Inchiesta – Deep Web, l’internet invisibile. #5 Nei vicoli di Silk Road

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di Fabio Sanvitale (per contatti clicca QUI)

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7 febbraio 2014

E’ il 27 gennaio 2011 quando su un sito americano appare la prima notizia della futura apertura di un sito di cui – ricordi? – ti ho parlato nella scorsa puntata, The Silk Road. Si trova nel deep web e venderà ogni genere di droga, si dice. E’ notizia di questi giorni che Ross Ulbricht (in una delle foto qui accanto), il fondatore e gestore di Silk Road, è stato formalmente accusato e rischia di passare il resto dei suoi giorni in carcere con l’accusa di traffico di stupefacenti, associazione a delinquere, complicità in violazione di sistemi informatici e riciclaggio.

Secondo lo studio compiuto da Nicolas Christin, Assistant Research Professor alla “Carnegie Mellon University” di Pittsburgh, le cifre di Silk Road sono queste: 15 milioni di dollari all’anno di guadagno per i tanti venditori (sono circa 7 milioni di euro), commissioni per oltre 67.000 euro di guadagno al mese per chi gestisce il sito, 4.000 e passa oggetti in vendita al mese.

Secondo i dati dell’FBI, le cifre di Silk Road (in due anni e mezzo di attività) sono invece queste: un fatturato complessivo di 880 milioni di euro, commissioni per quasi 59milioni di euro,1.229.000 transazioni, 146.000 acquirenti…

ulbrichtSono cifre che fanno riflettere: anche se vanno messe nella loro giusta proporzione. Secondo l’Onu, infatti, il guadagno stimato dal traffico di droga nel 2009, nella sola Italia, è stato di 60 miliardi di euro. E parliamo solo di Italia, non del mondo! C’è una certa differenza tra quasi 58 milioni di euro in due anni e mezzo e 60 miliardi all’anno…

Insomma, Silk Road è un grosso mercato nero, ma non si può dire che sia quello più grande della terra, a meno che non vogliamo fare il consueto allarmismo giornalistico da prima serata. Ci sono altri mercati neri, nella vita reale, con giri d’affari più grossi. E stanno all’incrocio di dove abiti tu.

Ma Silk Road non è solo droga: è stata anche la casa di cracker che offrivano le loro prestazioni e i loro software per entrare o rovinare i pc altrui, i bancomat, rubare informazioni; mentre in altre sezioni del sito si vendevano tranquillamente armi. Qui i venditori appaiono, vendono e spariscono in tre mesi, ma uno zoccolo duro di un centinaio è stabile.

Il sito, però, dopo essere stato chiuso, è tornato: ha riaperto. E quindi? Non è successo nulla? Lo chiedo a Pierluigi Paganini, fondatore di Security Affairs, uno dei 10 blog più seguiti al mondo sulla sicurezza informatica, che sorride e mi risponde: Credo che Silk Road 2 sia un honeypot dell’Fbi”. Prego? “Voglio dire che penso stiano infiltrando la rete. Che ci siano loro, le forze dell’ordine, dietro il ritorno del sito. Per vedere chi abbocca all’amo adesso…  ma non solo. Aziende di sicurezza e agenzie di intelligence operano in modo non dissimile: aggiungendo propri profili possono controllare le dinamiche di un mercato altrimenti inosservabile e dai cui dati raccogliere una quantità impressionante di informazioni. Signori, oggi la lotta al terrorismo è fatta soprattutto di queste attività di analisi. Non si infiltra un portale per catturare chi c’è dietro, anzi, lo si sostiene in modo che si possano controllare le attività di contorno. Volendo contestualizzare la frase “dividi ed impera” ai nostri tempi, direi “sorveglia ed impera”.

Amo o non amo, ho fatto qualche controllo. Parlo con la Guardia di Finanza e mi dicono: è impossibile controllare tutti i pacchi che transitano per un aeroporto come Fiumicino. In pratica, fanno controlli campione, ma se non sei sfigato puoi farti spedire cocaina a casa di un amico e arriverà. D’altronde, per farlo non c’è bisogno di comprare sul web: quanti l’hanno fatto, prima di ripartire da Amsterdam? E dunque, sì: puoi farti spedire a casa i tuoi grammi di roba o magari anche una bella calibro 38, già adesso.

Mi faccio un giro dentro Cipolla2.0, il forum italiano sotto Tor. Qui, gli utenti dicono che in fondo è facile far arrivare pacchi con materiale illegale. Ma non vogliono usare il loro indirizzo… e allora? Farle spedire da qualcuno che non abita più nel palazzo, ma che figura ancora come cassetta delle lettere? Mettere indirizzi temporanei e fasulli sulla cassetta delle posta? Diciamocelo: in realtà, non ci sono problemi. (continua)

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