Come va il terrorismo nel mondo? Quali i Paesi più pericolosi? Stiamo vincendo o perdendo?

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Diciamo terrorismo e pensiamo all’Isis: ma non c’è solo l’Isis. Nel mondo di gruppi terroristici ce ne sono tanti e l’Institute for Economics and Peace di Sydney, Australia, nel suo  rapporto sul terrorismo 2000-2015 li studia tutti e ci dice come stanno le cose, cosa sta cambiando il terrorismo, quanto e dove è pericoloso. Insomma, ne capisce e misura l’impatto. La sua analisi è basata sui dati del Global Terrorism Database (GTD) dell’Università del Maryland (Usa), che cataloga 150.000 atti terroristici nel mondo e tiene sott’occhio 163 paesi. Quello che ne viene fuori è un quadro molto interessante.

Quanti morti. Nel 2015  il terrorismo ha ucciso 29.376 persone nel mondo, il secondo anno più violento di sempre dal 2000. E’ una cifra impressionante, se pensiamo che 15 anni fa, nel mondo, le vittime furono 4.000. È però la prima volta dal 2010 che questa cifra scende (per la precisione, del 10% dal 2014 al 2015), e questo perché sia i nigeriani di Boko Haram che l’Isis (due dei principali gruppi a livello mondiale) sono in grossa difficoltà sul piano militare per gli attacchi e le sconfitte che stanno subendo. Anche i pakistani del TTP (Tehrik I Taliban Pakistan), sono in grossa difficoltà, sia a causa di lotte intestine, sia perché l’esercito è passato alla riscossa.

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In quanti  stati. Se c’è un beneaugurante calo delle vittime, aumenta però il numero dei paesi in cui operano gruppi terroristici. Il 72 % di tutte le morti si sono verificate in Afghanistan, Nigeria, Pakistan, Iraq e Siria. L’Isis, da solo, fa attentati in 28 stati diversi. Boko Haram si è allargato in Camerun e Ciad. Rispetto al 2015, 76 nazioni nel mondo hanno visto migliorare la loro situazione in termini di danni e vittime, ma 53 l’hanno vista peggiorare. Il 99.5% degli attacchi avviene in nazioni che già vivono conflitti interni o persecuzioni politiche.

I posti più pericolosi. I cinque paesi più pericolosi del mondo, in ordine decrescente, sono: Iraq, Afghanistan, Nigeria, Pakistan, Siria. La Francia è 29^, la Gran Bretagna 34^, gli Usa 36^. L’Italia è 69^. Paesi a zero rischio? Ce ne sono tanti: ad esempio Haiti, Namibia, Sierra Leone, Cuba, Romania. E ovviamente la Svizzera.

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I gruppi più pericolosi. In quattro coprono il 74 % dei morti a livello mondiale. E sono quattro gruppi islamici: l’Isis,  Boko Haram, che ha la sua base nel nord-est della Nigeria ma che ha esteso i suoi attacchi anche in Niger, Camerun e Ciad; al Qaida, che  non va confuso assolutamente con l’Isis e non è sparito dalla scena; e i Talebani, che mai come nel 2015 sono stati letali in Afghanistan, causando 4.500 morti.

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Quanti sono. Nel mondo ci sono la bellezza di 274 gruppi terroristici, ma 103 di loro non sono ancora ”riusciti” ad uccidere nessuno. Non basta fare un gruppo per essere letali.

La situazione in Europa Il 2015 è stato un anno da dimenticare, per noi europei. Basta pensare  agli attentati di Ankara (ottobre 2015, 102 morti) e di Parigi (novembre 2015, 130 morti). Ancora non siamo riusciti, nonostante i mezzi a disposizione, a coordinarci per creare un fronte comune di intelligence europeo, in grado di prevenire gli attentatori, di intercettarli prima che colpiscano ancora. E le divisioni aiutano il terrorismo islamico.

Le prospettive. Gli studi storici non hanno mai avuto dubbi sul sostanziale fallimento, nel lungo periodo, di ogni gruppo terroristico. Non si può fare attentati tutta la vita e spesso queste formazioni non ottengono nessuno dei cambiamenti che cercavano, né creano nessuna vera rivoluzione. E’ l’esperienza che in Europa già conosciamo: le Brigate Rosse, la Raf, l’Eta, l’Ira. Nessuno di loro ha vinto la sua battaglia. Al massimo, hanno portato a casa piccoli risultati. D’altronde in Siria, in Libia e in Iraq, nel 2015, l’Isis ha preso sonore batoste. In Nigeria e Iraq abbiamo oltre il 30% di vittime in meno. In India e in Thailandia, due paesi dove il terrorismo è storicamente presente, i livelli di intensità sono in costante diminuzione da anni. A tanta distruzione di cose e di vite non corrisponde quasi mai nessuna vittoria, ma chi fa terrorismo si illude ancora di saper cambiare le cose.

di Fabio Sanvitale

 


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