Antonio Scurati sul comportamento dei media nel caso Scazzi: l’osceno a sostituzione del tragico

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Antonio Scurati“Non ho nessuna intenzione di tornare a parlare del delitto di Sarah Scazzi, però vorrei invitarvi ad una riflessione sul perché milioni di italiani si appassionino morbosamente così tanto alla cronaca nera, perché tengono spalancati i loro occhi sui dettagli orrorifici di queste tragedie individuali.

Una delle spiegazioni più frequenti che si dà di questo fenomeno è di nobilitarlo paragonandolo alla grande arte tragica: si dice che il racconto giornalistico di questi delitti, in fondo, starebbe sullo stesso piano della grande tragedia greca di Eschilo, Sofocle, Euripide che ci hanno narrato secoli fa, millenni fa, drammi analoghi.

Non è vero.

Tutto il cosmo della tragedia greca si reggeva su un principio estetico fondamentale, quello della proibizione dell’osceno. Euripide raccontava sì la storia di Medea che ha ucciso i propri figli per far torto al proprio marito, poteva e doveva esplorarne tutti gli aspetti psicologici, politici, metafisici e religiosi; l’unica cosa che non poteva fare era portare sulla scena il momento della violenza assassina. Quello doveva rimanere fuori dalla scena, letteralmente ‘osceno’. Questo perché, se l’avesse portato sulla scena non si sarebbe mai raggiunta la famosa catarsi, cioè quella purificazione dei sentimenti di pietà e di terrore che, secondo Aristotele, era la finalità ultima, etica ed estetica della grande tragedia.

Oggi accade esattamente il contrario: oggi l’oscenità si è sostituita alla tragicità.

La riprova è molto semplice: provate ad immaginare se al posto della povera Sarah Scazzi ci fosse una persona da voi amata. Rifiutereste tutto questo spettacolo televisivo orrorifico, pretendereste che venga steso il proverbiale ‘velo pietoso’.

No, la verità è un’altra.

La verità è che questa passione morbosa e impietosa per il delitto di cronaca nera è l’altra faccia di una società edonistica e consumistica, la nostra. Siamo agiati, sazi, inetti, divertiti, annoiati, e per questo cerchiamo di compensare la mancanza di dramma nelle nostre vite con il consumo della sofferenza altrui negli spettacoli televisivi.

Abbiamo troppo a lungo cercato il senso della vita nello shopping compulsivo, nel maglioncino di cachemire comprato a prezzi di saldo, non lo abbiamo trovato, allora ci siamo rivolti al delitto. Come ha scritto il filosofo francese Alain Badiou ‘quando l’unico imperativo di una società è quello che la chiama a godere, ciò di cui si finisce inevitabilmente per godere è la crudeltà’.”

 

 

Antonio Scurati nella sua rubrica “Lettere dal Nord” in “Parla con me” – puntata del 22 ottobre 2010.


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