Yara: quella foto, da sola, non dice che il corpo non era nel campo.

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Forse lo avete già saputo: gli avvocati di Bossetti hanno chiesto ai giudici della Corte d’Appello di poter presentare in aula quella che, secondo loro, è una nuova prova dell’innocenza del muratore. Una foto satellitare che dimostrerebbe che il cadavere di Yara non è rimasto nel campo di Chignolo d’Isola per tre mesi prima del ritrovamento. Significherebbe far cadere uno dei pilastri dell’accusa: e cioè che Bossetti avrebbe portato subito lì il corpo di Yara. Se ne parlerà nell’udienza del 6 luglio, mentre la sentenza è attesa per metà mese. Ma da dove salta fuori l’immagine? E serve davvero a qualcosa?

La foto l’ha trovata il blogger Gianluca Neri, che l’ha pubblicata sul suo sito. Tenete conto che Yara è scomparsa il 26 novembre 2010, il suo corpo è stato ritrovato il 26 febbraio 2011: questa foto è del 24 gennaio 2011, per il semplice motivo che quello è il giorno in cui il satellite è passato sopra il campo. Dice Neri che in quella foto “il corpo di Yara faceva fatica a vedersi (sempre che ci fosse, e sembrava proprio NON esserci)”. Innanzitutto, vediamola.

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Noi di CN ne abbiamo parlato con un esperto: Sergio Samarelli, direttore tecnico di Planetek Italia, un’azienda che dal 23 anni si occupa di Sistemi Informativi Geografici e dell’elaborazione di immagini rilevate da satellite.

Ingegnere, davvero da satellite si può vedere una persona al suolo? “E’ possibile, se è su un fondo omogeneo. Naturalmente non è possibile riconoscerne il viso. Ecco, la prima cosa da dire è che il campo di Chignolo non era affatto omogeneo, al momento della foto”. Cosa implica questo? “Che i segni che vediamo al suolo possono essere arbusti o qualunque altra cosa”. E perché non si riesce a essere più precisi? “Nell’immagine, ogni pixel corrisponde a terra ad un’area di 50 per 50 centimetri. Questo vuol dire che una forma delle dimensioni approssimative di un metro e mezzo – questa era l’altezza di Yara- influenza il colore di tre dei quadratini colorati che vediamo quando ingrandiamo a sufficienza l’immagine”. Non è così semplice come sembrava.

Il satellite che scatta quella foto si chiama WorldView 1 ed è stato lanciato nel 2007. Oggi siamo al WorldView4, la tecnologia del 2007 aveva limiti tecnologici (immagini solo in bianco e nero, oggi a colori) e militari (si potevano diffondere a uso civile solo immagini con pixel di 50×50 contro il 30×30 di oggi). Il satellite scatta da 500 km e nemmeno con WorldView4 si può vedere in faccia un corpo al suolo. Si possono solo vedere, zoomando, dei quadrati, cioè i famosi pixel, ed è su quelli che bisogna ragionare. Ammetterete che è difficile riconoscere Yara. Un conto è vedere un palazzo, insomma, un conto riconoscere una ragazzina. Poiché ovviamente Neri non ha pubblicato la sua foto originale (sul web va sempre una versione più leggera), abbiamo preso anche noi, in collaborazione con Planetek e per concessione della European Space Imaging, la foto originale e abbiamo chiesto loro di zoomare l’area del cerchio rosso, in cui dovrebbe essere o non essere Yara. Perché naturalmente dobbiamo avvicinarci per capire, non guardare dal cielo. Ecco di cosa stiamo parlando.

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Ingegnere, quanto sarebbe grande Yara, in questa foto? Cosa dovremmo cercare, visto che vestiva completamente di nero, quel giorno? “Stiamo ragionando su una forma di 3-4 pixel. Potremmo dedurre la presenza o l’assenza di Yara dal fatto di trovarli più chiari o più scuri. Mi spiego: 3-4 quadratini scuri potrebbero indicarne la presenza, chiari l’assenza. E bisognerebbe anche tener conto dell’ombra delle 11.41 del mattino, ora in cui la foto è stata scattata. Non abbiamo ulteriori informazioni sulla reale posizione del corpo all’interno del cerchio rosso, che sicuramente è troppo ampio per potere trarre qualsiasi conclusione”.

Eh già, perché c’è una questione non da poco: il cerchio disegnato su Macchianera è di 12 metri di diametro. Dove dobbiamo cercare Yara? Il punto indicato dal GPS della Polizia come quello di ritrovamento del cadavere (45.39.22,1 lat- 9.31.57 long) potrebbe non essere preciso. Non sappiamo che GPS abbiano usato, di che modello, di che precisione e con quale margine di errore. Spostare Yara di qualche metro significherebbe cercarla nei pixel sbagliati, quindi bisognerebbe collocarla nel cerchio con grande precisione, “usando le informazioni (e le foto) raccolte in loco ai tempi del ritrovamento” – come ci ricorda Samarelli- per non falsare tutta la ricerca.

C’è infine un errore grosso come una casa, in quella foto pubblicata da Macchianera. Vedete dove è scritto: “altezza di una persona”? Bene. Il punto è che il segmento non è proporzionato né all’altezza di Yara né di nessuna persona media qualsiasi. Yara era alta 150 cm. Quel segmento indica la sua altezza. Fateci caso: è largo quanto la carreggiata della strada poderale a fianco. La vedete? Quella a sinistra, quella che fa la curva. Quanto vi sembra larga? Ve lo diciamo noi: fa 480 cm. Quindi, ci stanno dicendo che Yara è alta quasi 5 metri. Quel segmento è totalmente fuorviante. Yara è un puntino nella foto di Macchianera: non un segmento.

Ricapitoliamo: non siamo sicuri che il GPS della Polizia abbia fornito il punto preciso dove cercare. Il satellite che ha scattato la foto nel 2011 operava in bianco e nero e con una definizione inferiore a quella di oggi. Non sarebbe comunque possibile riconoscere il viso di una persona e quella che potrebbe essere o non essere una forma umana è data da 3-4 pixel. Lo sfondo non omogeneo del terreno non aiuta. Il segmento riportato da Neri è errato. Dire, insomma, che Yara non si vede è una distorsione della realtà. Non è così facile. Senza sapere il punto ultrapreciso del ritrovamento non possiamo vedere di che colore sono i pixel e trarne delle conclusioni. Vale per l’accusa e la difesa.

di Fabio Sanvitale

 

 

 


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