Indovina quanti sono gli omicidi in Italia

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L’Italia vera e l’Italia finta. L’Italia della paura, del chiudersi dentro, del “lo ha detto la tv”. Perché è evidente che ce ne sono due, di Italie, se guardiamo al crimine: una è quella descritta dalla televisione, un’altra quella che esce dalle statistiche. E non sono per niente la stessa cosa: la realtà è molto diversa. A parte le recenti e cicliche polemiche sulla nera in tv 24h/24, si pone insomma “il problema della percezione del crimine”, cioè, detto alla bruta, quanti crimini vi sembra che ci siano rispetto a quanti ce ne sono davvero. Vediamo.

Abbiamo preso gli ultimi due anni del “Rapporto dell’Osservatorio Europeo sulla sicurezza” (giunto alla decima edizione), realizzato da Demos & Pi e Osservatorio di Pavia, per Fondazione Unipolis. Un bel lavoro, scrupoloso e attento. Che fa questo studio? Prende i tg di prima serata di 7 reti: 3 pubbliche (Rai 1, Rai 2 e Rai 3), 3 private del gruppo Mediaset (Canale 5, Italia 1 e Rete 4), e 1 privata -La 7. Poi fa un confronto tra tg analoghi a livello europeo (cioè quelli di maggior ascolto del servizio pubblico in Italia -Rai 1- Francia -France 2-  Spagna –Tve- Germania –Ard- e Gran Bretagna, Bbc One) per l’intero anno. Confronta quante notizie ansiogene (terrorismo, disastri naturali, omicidi, immigrazione…) vengono date, su che argomento, con quali differenze. A noi di CN completare l’opera con un confronto con i dati Istat sugli omicidi, perché qui ci stiamo interessando solo di questo aspetto. Pronti?

Premesso che la nostra tv è specialista nell’imbottirci di notizie ansiogene (tra il 2010 e il 2015 si sono sempre collocate, tranne un anno, tra il 20% e il quasi 27% del totale notizie), ogni anno i media scelgono un tema su cui martellarvi. Nel 2007, ad esempio, era il binomio criminalità-immigrazione; nel 2011-12 erano Avetrana-Yara-Garlasco; nel 2013 i femminicidi coprivano da soli il 14% delle notizie di nera; nel 2015 s’è parlato di continuo di furti e rapine e meno di casi criminali singoli, mentre anche il femminicidio ha cominciato a stufare, passando al 7%. Insomma, ogni anno il tipo di notizie varia (non solo in Italia) un po’ per ragioni “reali”, legate alla realtà;  un po’ per strategie dei media. Raccontarvi la paura è un modo per tenervi incollati al teleschermo: si va sul sicuro. Vi permette di assistere da spettatori ai pericoli, non come vittime o bersagli. Fa audience. Va detto: in Italia, il totale delle notizie potenzialmente ansiogene in prima serata è però calato: una media di 6 notizie al giorno nel 2007, di 4 nel 2017.

Scendiamo nel dettaglio. Sul “totale notizie ansiogene” ci ha parlato nello specifico di criminalità, tra 2007 e 2017, con percentuali tra il 21% e addirittura il 62%; di omicidi tra il 19% e il 55% (è successo nel 2012, l’anno di Avetrana-Yara-Garlasco), che è proprio tanto. In particolare, la nera piace alle reti Mediaset, che ogni anno ci spingono sopra più della Rai. Studio Aperto e Tg4 hanno spesso lo stesso servizio; e la nera è nettamente la notizia con cui Mediaset apre i suoi tg. Se poi zoomiamo sulle sole notizie di nera facendo un paragone europeo vediamo che, se a  gennaio 2017 la spagnola Tve è quella che ha dato più notizie di nera in prima serata (56%),  il Tg1 non scherza e viene subito dopo col 36% (i due canali da un po’ d’anni si contendono la prima posizione). Insomma, la nera da noi va proprio forte.

Ma siamo sicuri che tutta questa narrazione della paura corrisponda alla realtà? Gli omicidi sono sempre in crescita? È proprio l’Istat a dirci di no. Tanto per iniziare, a giudicare dalla quantità di notizie Francia e Germania dovrebbero essere due paesi molto più sicuri di noi, quando è vero il contrario: hanno molti più omicidi di noi. Parlarne poco nei loro tg è una scelta editoriale, ma non rappresenta la realtà, così come parlarne tanto da noi.

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Ed ecco la risposta al nostro indovinello: la vedete nel grafico. Dopo il tragico culmine del 1991 con 1916 omicidi volontari, la cifra degli omicidi in Italia è in costante diminuzione. Dieci anni più tardi, nel 2000, è scesa a 746. Altri dieci anni, siamo nel 2010, ed è scesa a 526, un quarto di venti anni prima. Negli ultimi 5 anni è scesa ancora a 469. Praticamente, un crollo. Il contrario di quello che racconta la tv. Ma se Roberta Ragusa, Elena Ceste e tutte le altre vittime muoiono tutte le sere in qualche trasmissione tv, sarà dura capire che, sì, sembra incredibile, ma in Italia le cose vanno molto meglio.

di Fabio Sanvitale


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