Chi ha ucciso Simonetta Ferrero? Storia di un delitto rimasto impunito. Terza parte

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di Daniele Spesso

cattolica(LEGGI LA SECONDA PARTE…) Le indagini condotte dalla Squadra Mobile di Milano portano ad accertamenti investigativi su svariati individui “misteriosi” che sembrano popolare, proprio in quel periodo, i locali dell’Università Cattolica di Milano. Persone che, per un motivo o per un altro, hanno attirato l’attenzione di alcuni testimoni oculari del posto per degli atteggiamenti anomali: c’è, ad esempio, un uomo che proprio quel sabato 24 luglio mattina viene notato mentre, alle ore 13 circa, è disteso su una panchina (all’interno dell’università) come se fosse intento a dormire (ha con se dei libri); c’è un giovane che, un giorno, scendendo le scale dell’università, si mette a camminare penzoloni e inizia a fischiare in una maniera così forte da infastidire gli studenti che parlano tra loro; viene individuato un ex studente che aveva l’abitudine di intrufolarsi nei bagni femminili dell’ateneo; emergono indicazioni su un giovane che, in una occasione, si avvicinò ad una impiegata dell’università mostrandole degli slip; c’è chi segnala un ragazzo che, una volta, con fare minaccioso, seguì e attese alcune impiegate dell’università. E non mancano neanche squallide speculazioni da parte di mitomani e da parte di detenuti che vogliono approfittare del clamore suscitato dal caso per raccontare frottole e sperare in benefici carcerari.

Ma la segnalazione più interessante e seria, che fornisce maggiori sospetti, arriva su indicazione di alcune studentesse di Saronno: c’è un uomo che prende spesso il treno Novara-Milano, salendo alla stazione di Cesate. Questa persona ha dei modi di fare davvero strani e preoccupanti: fissa le persone e poi infastidisce le ragazze. Secondo alcuni testimoni che lo conoscono di vista quest’individuo, quando si reca a Milano, porta sempre con se una borsa, dalla quale estrae un grosso coltello che maneggia e che poi mette via. La polizia decide di battere questa pista e di individuare la persona in questione. Ci riescono: lo fermano a Milano, mentre è in strada e cammina con una borsa. Lo portano in commissariato: nella borsa non trovano coltelli ma indosso gli vengono rinvenuti alcuni bigliettini da lui scritti. Sono bigliettini che contengono frasi minacciose, e minacce anche pesanti, indirizzate a cittadini milanesi, automobilisti, donne. Il fermato ammette inoltre di portare con se dei coltelli quando si reca in città. La polizia va a casa sua ed effettua una perquisizione: vengono trovati numerosi coltelli. Nessuno  di questi però presenta tracce di sangue.

Il fermato appare subito come un individuo affetto da turbe psichiche. Inoltre, alcuni studenti dell’università Cattolica lo riconoscono: lo hanno visto alcune volte nei corridoi dell’ateneo. Ma lui non è uno studente, perchè lavora come facchino presso una cooperativa con sede a Milano.

La polizia gli chiede di fornire un alibi per il giorno del delitto. L’uomo risponde: sabato 24 luglio si è recato proprio a Milano. Dice però di essere sceso in città per riscuotere lo stipendio presso la cooperativa per la quale lavora come facchino. Dopo aver riscosso lo stipendio, ha attraversato via Edmondo De Amicis e via Carducci e si è recato in via Meravigli 3, al cinema Meravigli. Quì ha visto un film (e cita il titolo del film effettivamente in programmazione quella mattina – il cinema Meravigli era aperto anche di mattina infatti). Uscito dalla sala cinematografica verso le 13:30, è andato a mangiare un panino in un bar. Per tutta la restante giornata è rimasto a Milano, andandosene a passeggio per piazza Duomo. La polizia lo rilascia.

C’è da notare, tuttavia, che a suo carico erano emersi elementi di sospetto e indizi circostanziali di una certa serietà. Inoltre via Carducci e via De Amicis (i percorsi lungo i quali l’uomo ammise di essere passato quel sabato 24 luglio mattina, dopo aver riscosso lo stipendio e prima di recarsi al cinema) erano in linea d’aria abbastanza vicini all’università Cattolica, luogo del delitto Ferrero. Ed inoltre ancora, è doveroso evidenziare che l’ultimo avvistamento certo di Simonetta Ferrero lo abbiamo proprio in via Carducci, dove lei si era recata per entrare in una profumeria della galleria Giuseppe Borelli per acquistare alcuni articoli.

Sarebbe molto importante, oggi, riaprire questo caso. Cercare i reperti della scena del crimine eventualmente ancora custoditi e indirizzarli ai nuovi reparti investigativi della Scientifica, alla ricerca di tracce biologiche dell’assassino. Sono trascorsi 41 anni ma è ancora tanta la voglia di sapere, la voglia di arrivare alla verità. E voglio augurarmi che questo caso esca dal dimenticatoio protrattosi negli ultimi anni. Perchè Simonetta Ferrero è una vittima senza giustizia che rischia di morire anche attraverso la memoria della gente. FINE

Leggi anche:

CHI HA UCCISO SIMONETTA FERRERO? STORIA DI UN DELITTO RIMASTO IMPUNITO. PRIMA PARTE

CHI HA UCCISO SIMONETTA FERRERO? STORIA DI UN DELITTO RIMASTO IMPUNITO. SECONDA PARTE


 


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