Omicidio Pasolini: interrogatorio Pino Pelosi, la cena in trattoria

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Pier Paolo Pasolini: interrogatorio Pino Pelosi, la trattoria Biondo Tevere

Pier Paolo Pasolini e Pelosi si indirizzano verso la trattoria Biondo Tevere, dalle parti della basilica di San Paolo, dove l’uomo è conosciuto: ma Pino non lo conosce, dice di non averlo mai visto. Pino Pelosi mangia, spaghetti aglio, olio e peperoncino e petto di pollo, Pasolini non ordina nulla, fa solo domande. Restano nella trattoria fino alle 23,30, poi escono. Si fermano a fare benzina in un self-service e poi imboccano una strada alberata, verso Ostia, la via Ostiense.

Gli Interrogatori di Pino Pelosi

Mi ha portato in una trattoria vicino alla Basilica di San Paolo, e precisamente sul raccordo che conduce sul viale Marconi e sullo svincolo per Ostia Lido. Mi ha detto che era un cliente della trattoria, infatti lì lo salutavano tutti. La trattoria era deserta ma il personale proprio perché era cliente (…) di questo signore che diceva di chiamarsi Paolo. Io ho mangiato perché avevo fame, lui ha soltanto bevuto una birra. Nell’osteria non mi ha fatto proposte, ma mi ha parlato amichevolmente, ha voluto sapere del mio lavoro. Siamo stati insieme dalle ore 23 alle 23.20 nella trattoria, poi siamo risaliti in macchina. Il signore ha fatto benzina presso un Selv Serv (sic!) e poi ha preso una strada, anzi precisamente l’Ostiense, e cioè quella alberata e con reticolati.
Interrogatorio del 2 novembre 1975

L’uomo mi ha chiesto: “Dove vogliamo andare?”. Io gli ho risposto: “Dove vuoi”. Infatti la macchina si è avviata in direzione di via Nazionale. Lungo il percorso mi ha interpellato dicendomi: “Che cosa vogliamo fare? Che programmi hai?”. Io risposi che avevo fame e volevo mangiare. Al che lui replicò che conosceva un trattoria: anche se era tardi, lui era cliente, e si poteva andare a mangiare anche a quell’ora.
Interrogatorio del 2 novembre 1975

L’uomo mi ha portato in una trattoria sita nei pressi della Basilica di San Paolo e dove non ero mai stato prima di allora, né la conoscevo per sentito dire. Ricordo che l’uomo, mentre si avviava con la macchina verso la trattoria, mi ha detto che era un po’ tardino, dato che erano le 23. Non ricordo però se nell’indicare l’ora ha guardato l’orologio.
Interrogatorio del 2 novembre 1975

Durante il percorso dalla Stazione alla trattoria l’individuo mi ha chiesto se lavoravo e che genere di lavoro facessi. Alla mia risposta che dovevo andare a lavorare il prossimo lunedì in una salumeria, che dovevo alzarmi presto per raggiungere il posto di lavoro da “Setteville” alla “Storta”, l’uomo ha ammesso che si trattava di un lavoro faticoso, date le ore scomode di partenza e di arrivo e la distanza da percorrere. Contemporaneamente mi toccava con la mano destra i genitali, e poiché io gli resistevo, respingendo la mano, egli insisteva dicendomi: “Dai, stacci che poi ti darò 20.000 lire, e adesso ti porto anche a mangiare”. lo mi trovavo senza una lira e l’ho lasciato fare.
Interrogatorio del 2 novembre 1975

Entrati in trattoria mi sono accorto che l’uomo era un buon cliente dato che era ossequiato e salutato dal padrone e dai camerieri e che, anche se era tardi e la trattoria era senza clienti, il gestore si premurò subito a ordinare la mia richiesta di un piatto di spaghetti all’olio e peperoncini e il petto di pollo con una birra. L’uomo non cenò, dicendo che aveva già mangiato e si limitò a bere un bicchiere di birra. Alla fine del pasto l’uomo tirò fuori una banconota da 10.000, che io notai distintamente, però non posso precisare a quanto ammontasse il conto.
Interrogatorio del 2 novembre 1975

Dopo di che siamo risaliti in macchina, dirigendoci sulla via vecchia di Ostia e dopo circa un chilometro ci siamo fermati a un distributore automatico, e precisamente vicino all’Alfa Romeo di San Paolo. Sono sceso anch’io aiutandolo a far benzina, e mentre lui teneva in mano la pompa, io infilavo 4.000 lire nella cassetta della colonnina, che lui mi aveva consegnato.
Interrogatorio del 2 novembre 1975


 


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