Quanti pedofili ci sono nel Deep Web?

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pedofilidi Fabio Sanvitale

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24 aprile 2014

C’è un Internet nascosto, che Google non trova: è il Deep Web, che vi abbiamo raccontato QUI. Per i pedofili è la nuova frontiera, perché – dicono – laggiù nessuno può più rintracciarli, scoprire la loro identità. È vero? È davvero così pieno di pedofili, in questo spazio invisibile? E come ha fatto allora la Polizia ad arrestarne un po’, a febbraio? E’ la storia che vi raccontiamo oggi.

Forse credete che Internet stia tutto nel vostro pc, nei siti che conoscete e frequentate. Non è così. Da anni ormai ne esiste uno parallelo, accessibile, ad esempio, tramite versioni specifiche di Firefox che potete tranquillamente scaricare. Sono versioni che includono Tor, il software che consente di navigare nel Deep Web. Una volta entrati, trovate siti che vendono droga, armi, killer a pagamento (ammesso che sia vero…), ma anche spazi dove i rivoluzionari arabi e di altri paesi possono comunicare tra loro senza essere impiccati. Sì, perché il Deep Web è anche un grande spazio di libertà, oltre che principalmente un luogo dove comunicare senza essere osservati e schedati (nelle nostre abitudini di consumatori) dalle tante società di marketing che vi osservano senza nemmeno che lo sappiate. Poi c’è la parte oscura del Deep Web: e qui ci stanno anche i pedofili.

Già, ma quanti pedofili? Secondo uno studio recente compiuto da Pierluigi Paganini, che ha esaminato 25.000 siti, la pedopornografia occupa il 4% di questo web invisibile. Il grosso sono siti/blog/forum che si occupano di hacking, cyber crime, propaganda politica o terroristica;  e poi anche di e-commerce, collezioni di link e dizionari, attivismo politico.  Paganini è uno che la sa lunga: gestisce uno dei 10 blog più influenti del mondo sulla sicurezza informatica.

Eppure le cifre fornite da Meter, l’associazione anti-pedofilia gestita da don Fortunato Di Noto, sono ben più allarmistiche: nel rapporto 2012 si legge, infatti, che i siti pedopornografici da loro trovati nel Deep Web sono 56.357 (ma nella pagina precedente dello stesso rapporto, Meter ci dice che sono 21.357. E quindi? Qual è la cifra giusta?). Nel Rapporto 2013 Meter censisce 23.421 siti pedo e ci dice che stanno diminuendo quelli nel web di superficie perché si stanno spostando, appunto, nel più irrintracciabile Deep Web. Ora, a noi sembrano cifre esagerate, soprattutto perché l’associazione non fornisce mai, nei suoi Rapporti, i dovuti riferimenti che ogni indagine statistica svolta da un Ente deve avere: metriche usate, nomi dei responsabili della ricerca, periodo di osservazione, software impiegati. Non stiamo certo con i pedofili, ma non vogliamo nemmeno spargere il panico.

Un buon motivo per non spargerlo ce lo dà Elvira D’Amato, del “Centro nazionale per il contrasto alla pedopornografia online”, la struttura specifica della Polizia Postale, nata nel 2006, che si occupa proprio di combattere ad armi pari con i pedofili su Internet: “Sicuramente il Deep Web rappresenta una grande sfida, ma anche quello per così dire di superficie ha le sue insidie, ad esempio per quanto riguarda i fenomeni sempre più diffusi di adescamento. E’ sempre difficile quantificare il crimine: soprattutto nel web, dove gli spazi possono nascere e morire nel giro di ore”.

Proprio il giorno di San Valentino la Polizia Postale ha concluso la sua prima operazione nel web nascosto. E’ stata l’ “Operazione Sleeping Dogs”, condotta da investigatori della polizia che si sono infiltrati sotto copertura in alcune community pedo. Le indagini, coordinate dalla Procura di Roma, hanno portato all’arresto di dieci italiani, responsabili di “divulgazione e produzione di materiale pedopornografico” ed all’ identificazione di tre minori (età media sette anni) vittime di abuso sessuale e ritratti in immagini e video trovati nei pc degli indagati. Dieci uomini tra i 24 e 63anni, in gran parte celibi, in due soli casi con precedenti penali specifici, di livello socio economico medio (impiegati di banca, liberi professionisti, operai specializzati, prevalentemente del Nord e Centro Italia), di cui nessuno lavorava a contatto con dei minori. “L’indagine è durata un anno e mezzo e anche più – racconta D’Amato – e non sarebbe stata possibile senza convenzioni internazionali, che esistono e funzionano. Comunque, è stata un’operazione tutta italiana. Anche se operiamo in genere in collaborazione con Europol ed Fbi, per smistare su piattaforme di condivisione i dati in tempo reale”.

Nel Deep Web ci sono tante Darknet, Tor è solo la più nota e usata. Questa fa gola ai produttori di materiale pedopornografico, gentaglia che abusa dei bambini e vende poi le immagini, moltiplicando così nuovi abusi su commissione. Credono di essere irrintracciabili, loro: “Ma non è vero che i dati, laggiù, non siano intercettabili…” risponde sorridendo D’Amato. L’indagine della Polizia Postale, così come i fortissimi colpi inferti dall’Fbi lo scorso anno a server che ospitavano pedofilia e droga, lo dimostrano, d’altronde… Un’indagine che si è svolta sotto copertura: “Questo è solo uno degli strumenti possibili. Un agente sotto copertura ha una lunga esperienza, che può trasmettere ai colleghi, ma è anche esposto a criticità costanti. Non è facile stare a contatto con i pedofili e contemporaneamente gestire le complicazioni tecnologiche di tali ambienti virtuali. Per questo, nelle indagini, gli investigatori sono supportati dai nostri psicologi per affinare le proprie strategie comunicative ”.

Se non è facile – ma possibile – stanare i pedofili nel web invisibile, nemmeno per questi criminali è facile muoversi laggiù. Certo, chiunque può scaricare Tor, ma come ricordano proprio i poliziotti del Centro Nazionale, “…la frequentazione delle darknet appare necessariamente associata a livelli di competenza informatica superiori alla media. E’ grazie a operazioni come questa che è stata creata e si amplia ogni anno la blacklist, la “lista nera” di tutti i siti che vengono riconosciuti per pedopornografici e quindi oscurati: 1.641, a tutto il 2013. A proposito, volete sapere perché proprio “The Sleeping Dogs”? Perché il primo soggetto agganciato nelle chat aveva una grande passione per un video gioco che si chiama così, la stessa di uno degli agenti sottocopertura. Così, con la scusa di farsi passare i trucchi per giocare meglio, è nato un dialogo che ha portato a questa importante operazione. I pedofili sono sempre meno al sicuro.

www.cronaca-nera.it


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