Quando i giornali pubblicano false notizie di crimini per vendervi paura

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I quotidiani italiani non hanno mai brillato per accuratezza nella verifica delle notizie. E chi ci va di mezzo? Voi, che leggete, inorridite e chiedete dure misure al governo. Anche quando non è successo assolutamente nulla. Ci sono le notizie vere e quelle false: questa è la storia di una falsa, che nessuno ha corretto per vendervi una merce che fa comodo: la paura. Ricordate la storia di qualche tempo fa, quella della sedicenne di Milano molestata e picchiata su un treno da dei magrebini? Bene. Era falsa, ma solo un quotidiano ha corretto l’errata notizia iniziale e un altro s’è fatto venire dei dubbi. Il resto no. Vediamo com’è andata e che c’entra con voi.

L’11 febbraio una ragazzina di sedici anni ha raccontato di essere stata aggredita e molestata su un treno, due giorni prima: da due nordafricani. Era la linea da Milano Porta Genova per Mortara ed era rimasta da sola sull’ultimo vagone del treno regionale, dopo Abbiategrasso. A questo punto i due nordafricani si erano materializzati e l’avevano picchiata a calci e pugni e toccata nelle parti intime. Era riuscita a fuggire dall’incubo alla stazione di Vigevano e aveva riportato traumi e contusioni. Solo due giorni dopo aveva confidato a scuola cosa le era successo. Questa la storia, che però su un paio di quotidiani (Il Mattino e Il Giornale) era diventata subito più grave: non si sa in base a cosa, ma per loro la minorenne invece era stata violentata. Che è diverso.

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Alcuni politici sono ovviamente saltati su con reazioni sdegnate (pensiamo a Giorgia Meloni  e Matteo Salvini), chiedendo dure contromisure, tipo l’esercito sui treni e la castrazione chimica per i molestatori. Premesso che l’idea della castrazione chimica come pena definitiva è una fesseria che nasce dall’ignoranza (la castrazione alla fine è solo una pillola che deve essere presa tutti i mesi, mica glielo tagliano e ciao), qualcosa ci aveva colpito di quel racconto, qualcosa che stonava: ma non abbiamo avuto il coraggio di mettere in dubbio la versione di lei. Quel qualcosa era la parte di racconto in cui affermava che con uno dei nordafricani ci aveva chattato sul web nelle settimane precedenti. Lui ci aveva provato, lei aveva detto di noi e quindi quella sarebbe stata una specie di vendetta. Era strano: prima chattano sul web, poi si incontrano per caso su un treno? Una vendetta, su un treno? Strano forte. Se avessimo dubitato ancora, però, avremmo fatto centro. Le indagini hanno infatti appurato che si trattava di una denuncia falsa e che la ragazzina deve avere i suoi bei problemi, se inventa cose che non ci sono. Forse voleva avere attenzione, non sappiamo. Ma ha sparso il panico. Un nordafricano, che aveva davvero chattato con lei e che lei indicava come uno degli assalitori, si è presentato spontaneamente alla polizia per smentirla: aveva l’alibi (e si erano incontrati davvero, mica solo in chat). E la ragazzina non compariva mai nei video delle telecamere di sorveglianza delle due stazioni…

Ma sulla quasi totalità dei siti italiani nessuno ha modificato la notizia iniziale. E’ ancora lì. Questo è vendere paura, questa è disonestà intellettuale, questa è l’approssimazione tipica di buona parte della nostra categoria, quella dei giornalisti. Si parla tanto di fake news, ultimamente, di bufale. Di mancata correzione delle falsità dimostratesi tali, del non prendersi la responsabilità di dire “ho sbagliato”. Cosa succede, se soltanto Il Giornale corregge la notizia falsa e soltanto L’Unione Sarda si fa venire dubbi? Se solo il Post e il sito che state leggendo riflettono sul suo significato?

Che tutti quelli che non leggono questi giornali penseranno che l’aggressione è avvenuta sul serio e che i colpevoli sono i nordafricani, che in questo caso non c’entrano per niente. Come fa notare il Post “nel frattempo si lavora alla sicurezza sui treni, ma la sicurezza non fa notizia quanto l’insicurezza”. E intanto la bufala vola senza incertezze, rimbalza nei post indignati dell’impiegato appena rientrato a casa (guardate qua! È successo ancora!), viene pompata in titoli ammiccanti dai siti dei gestori telefonici (Incredibile a Milano, clicca per sapere cosa è successo), viene condiviso e resta lì, forever. Sul sito del Corriere della Sera c’è ancora, così come su quello del Messaggero o del Fatto Quotidiano o di RaiNews24.

Come ha fatto giustamente notare l’illuminato Luca Sofri, gli stessi giornali che dichiarano lotta alle fake news ne hanno gli archivi pieni e –aggiungiamo noi- anche questo spiega o dovrebbe spiegare a chi di dovere perché la credibilità della nostra categoria è così bassa. Oggi va di moda parlare di lotta alla bufala, ma forse per molti giornali si tratta di lottare contro la nota mozzarella. Non gliene frega a molti di “controllare le fonti”, che poi sarebbe l’abc del mestiere, dalle prime gazzette dell’800 all’era del web.

E chi ci va di mezzo siete voi. Ecco perché, in quest’era disonesta di venditori di paura, il fatto della ragazzina del treno riguarda anche voi. Occhio.

di Fabio Sanvitale

 


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