Mostro di Firenze: una mosca riapre il caso

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E poi un giorno scopri che, dopo migliaia di processi e sentenze, sulla faccenda del Mostro di Firenze, come diceva il mitico Bartali, “gli è tutto sbagliato, gli è tutto da rifare”. Sta di fatto che s’è sempre pensato che l’ultimo degli otto duplici delitti, quello dei francesi per intenderci, fosse successo nella notte tra domenica 8 e lunedì 9 settembre 1985. E invece no: stai a vedere che adesso la notte l’hanno sbagliata e non era quella, ma il buio tra sabato 7 e domenica 8 settembre. Ventiquattr’ore prima. Che fa una differenza enorme. E a dirlo è una mosca. Ma andiamo con ordine e chiediamo cosa diamine sta succedendo a Firenze a Paolo Cochi, che da anni e anni segue le vicende del Mostro e che su questo ha già girato un documentario e ora ne sta completando un altro. E’ lui che ha scoperto le novità. Intendiamoci: nell’ambiente della nera se ne parla da un pezzo, ma adesso c’è il sigillo scientifico a quella che era un’ipotesi.

Paolo, cosa comporta arretrare la data del delitto di Scopeti?

“Sta a significare che coloro che dissero di aver assistito al delitto la domenica sera avrebbero mentito. Ad esempio Lotti, il super testimone che si autoaccusò di aver partecipato agli ultimi quattro duplici omicidi e Pucci, testimone occasionale che dopo 12 anni decise di raccontare i fatti sul delitto di Scopeti con dovizia di particolati. Furono loro che collocarono a domenica 8 settembre l’omicidio. C’è da dire che i due, personaggi molto particolari dal punto di vista intellettivo, non dettero una versione univoca, ma la modificarono varie volte nel corso degli interrogatori. Tantissime furono le loro contraddizioni, senza dare alcun elemento in più di quanto si sapesse già dai giornali e dalla tv”.

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Senti, tutti gli esperti che hai intervistato sono stati concordi nell’indicare una notte diversa per il delitto? In base a cosa? 

“Sì,  tutti: in base alle larve di mosca trovate sui cadaveri di Nadine Mauriot e Jean Michel Kraveichvili, all’epoca. Hanno analizzato il materiale autoptico ed iconografico. Tieni conto che nessuno di loro conosceva il caso, tranne il professor Marello che si occupò di varie autopsie relative ai delitti del Mostro. Gli elementi che hanno portato a questa nuova conclusione sono non solo di carattere entomologico – le larve, appunto – ma anche tanatologici. Nelle foto e nelle relazioni autoptiche ci sono elementi troppo evidenti – le modificazioni postmortali e lo sviluppo delle larve – per poter attribuire alla domenica la morte dei ragazzi. Non è scientificamente possibile, almeno secondo gli esperti. Nel 1985 l’entomologia forense era ancora in là da affermarsi e non venne fatta alcuna perizia, ma oggi le nuove valutazioni mettono in luce una attività di larve cadaveriche troppo intensa, con soggetti troppo maturi in entrambi i corpi per non arretrare l’omicidio”.

Vale a dire? E chi sono gli esperti?

“Si vedono larve al 2/3 stadio. Lo dice il professor Francesco Introna dell’Università di Bari, un’autorità in materia. Poi due entomologi forensi come la professoressa Simonetta Lambiase dell’ Università di Pavia ed il professor Stefano Vanin dell’ Università di Huddersfield. E poi i medici legali: il professor Carlo Campobasso dell’ Università del Molise e il professor Antonio Osculati dell’ Università di Varese. Tutti, mettendo insieme l’evoluzione delle larve con quelle post mortali, dicono che il delitto è della sera di sabato 7 settembre. Infine il professor Giovanni Marello, dell’ Istituto di Medicina Legale di Firenze, oltre a confermare le valutazioni dei colleghi, mi ha detto che all’ epoca in sede di autopsia ci fu disaccordo sul giorno della morte. Lui propendeva per il sabato: ed anche altri suoi colleghi. D’altronde nel 1985 anche l’ equipe di Modena, cioè i consulenti della stessa Procura di Firenze, guidati dal professor De Fazio, collocava al sabato l’ omicidio. Stesso pensiero dell’allora capo della Mobile, Sandro Federico”. 

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Pacciani, Lotti, Vanni: sono tutti morti. Il caso del Mostro è roba vecchia. Se questa nuova ricerca non cambierà le carte in tavola, allora cosa ti ha spinto a farla? 

“Stabilire una verità storica, visto che quella processuale è stata detta già molti anni fa . Volevo fare una ricerca di carattere storico-documentaristico che evidenziasse i  molti aspetti non in linea con la vicenda processuale”.

Se Lotti e Pucci hanno mentito, anche molte altre affermazioni di Lotti, testimone e imputato del processo, vengono a cadere. Un effetto domino che si abbatterebbe su uno dei processi più celebri e complessi della storia del crimine in Italia. Sì, forse sarà davvero una mosca a riaprire il caso.

di Fabio Sanvitale


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