Omicidio Pasolini: la fuga di Pino Pelosi, interrogatori

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Omicidio Pasolini: la fuga di Pino Pelosi dall'Idroscalo

Dopo la colluttazione con Pier Paolo Pasolini, Pino Pelosi scappa verso la macchina gettando vicino alla rete di recinzione i due pezzi della tavoletta e il bastone insanguinato. Poi sale nella macchina di Pier Paolo Pasolini e scappa, fermandosi alla fine della strada presso una fontanella per ripulirsi dal sangue. Alle ore 1,30, lungomare Duilio di Ostia, una gazzella dei carabinieri vede passare l’Alfa 2000 contromano e inizia l’inseguimento.

Gli Interrogatori di Pino Pelosi

A domanda risponde: «I due pezzi di tavola e il paletto che sono stati ritrovati vicino alla rete metallica, in prossimità della macchina del Pasolini, li ho raccolti io e li ho buttati verso la rete, mentre correvo verso la macchina, preso dalla paura».
Interrogatorio del 15 novembre 1975

Allora sono scappato in direzione della macchina, portando con me i due pezzi di tavola che ho buttato e anche il paletto verde che ho pure buttato vicino alla rete e vicino alla macchina. Subito dopo sono salito in macchina e sono fuggito con quella. Ero stravolto e ho impiegato del tempo per metterla in moto e per accendere le luci.
Interrogatorio del 2 novembre 1975

Nel fuggire non so se sono passato o meno con l’auto sul corpo del Paolo.
Interrogatorio del 2 novembre 1975

Descrivo le manovre che ho fatto con l’auto. L’auto era col muso rivolto alla rete di recinzione e con il “culo” alla porta di calcio. Ho ingranato la retromarcia e sono passato sotto la porta, e poi ho fatto la conversione curvando a sinistra».
«lo non ho investito volontariamente il corpo del Paolo e nemmeno ricordo di esserci passato sopra con l’auto inavvertitamente. Ero sotto shock e non capivo niente. Ricordo solo che sulla strada alla prima fontanella mi sono fermato per lavarmi e togliermi le macchie di sangue che avevo indosso».
Interrogatorio del 2 novembre 1975

L’uomo è caduto per terra e sentendolo rantolare sono fuggito dirigendomi verso la macchina sita a una certa distanza, che non so precisare, e terrorizzato per l’accaduto e sanguinante mi ponevo al posto di guida cercando di avviarla. Non ci riuscivo che dopo pochi minuti e innestando la marcia indietro facevo a ritroso un angolo retto con l’autovettura, innestando quindi la marcia in avanti e partendo a tutto gas, ormai in preda al panico, dato che avevo il volto e gli occhi coperti di sangue. Lungo il percorso non ho avvertito se le ruote della macchina passassero sul corpo dell’uomo che giaceva a terra. Mi sono fermato a una fontanella sita alla fine della strada per lavarmi il viso che era tutto insanguinato come pure le mani che erano coperte di sangue. Poi sono giunto sul lungomare di Ostia dove sono stato fermato dai carabinieri.»


 



Interrogatorio del 5 novembre 1975

A domanda risponde: «Non mi ricordo se, quando ho avviato la macchina del Pasolini, ho acceso i fari. Non conosco i comandi della macchina».
Interrogatorio del 15 novembre 1975

A domanda risponde: «Mi trovavo sul lungomare di Ostia, dove sono stato fermato dai Carabinieri, perché cercavo la piscina del Kursal che per me sta di fronte allo spiazzale della via Cristoforo Colombo, per andare a casa. Io non conoscevo altra strada».
Interrogatorio del 15 novembre 1975

A domanda risponde: «Dopo che il Pasolini si è accasciato a terra sono stato preso dalla paura. La zona era buia, tremavo tutto, non conoscevo il posto e ho pensato di prendere la macchina perché a piedi non sapevo dove andare».
Interrogatorio del 15 novembre 1975

Il corpo di Pasolini era a terra e rimase a terra quando partii con la macchina. lo comunque non lo vidi allorché con la macchina giunsi all’altezza di quel punto che d’altronde neppure ricordavo con esattezza. Non lo vidi, altrimenti non sarei stato così matto da montargli addosso. Pensai solo di andarmene: non pensavo che fosse morto, ma in quel momento, poiché il motivo preminente era quello di andare a riprendere la mia macchina, non mi interessava la possibilità che a seguito delle ferite il Pasolini, abbandonato, potesse morire».
Interrogatorio del 9 dicembre 1975

A ulteriore domanda dell’avv. Mangia, risponde: «In macchina io accesi il motore, armeggiai per conoscere i comandi, accesi i fari, mi raccolsi per qualche secondo, poi misi la retromarcia, e in quel momento i fari si spensero e io tentai e riuscii a riaccenderli. Quando poi proseguii in avanti i fari erano accesi, ma non ricordo quale tipo di luci. Ricordo che non erano sempre visibili le buche, anche per l’erba che talora le occultava. Non vedevo l’ora di andarmene».
Interrogatorio del 9 dicembre 1975

 


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