Elisabetta e Tomaso: da un anno in carcere in India accusati di aver ucciso un loro amico, ma è andata veramente così?

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Tomaso Bruno ed Elisabetta Boncompagni

Tomaso Bruno ed Elisabetta Boncompagni

di Valentina Magrin

Dal febbraio 2010 due ragazzi italiani, Tomaso Bruno ed Elisabetta Boncompagni, sono rinchiusi nel carcere di Varanasi, in India, con una terribile accusa: avrebbero ucciso il loro amico e compagno di viaggio Francesco Montis.

Ma facciamo un passo indietro. Francesco è un giovane di 30 anni, originario di Terralba (Oristano). Elisabetta di anni ne ha 36 e viene da Torino. Tomaso, 27 anni, è di Albenga, in provincia di Savona.

 

Tutti e tre da qualche tempo hanno lasciato l’Italia e si sono trasferiti a vivere e a lavorare a Londra. Francesco ed Elisabetta si innamorano e per qualche tempo portano avanti una relazione. A fine dicembre 2009 i tre ragazzi decidono di partire per una lunga vacanza in India.

Il 4 febbraio 2010 Francesco viene trovato in stato di semi-incoscienza in una camera d’albergo di Varanasi, centro turistico indiano. A dare l’allarme sono proprio Elisabetta e Tomaso. Francesco viene portato con un taxi in ospedale, dove i medici ne dichiarano il decesso per asfissia. Il corpo, inoltre, presenta alcune ecchimosi. Due ore più tardi Tomaso ed Elisabetta vengono arrestati. La polizia indiana è convinta che Francesco sia stato ucciso: “Alla radice di tutto c’era un triangolo

Francesco Montis

Francesco Montis

amoroso”, dichiara il vice-commissario Sageer Ahmad, “La Boncompagni, che prima era legata sentimentalmente con Montis, aveva poi allacciato una relazione con Bruno, e questo aveva fortemente depresso la vittima”. I tre amici, secondo quanto emerso dalle indagini indiane, dormivano nello stesso letto e facevano uso di sostanze stupefacenti. Dall’autopsia è inoltre emerso che la causa della morte è un’asfissia da strangolamento e che nella testa e nel collo di Francesco sono presenti sei ferite prodotte con un oggetto contundente.

Elisabetta Boncompagni e Tomaso Bruno si dichiarano innocenti e, fatto alquanto raro, a credergli per prima è la madre della vittima, Anna Rita Concas, che scrive una lettera alla Polizia indiana e all’Ambasciata sostenendo che il figlio sarebbe morto per cause naturali: Francesco soffriva per un’ernia al disco che gli provocava forti mal di schiena e per una brutta tosse dovuta al vizio del fumo, inoltre faceva forte uso di tranquillanti. La famiglia Bruno inoltre, dichiara che non è assolutamente vero che Tomaso ed Elisabetta avessero una relazione.

I genitori di Elisabetta scelgono il silenzio stampa, mentre la famiglia Bruno inizia una lotta solitaria per portare all’attenzione pubblica la vicenda.

Tomaso BrunoIl 20 maggio 2010 è iniziato il processo a carico di Tomaso Bruno ed Elisabetta Boncompagni. Un processo difficile, con tempi lunghissimi e continui intoppi, nonostante sia previsto il rito abbreviato: udienze spesso rimandate perché il giudice è in ferie, fa sciopero o perché c’è una qualche festività religiosa e i testimoni non si presentano, in un clima di crescente angoscia per i famigliari ma soprattutto per i ragazzi, che continuano a stare in carcere. A luglio finalmente si svolge la prima udienza regolare e subito alcuni dipendenti dell’albergo dove è morto Francesco testimoniano che il ragazzo già la sera prima era rientrato con evidenti problemi di salute, fatto che comproverebbe la tesi della difesa. Si scopre inoltre che l’autopsia, su cui si regge tutto l’impianto accusatorio, è stata redatta da un medico oculista e non da un team di 3 medici specializzati come previsto dall’ordinamento giuridico.

Tomaso liberoMa i passi avanti verso la fine di questa assurda storia vengono sempre ostacolati dai continui rinvii e lo Stato italiano sembra non aver preso particolarmente a cuore questa vicenda. Ecco quanto dichiarato al culmine dell’esasperazione da Marina Maurizio, madre di Tomaso Bruno, lo scorso 29 gennaio, dopo l’ennesimo intoppo: “Tre rinvii in una settimana sono troppi. Lunedì telefoneremo all’Ambasciata italiana di Nuova Delhi per sapere se il Ministro degli Esteri, Franco Frattini, oltre a occuparsi delle case di Montecarlo si occupa anche di quello che capita agli italiani all’estero. Quanto dobbiamo ancora aspettare perché il governo chieda almeno il rispetto di quanto stabilito dalla magistratura indiana?” Il processo, che doveva concludersi entro gennaio, andrà avanti almeno fino a marzo. Tomaso ed Elisabetta ormai da un anno sono in carcere in un paese straniero, che doveva accoglierli per una vacanza spensierata e che invece gli ha imbrigliati in un sistema giudiziario complicato e contorto .

 


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