle dei figli avuti da diverse relazioni, si è sempre dichiarato – e così, finora, sembrerebbe – estraneo alla scomparsa di Marianna. Nella sua casa i carabinieri hanno ritrovato alcune decine di euro e la carta d’identità della 18enne. Come sostenuto anche dall’avvocato Lovadina, se Marianna ha davvero pianificato la sua fuga, come mai lasciare a casa i documenti? Come mai non aspettare di ricevere il resto della paga mensile, che le sarebbe stata corrisposta soltanto qualche giorno più tardi, come dichiarato dal suo datore di lavoro? Come mai portare con sé i cellulari con il rischio di essere localizzata? E quel bigliettino? E, ancora, quell’appuntamento con il suo ragazzo e la telefonata per confermare che si sarebbero visti di lì a poco?

Ponendosi queste domande, tutto lascia pensare che dietro questa scomparsa ci sia la mano di qualcuno. Di Marianna non è stato ritrovato nulla di ciò che portava con sé al momento della scomparsa: il suo cappello di lana lilla, il suo giubbotto bianco, il suo zainetto celeste e neanche la sua bicicletta bianca. Questa bici le era stata regalata dal padre, e in un primo momento si era certi che Marianna l’avesse utilizzata anche quel giorno. Dopo la messa in onda dei primi servizi che raccontavano la storia di Marianna, alla redazione del programma “Chi l’ha visto?” sono arrivate diverse segnalazioni che volevano la ragazza in sella ad una bicicletta bianca qua e là in svariate città del Veneto. Segnalazioni che non hanno dato nessun esito, purtroppo. Probabilmente, non era Marianna quella ragazza.

Ad avallare questa tesi ci sarebbe anche una dichiarazione del signor Cendron, il quale in un secondo momento ha precisato che il pomeriggio prima della scomparsa aveva visto sua figlia proprio con quella bici bianca a Paese. Strano, se si pensa che quella bicicletta Marianna la usava nel tragitto dalla fermata dell’autobus di Castelfranco al Golf Club, e viceversa. Dunque, forse, la ragazza non aveva con sé la sua bicicletta quando è scomparsa, come si era inizialmente pensato. Inoltre, va ricordato che Marianna non aveva ancora risolto i suoi problemi con il cibo. Anche per questo le indagini si sono concentrate in questa direzione: forse Marianna potrebbe aver avuto bisogno di cure mediche ed essersi rivolta a qualche centro, clinica o struttura ospedaliera. Un ultimo inquietante tassello si aggiunge a questo drammatico scenario lo scorso luglio: il profilo Facebook di Marianna è sparito improvvisamente dal social network. Chi lo ha cancellato? La stessa Marianna che sarebbe, quindi, ancora viva? È quello che si sta chiedendo la polizia postale, sebbene dagli Stati Uniti non sia ancora giunta risposta alcuna.

Una storia complicata, complicata come la sua protagonista. Tante domande, troppe contraddizioni. Qualche speranza, nessuna certezza. È così che, purtroppo, la famiglia Cendron sta vivendo il suo primo anno senza Marianna.

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