Brindisi: dramma fuori dalla scuola Morvillo Falcone

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attentatodi Valentina Magrin

Brindisi, ore 7.40 del mattino. Un autobus proveniente da Mesagne giunge davanti all’istituto professionale per i servizi sociali Morvillo Falcone: scende un gruppo di ragazze, tutte studentesse. Oggi è sabato, ancora qualche ora di lezione e poi il tanto agognato weekend. Invece no: sta per accadere qualcosa di drammaticamente assurdo, qualcosa di inimmaginabile a quell’ora, di sabato, davanti a una scuola…

Ore 7.45. Un boato, fumo nero, odore di bruciato, zaini e libri sull’asfalto. Ma non sono gli oggetti sparsi a creare sgomento, bensì le persone: quelle stesse ragazzine che un attimo prima erano scese chiacchierando dall’autobus, ora giacciono a terra, col le facce sporche e le ferite che bruciano, bruciano “da morire”. Già, perché per una di loro, ben presto, si capirà che non c’è più nulla da fare: si chiama Melissa Bassi, frequenta la seconda A, ha 16 anni ed è di Mesagne.

 

Un’altra sua compagna, Veronica Capodieci, è in condizioni gravissime ed è stata trasferita all’ospedale di Lecce dopo due interventi chirurgici. Altre 4 ragazze sono ricoverate in ospedale, le loro condizioni non destano preoccupazioni, ma sono comunque serie: «È tutta bruciata, bruciata in viso, tolti i capelli, il corpo bruciato, le è scoppiato il telefonino in mano». Così descrive sua figlia un uomo di Mesagne. «Mia figlia mi ha raccontato che era scesa dal pullman e dovevano entrare a scuola – racconta la mamma di un’altra giovane ferita – improvvisamente si è sentita spingere e ha pensato che una macchina l’avesse investita, poi si è vista a terra. Si è alzata e ha visto le sue amiche sull’asfalto, ustionate, tutte nere e non le ha toccate. È entrata a scuola e si è accorta che il suo pantalone bruciava e si è buttata l’acqua addosso ovunque».

Ma cosa è successo e perché? Tre bombole a gas appoggiate a un muretto appena fuori dalla scuola, collegate ad un timer trovato poco distante: un ordigno non semplicissimo da assemblare, ma neanche così difficile, i cui componenti sono facilmente reperibili su internet. Il “perché” ancora non c’è: si parla di criminalità organizzata, di Sacra Corona Unita, di gruppi locali di giovani criminali in cerca di affermazione. Si spera che le indagini, nelle prossime ore, possano dare qualche risposta e, magari, assicurare i colpevoli alla giustizia. Nulla e nessuno, però, potrà mai giustificare questo attacco senza precedenti nel nostro Paese.

 


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