Roberta Ragusa: a due anni dalla scomparsa ancora nessuna certezza

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roberta ragusa

di Simone Rinaldi direzione@calasandra.it

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17 gennaio 2014

Sono passati due anni da quando Roberta Ragusa, una giovane donna, moglie e madre di due bambini, scompare nel nulla dalla sua abitazione a Gello, frazione di San Giuliano Terme (PI). Era la notte tra il 13 e il 14 gennaio 2012. Allontanamento volontario? Oppure Roberta si è smarrita – come sostenuto dal marito, Antonio Logli – in seguito ad una perdita di memoria causata da un urto alla testa, dopo essere caduta accidentalmente qualche giorno prima? La donna con il pigiama rosa – giacché Logli sostiene che a casa manchi proprio quell’indumento – inizialmente viene avvistata in diverse parti, come sostengono alcuni testimoni. Eppure Roberta non si trova, e quelle testimonianze restano infondate.

Ben presto però, altre verità iniziano ad emergere ed ecco che si fa strada l’ipotesi, nel tempo sempre più accreditata, che la Ragusa non si è allontanata spontaneamente, ma è stata fatta sparire. E i sospetti si concentrano proprio attorno al marito, il quale – come si scopre nel corso delle indagini – ha ormai da anni un’amante, Sara Calzolaio, segretaria della scuola guida gestita dai Logli e baby sitter dei figli della coppia.

Forse Roberta aveva scoperto qualcosa e, agli occhi del Logli, era diventata scomoda? A giudicare dagli strani movimenti e dalle false testimonianze fornite dal marito di Roberta e dalla sua amante, sembrerebbe di sì. Il signor Logli aveva inizialmente dichiarato che verso mezzanotte di quella notte di gennaio stava già dormendo, ma ciò non trova riscontro nei tabulati telefonici. Infatti, ben tre telefonate vennero fatte quella notte da Antonio a Sara, una delle quali dopo la mezzanotte. Così come non si spiegherebbe altrimenti la richiesta di Logli di far cancellare a Sara i dati presenti sui PC e di distruggere i cellulari, quelli che utilizzavano per sentirsi.

Poi, ci sono i testimoni. Loris Gozzi sostiene di aver visto Antonio e Roberta litigare quella notte in via Gigli, una strada poco distante da casa Logli, e di aver sentito urlare la donna mentre veniva spinta con forza in auto. A questa testimonianza fa eco quella di un’altra donna che conferma quanto sostenuto da Gozzi. Questa sostiene di essere passata in quella via col motorino per ben quattro volte quella notte: la prima volta vede Roberta camminare sulla strada; poi vede la donna e il marito che litigano animatamente mentre lui la colpisce alla schiena, notando anche le due macchine dei coniugi; quando ripassa però la macchina di Roberta e la coppia non ci sono più; infine l’ultima volta vede Antonio intento a pulire qualcosa sull’asfalto. Questa testimone si recò dai carabinieri nei momenti successivi alla scomparsa della Ragusa, ma – inspiegabilmente – la sua testimonianza non venne presa in considerazione e soltanto successivamente si diede attendibilità alle sue parole.

Intanto, lo scorso sabato 11 gennaio si è tenuta a Gello una fiaccolata per ricordare Roberta, su iniziativa della pagina Facebook “Troviamo Roberta Ragusa”, alla quale erano presenti anche i famigliari della donna. I cugini della Ragusa sono ormai convinti che non rivedranno più la loro Roberta, e per questo vogliono che si arrivi alla verità. Sono altrettanto convinti che proprio chi avrebbe dovuto proteggerla, le ha in realtà fatto del male. Inoltre, dallo scorso ottobre non hanno più contatti, loro malgrado, neanche con i figli dei Logli, probabilmente – spiegano – perché stanno crescendo in quell’ambiente dove si continua a sostenere che la loro mamma se ne sia andata deliberatamente. Sara infatti si è da tempo stabilita a casa Logli ed è lei ora ad occuparsi di tutto quanto un tempo sbrigava Roberta. Nella mattinata di sabato i cugini della donna si sono recati in Prefettura, a Pisa, dove hanno nuovamente incontrato le autorità competenti, le quali ritengono che ci sia ancora qualche speranza di ritrovare i resti di Roberta.

Una notizia singolare è emersa proprio durante il corteo in memoria di Roberta. Un volontario della protezione civile ha infatti dichiarato che con il suo gruppo ha accompagnato sul Monte Serra una donna che dice di essere una sensitiva. Lì – sostiene la donna che, sottolinea il volontario, non è in cerca di pubblicità e che sta valutando in che modo mettersi in contatto con le forze dell’ordine – ad un metro di profondità nel sottosuolo, si troverebbero i resti della Ragusa. Con tutte le precauzioni del caso, si attendono eventuali sviluppi.

Ultimamente, a diffondersi era stata anche la voce che il corpo di Roberta potesse essere stato distrutto nel forno crematorio del cimitero di Pisa. Ma tale forno ha smesso di essere utilizzato nel settembre del 2011 e dunque molto prima che Roberta scomparisse. Inoltre, Antonio il giorno successivo alla scomparsa della moglie, era stato avvistato nel cimitero di Orzignano e non, quindi, in quello di Pisa.

Ma, escludendo voci del genere, gli indizi contro Antonio Logli, indagato per omicidio e occultamento di cadavere, ci sono. Mancando però il corpo di Roberta, questi restano, appunto, solo indizi. C’è bisogno di prove. E proprio eventuali prove, laddove dovessero emergere nel corso delle indagini prima che queste si concludano il prossimo 7 maggio, potranno essere fondamentali nella scelta che dovrà compiere la Procura: rinviare a giudizio Antonio Logli oppure archiviare il caso.

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