Caso Maiorana: Rossella Accardo a colloquio col Procuratore Pignatone

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Qualcosa succede, qualcosa si muove. Parliamo di Rossella Accardo, che da giorni ha fermato il suo camper davanti al Tribunale di Roma (piazzale Clodio angolo Bnl) e da lì lotta per evitare la seconda archiviazione del caso Maiorana, cioè della morte del suo ex marito Antonio e di suo figlio Stefano (vi abbiamo raccontato QUI la storia). Oggi Rossella è stata ricevuta da Giuseppe Pignatone, che dal 2012 è il Procuratore della Repubblica di Roma. Non è stato un incontro casuale: all’improvviso, un flash. La Accardo si è ricordata di aver letto in qualche carta del fascicolo dell’inchiesta che Antonio, prima di diventare suo marito (siamo quindi negli anni Ottanta) era stato interrogato proprio da Pignatone, quando dirigeva la Procura di Palermo. Qualcosa che aveva scoperto solo dopo la morte di Antonio e che poteva, può essere interessante approfondire proprio per capire i giri, le frequentazioni di Antonio Maiorana. Così, per dieci minuti, lo sciopero del silenzio di Rossella Accardo si è interrotto e il colloquio ha avuto luogo nell’ufficio di Piazzale Clodio.

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La scomparsa di Antonio e quella di Stefano sono indissolubilmente legate all’ambiente dell’edilizia in cui l’uomo lavorava da sempre ed in cui stava introducendo anche il figlio. Lo dimostrano gli avvenimenti dei giorni precedenti. Le liti coi soci, le paure di ritorsione, le ultime telefonate: tutto riporta all’ambiente delle ditte che erano al centro di quel grosso investimento immobiliare a Isola delle Femmine, di cui Antonio Maiorana era consulente. Ed alla famiglia mafiosa dei Lo Piccolo, nel cui territorio si trovava il cantiere. E cos’ha detto Pignatone? Ha consigliato di scrivere al Sostituto Procuratore della Repubblica di Palermo, per verificare la presenza di Maiorana all’interno di altri procedimenti, altri interrogatori. Questo accertamento potrebbe aprire nuove piste o offrire nuovi dati, da ricollegare a quella mattina di agosto del 2007 in cui padre e figlio non tornarono più a casa.

Poi, all’uscita dal Tribunale, la sorpresa. Una collega d’università di Stefano, che passava per caso, ha visto Rossella. L’ha riconosciuta. E’ stato un lungo e commovente abbraccio che non va descritto, ma solo sentito. Per dare ancora più senso alla lotta di una donna, che da sette anni cerca un senso a quello che accadde in un giorno d’estate.

di Fabio Sanvitale


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