Archivi di CN: i Maniaci di Dnepropetrovsk, quando uccidere è un piacere

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Giuro che una roba del genere non l’avevamo mai sentita. Parliamo di serial killer. Roba dell’Ucraina, di adesso, del 2007. In genere, quando un serial killer uccide, osserva un tempo di raffreddamento emozionale tra un omicidio e l’altro. E’ il tempo che serve al nuovo delitto a placare l’ansia che lo divora, alla sua fantasia per riviverlo mille volte. E’ sempre così ed ogni assassino ha il suo. Invece, qui no. Quello che succede a Dnepropetrovsk, impronunciabile  località dell’ex Russia è allucinante: loro ne fanno 21 in tre settimane, dal 25 giugno al 16 luglio 2007. Meno di un mese! In certi giorni uccidono più d’una volta. E tutto colpendo casualmente.

Non c’è una logica: una donna che tornava a casa, un barbone che dormiva su una panchina, una guardiana notturna, un soldato che usciva da un night, due ragazzini che andavano a pesca, una donna che andava in scooter. Uccidono completamente a caso, cogliendo l’occasione e la voglia. Per il puro gusto di farlo, perché poi quando rapinano prendono un cellulare, un orologio, roba da poco. Usano principalmente un martello o una sbarra di ferro, colpiscono alla testa con una furia tale che i visi sono irriconoscibili. I corpi vengono ritrovati in città, come nei boschi intorno. In un paio di casi si fanno filmare col cellulare da un complice. La polizia crea una task force, schiera duemila agenti, ma non avvisa l’opione pubblica dell’esistenza di un serial killer per non creare il panico. Ma già più nessuno usciva la sera. Li arrestano il 23 luglio. Si chiamano Igor Suprunyuck e Viktor Sayenko. Tutti 19enni. Gli piace anche commettere atti di sadismo sugli animali. Sì, i Maniaci di Dnepropetrovsk sono loro.

Al processo sono dichiarati capaci di intendere e di volere. Credete davvero che fossero folli? Se aveste visto quello che abbiamo visto noi, no. Uno di quei filmati fatti col cellulare finì in rete per poche ore. Dopo anni di ricerche l’abbiamo trovato, l’abbiamo visto. C’è un attacco lucido, freddo, spietato. Alla fine il martello viene lavato con l’acqua, loro stessi si lavano le mani, siamo in un viottolo di campagna e intanto discutono quel che è successo, commentano e ridono come fosse una partita di Champions.

Li hanno condannati all’ergastolo.

 

 


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