Oggi anche noi siamo Charlie.

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CN non si occupa di politica e personalmente non ho mai amato le copertine di Charlie Hebdo. L’ho sempre trovato abbastanza esagerato, virulento, troppo kitsch. Ma il punto non è questo. Il punto è che non si può morire per l’esercizio del diritto alla satira, che piaccia o no quale satira è. Non è ammissibile, in Occidente. Non è ammissibile nemmeno in Papua Nuova Guinea, con tutto il rispetto.

Quindi, aujourd’hui nous sommes Charlie aussi.

Oggi anche noi siamo Charlie.

Voglio aggiungere qualcosa: il problema del terrorismo non si risolve chiudendo le frontiere a tutti gli arabi del mondo. Queste sono considerazioni, francamente, da pensionati arrabbiati. La faccenda è più sottile. E’ innanzitutto una questione politica: come trattare l’Isis? Quali scelte? Coi paesi arabi si dialoga o si bombarda? Sono scelte politiche. E’ poi una questione di intelligence, di servizi segreti: sono loro le vere armi in più per prevenire gli attacchi e disinnescarli, se vogliamo evitare reazioni di pancia e usare la testa. Ed è un lavoro che si fa creando la superiorità informativa rispetto all’avversario, che come tutti i nemici non è e non sarà mai imbattibile. Hitler è stato spazzato via, i gulag comunisti anche, le dittature sono cadute, le Br appartengono al passato. Il terrorismo internazionale finirà, come tutte le cose di questa terra, ma decidiamo come farlo finire. Infine, è una questione culturale. Gli arabi che da oggi incrocerete in ascensore, in piazza, che vi sfioreranno in metro, beh, non rappresentano la minaccia da cui difendersi. E’ importante saperlo, altrimenti il sospetto sarà nostro compagno, domani.

Ricordatevi di quando eravamo noi, gli arabi. Di quando partivamo su quelle navi dal porto di Genova o di Napoli per andare a portare le nostre braccia e la nostra fame negli Stati Uniti. Cosa abbiamo esportato? Tantissima brava gente (la mia famiglia ne sa orgogliosamente qualcosa) e anche un bel gruppo di quello che era il prodromo della Mafia: un’organizzazione chiamata “La mano nera”. Ancor oggi gli americani, con tutti i loro cannoni, Fbi e compagnia cantando, non sono riusciti a liberarsi di questo bel regalino che gli abbiamo fatto. Erano i primi anni del secolo scorso. Sembra un altro mondo e lo è; ma è anche oggi. Oggi noi importiamo manodopera araba e già nascono, qui, bambini di seconda generazione. Sono tutti criminali? Lo eravamo anche noi, un secolo fa, tutti?

Gli arabi che incrocerete nella metro, in piazza, sono proprio quelli che l’Isis e gli integralisti temono di più. Dell’occidente conoscono la pornografia, il vino e la carne di maiale; le loro donne poche volte portano il velo. No, non sono loro i terroristi che metteranno la bomba sotto casa vostra. A loro non interessa più.

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Quelli pericolosi vengono da lontano, vengono da luoghi dove succhi l’odio per l’Occidente insieme al latte materno. Non tutti gli arabi hanno undici mogli, non tutti gli arabi hanno una bomba a mano in tasca. Non tutti gli arabi leggono il Corano e ci trovano una perenne incitazione alla Guerra Santa; e il Maometto di quella copertina proprio questo dice, “è dura essere amato da dei coglioni“.

E’ ora (non lo era già da un pezzo?) di prendere una posizione molto netta contro certa gente, ma non dimentichiamo l’equilibrio, che in casi come questi è spesso la prima cosa che va a farsi fottere.

Fabio Sanvitale


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