Alvise di Robilant, il delitto del conte

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Alvise di Robilant

Firenze, 16 gennaio 1997.

 

Il conte Alvise Nicolis di Robilant, nobile settantaduenne ed esperto d’arte, viene trovato morto il pomeriggio del 16 gennaio 1997 nel salotto della sua casa nel centro storico di Firenze, un appartamento al terzo piano di Palazzo Rucellai, nell’elegante via della Vigna Nuova.

Alvise di Robilant è stato ucciso con un corpo contundente con il quale l’assassino lo ha colpito per una decina di volte fino a fracassargli la testa, con colpi inferti in ogni direzione: sia sulla nuca che sulla fronte.

Secondo l’autopsia nessuna ferita o traccia è stata rilevata sulle mani di Alvise di Robilant, come se il conte non avesse tentato di difendersi. Come se fosse stato sorpreso dall’impeto dell’assassino e, probabilmente, lo conoscesse di persona dato che da una prima analisi della scena del delitto emerse subito l’ipotesi che lo stesso nobiluomo potesse aver aperto la porta all’assassino. Ipotesi confermata anche in seguito: il conte poteva essere in confidenza con l’assassino perché quel pomeriggio lo aveva ricevuto con una corta vestaglia addosso.

Nella camera da letto dove è stato scoperto il cadavere di Alvise di Robilant è stato trovato un quadro sfregiato (dall’omicida), un dipinto del Seicento, non di grandi dimensioni, che ritrae San Girolamo, il computer portatile con il video rotto e una scatola di dischetti per terra. Dall’appartamento non era stato rubato nessun oggetto o quadro di valore: questo aspetto ha escluso fin da subito, nel corso delle indagini, l’ipotesi che si potesse trattare di una rapina.

L’assassino, mai individuato, dopo aver infierito su Alvise di Robilant coprì il corpo seminudo con un copriletto preso nella stanza degli ospiti della casa del conte.

Le forze dell’Ordine iniziarono immediatamente le indagini interrogando gli amici, i parenti, i figli, e la ex moglie del conte: Elisabeth Stoke Dean, che all’epoca del fatto viveva all’Argentario. Numerose, insomma, furono le persone interrogate: un fiume di nobili, conoscenti e persone legate al campo dell’arte e dell’antiquariato cui apparteneva anche Alvise di Robilant. Fu subito sentita anche una vicina di casa del conte, una croata che abitava nello stesso elegante palazzo del conte dal 1974. In ogni caso, nessuno – quel pomeriggio – sentì o notò qualcosa di strano.

E il colpevole del delitto del conte Alvise di Robilant, non avrebbe ancora un nome.

 

OMICIDI “AL SANGUE BLU”, ANEDDOTI E ANALOGIE:
Filippo Giordano delle Lanze
Rodolfo Lodovigi
Enrico Sini Luzi

 

 

 

 


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