Recensione del libro “Sacro Sangue – storie di svizzeri, menzogne e omicidi”

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Una notte di maggio, in Vaticano. Echeggiano degli spari. Qualcuno, dalla porta di un appartamento, intravede un cadavere. Grida. Inizia il giallo delle Guardie Svizzere: tre morti. Cedric, vicecaporale, è accusato di avere ucciso il Comandante e sua moglie e di essersi suicidato subito dopo. La versione ufficiale della Santa Sede, diffusa dopo pochissime ore, va a sbattere con quella di Muguette, la mamma di Cedric, che pensa piuttosto che suo figlio sia rimasto vittima di un gioco più grande. E’ andata così? Da anni le due tesi si scontrano. Fabio Sanvitale e Armando Palmegiani indagano senza pregiudizi su tre morti difficili da decifrare. Incontrano personaggi silenziosi, disegnano la stanza del delitto, leggono le perizie, si muovono tra Roma, Parigi e la Svizzera a caccia di documenti e informazioni e danno la loro soluzione.


Chi non conosce la vicenda di cui si parla potrebbe pensare di star leggendo una rivisitazione in chiave moderna delle avventure di Sherlock Holmes e del dottor Watson. “Sacro Sangue – Storie di svizzeri, menzogne e omicidi” (Sovera Edizioni) è invece la ricostruzione reale delle indagini svolte dagli altrettanto reali Fabio Sanvitale e Armando Palmegiani, rispettivamente giornalista ed esperto della scena del crimine, che per diversi mesi si sono occupati di un capitolo nero della storia del Vaticano: la morte della giovane guardia svizzera Cedric Tornay, del suo comandante Alois Estermann e della moglie di quest’ultimo, Gladys Meza Romero.

I fatti risalgono al 1998 e, semplificando all’estremo, ciò che rende interessante il tutto oltre all’ambientazione vaticana, è il mistero sulle dinamiche di queste morti: si è trattato di un duplice omicidio, oppure il vicecaporale Tornay ha ucciso il comandante Estermann e sua moglie e poi si è tolto la vita? Entrambe le ipotesi, come si può immaginare, aprono scenari avvincenti e allo stesso tempo sconvolgenti.

Ebbene, ve lo diciamo subito, Sanvitale e Palmegiani dopo 18 anni sembrano mettere una volta per sempre la parola fine a questo mistero, fissando dei punti che sarà difficile scardinare. Già solo per questo il libro meriterebbe di essere letto. Ma c’è di più, c’è qualcosa che rende “Sacro Sangue” diverso da tutti i libri di nera che spuntano come funghi, ed è il modo in cui è scritto. In questo sarà facile, per i lettori di cronaca-nera.it, riconoscere lo stile e l’estro di Fabio Sanvitale, colonna portante del nostro sito.

Fin dalle prime pagine il lettore avrà la sensazione di assistere in prima persona a tutte le fasi dell’indagine dei due autori: siederà al tavolo di un tipico locale romano e, tra una portata e l’altra, discuterà della scena del crimine; salirà in macchina e affronterà un viaggio per la Svizzera difficile da dimenticare; incontrerà personaggi che forniranno importanti tasselli per giungere alla verità. E alla fine, proprio come in un romanzo di sir Arthur Conan Doyle, non potrà che esclamare: “Elementare, Watson (o meglio, in questo caso, Palmegiani!)!” Il fortunato lettore si farà anche un bel po’ di risate, perché quello che non manca a Sanvitale e Palmegiani è di certo l’ironia, elemento fondamentale alla sopravvivenza di chi fa questo lavoro. Insomma, non pensate di trovarvi davanti al classico libro-inchiesta, ma quasi a una sorta di diario-avventura che ancor meglio rende il senso del lavoro svolto e l’attendibilità dei risultati raggiunti.

Fabio Sanvitale e Armando Palmegiani intervistano la mamma di Cedric Tornay

Fabio Sanvitale e Armando Palmegiani intervistano la mamma di Cedric Tornay

Con “Sacro Sangue”, l’affiatata coppia Sanvitale – Pamegiani giunge al suo quinto libro insieme e ci fa sperare che presto arrivi il prossimo.

Buona lettura!

di Valentina Magrin


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