Inchiesta – Deep Web, l’internet invisibile. #9 Il Male o il Bene?

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di Fabio Sanvitale (per contatti clicca QUI)

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14 marzo 2014

 

E dunque, che dire del deep web? Tenerlo o buttarlo? Concludendo la mia inchiesta, mi vengono in mente un po’ di cose. Certo. non è che tutta la pedopornografia passa su Tor, ovvio. Sia perché faccio molta fatica ad immaginare un pedofilo sessantenne che smanetta al pc, sia perché – l’abbiamo visto – l’accesso a Tor presuppone una serie di conoscenze tecniche che oggi non tutti hanno. Anzi, presuppone innanzitutto sapere che esiste Tor: invece, quando lo dici, è ancora una sorpresa.

E non c’è dubbio, poi, che la maggior parte del commercio mondiale di droga non passi dal web ma dal più classico spacciatore nei giardinetti pubblici. Nella vita reale ci sono mercati neri che macinano fatturati molto più grossi, infatti è lì che sono ingrassate la camorra, la mafia, la ‘ndrangheta: non vendendo sul web. Però non c’è nemmeno dubbio che mettere pedopornografia e droga sul web rende comunque la loro fruizione più facile ed anonima. E questo va stroncato, perché sapere che roba del genere è alla portata di qualsiasi ragazzino di dieci anni, beh, fa effetto.

Il Male o il Bene? Tor, il web, i siti: sono come la dinamite, i soldi e le pistole. Possono essere buoni e cattivi. Non possiamo abolire il web, Tor, la dinamite, i soldi e le pistole. Non possiamo controllarli completamente. Sarebbe bello un mondo in cui eticamente le persone sapessero usare tutto questo senza ledere i diritti altrui, senza commettere violenze e crimini. Invece, ci sarà sempre una darknet usata per scopi criminali. Ci sarà sempre qualcuno che la userà per questo. E quindi, educare sì: reprimere anche.

 

Anche perché la rete ed i contenuti della rete non sono la stessa cosa. Tor è uno strumento di libertà. Tor è anche uno strumento per criminali. Le due cose viaggiano parallele. Uno sguardo equilibrato è l’unica soluzione. Non devi dimenticare mai che oggi come oggi Tor è indispensabile per garantire la libertà degli oppositori di regime e il lavoro dei giornalisti d’inchiesta. In un mondo dove anche l’informazione è globalizzata, Tor rappresenta una risorsa fondamentale in questo senso: a meno che tu non voglia che noi giornalisti smettiamo di indagare sulle cose che contano.

 

Concludendo questa inchiesta non posso non dire che accedere a Tor necessita una conoscenza tecnologica non impossibile per nessun utilizzatore medio, ma che comunque bisogna conquistarsi. Quanti dei frettolosi utilizzatori della rete ne ha voglia e tempo? Chi si sente davvero tanto in pericolo nella sua privacy da voler navigare nel deep web? Chi non ha paura che facendolo, comunque, il proprio governo o la polizia postale lo sgami? A chi va davvero di navigare tra pagine in inglese e indirizzi web che cambiano da un giorno all’altro? La vicenda Snowden ha aumentato il numero degli utenti di Tor in modo potente, ma resta sempre un fatto di nicchia.

 

Già nel 2008, in tempi non sospetti, Matteo Flora scriveva parole sante in un post che si intitolava “Dove finisce la paura ed inizia Internet”: le sottoscrivo in pieno.

 

“Ciò che mi ha difeso negli esordi di Internet, quello che mi ha fatto da scudo di fronte a contenuti rivoltanti o sconvolgenti, la mia barriera contro l’utilizzo di droghe o la deviazione non è stato un filtro internet o una rete blindata, ma l’educazione e la formazione che ho ricevuto dai miei genitori e dai miei educatori o insegnanti. Ed un pizzico di intelligenza e di senso critico.


Non si può volere una rete sicura a priori perché il genitore non ha tempo da passare con il figlio per provvedere al suo sviluppo. Non si può volere una rete sicura perché deve divenire, come il televisore in fascia protetta, una sorta di babysitter davanti a cui parcheggiare il pargolo per interminabili ore, sicuri che “non vedere niente di male, eh!”. Non si può.


Internet è una fonte di informazioni, un mondo, un ecosistema. Non è differente dalla vita reale, è solamente più agevole in quel contesto pubblicare e ritrovare informazioni che nella vita reale sarebbero comunque rintracciabili e pubblicabili.


(…) Intendo solo fare comprendere che dinamiche e pericoli di Internet non sono difformi dalla vita reale, non sono differenti e devono essere trattati nello stesso modo: parlando e spiegando. Non si può lasciare che la televisione, Internet, Dio, il Furby siano la fonte di informazione e di educazione di un bimbo/ragazzino che probabilmente ha solo necessità di una cosa: qualcuno che gli spieghi come funzionano le cose e la vita. Che sia un genitore o lo stato, che sia un educatore o un parente o un amico, non ha importanza.

Non si protegge un bambino dalla vita, gli si insegna ad comprenderla e affrontarla.

Non si protegge un bambino da Internet: gli si insegna a comprenderlo ed affrontarlo”.

(FINE)

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