Delitto dell’Olgiata: la verità emerge tra molte stranezze

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olgiata

Roma, 30 marzo 2011

Con l’arresto di Manuel Winston e il suo probabile rinvio a giudizio il delitto di Alberica Filo della Torre, noto come “il delitto dell’Olgiata”, potrebbe finalmente considerarsi risolto. Ma rileggendo la cronaca di questa vicenda, che dura ormai da 20 anni, emergono numerosi episodi poco chiari che hanno contribuito a rendere ancora più intricato questo terribile omicidio.

Nel 1994 Roland Voller, già noto come “supertestimone” per il delitto di via Poma, viene trovato in possesso di alcuni documenti riservati riguardanti il delitto della contessa Alberica Filo della Torre. A darglieli è stato Consiglio Pacilio, vice ispettore del commissariato Flaminio Nuovo, con lo scopo finale di farli avere a una giornalista. Con questo gesto Pacilio voleva “stanare” Pietro Mattei, il marito della contessa, oggetto di sue indagini parallele sul delitto.

Ma è proprio Pietro Mattei che negli anni si batte affinché l’omicidio di sua moglie non resti senza un colpevole. Facendo riferimento alle nuove tecniche scientifiche, soprattutto quelle relative alle tracce ematiche, nel gennaio 2007 Mattei ottiene che il caso venga riaperto al fine di effettuare nuove indagini. Vengono richiesti nuovi esami su alcuni reperti: i pantaloni di Roberto Jacono e di Manuel Winston, il lenzuolo della camera da letto della contessa, il suo completo intimo, lo zoccolo trovato accanto al cadavere e il rolex d’oro indossato dalla vittima al momento del delitto. Nell’ambito di queste nuove indagini, Roberto Jacono e Manuel Winston vengono nuovamente iscritti nel registro degli indagati.

Nel 2008 viene isolato un Dna maschile da un fazzoletto trovato nella scena del delitto: non appartiene né a Jacono né a Winston. Gli altri reperti, analizzati dai consulenti della procura Paolo Arbarello, Carla Vecchiotti e Vincenzo Pascali, non forniscono elementi utili alle indagini, ma suscitano qualche polemica per le tecniche di analisi utilizzate. Nel 2009 viene acquisita come reperto anche un’agendina di Alberica e numerose foto della scena del delitto.

Un anno dopo, nel 2010, avviene l’ennesimo episodio strano: Emilia Parisi, ex compagna di Pietro Mattei, consegna agli inquirenti un cellulare appartenuto alla contessa Filo della Torre. La Parisi lo avrebbe avuto dallo stesso Mattei durante la loro relazione. Ovviamente dopo tanti anni i tabulati relativi a quest’utenza non ci sono più e anche la memoria del telefono è compromessa. Ma perché questo oggetto non è stato consegnato subito, nel 1991?

L’ennesimo colpo di scena su questa vicenda è di qualche settimana fa: negli scatoloni contenenti i reperti del delitto dell’Olgiata vengono trovate alcune formazioni pilifere. La loro analisi stabilisce che appartengono a Samuele Lorenzi, il bambino ucciso nel 2002 per la cui morte è in carcere la madre Annamaria Franzoni. Si tratta ovviamente di un errore, probabilmente attribuibile ad alcuni consulenti tecnici comuni ad entrambi i casi.

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