Cosa fa oggi il cantante dei Noir Désir, dopo l’omicidio della compagna?

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Bertrand Cantat, ex frontman dei Noir Désir, è tornato sulle scene musicali con un nuovo disco dal titolo “Amor Fati”, ma nei concerti promozionali è stato accolto da insulti, lanci di oggetti e sputi. Il 13 marzo, prima del concerto a Grenoble, ha cercato di parlare con i manifestanti che dinnanzi al locale La Belle Électrique gli urlavano a gran voce “assassino assassino”, e non riuscendo a placare gli animi concitati, ha dovuto desistere con il supporto del servizio d’ordine.

Il passato di Bertrand incombe inesorabilmente sul suo presente come un’ombra, facendo terra bruciata anche sul suo futuro personale e professionale: ma cosa è successo al cantante? Come mai tanto odio e sgomento nei suoi riguardi? La vicenda risale al 26 luglio del 2003, quando la compagna dell’ex leader dei Noir Désir, l’attrice Marie Trintignant, figlia del celebre attore Jean-Louis, è stata massacrata a pugni in una stanza d’albergo a Vilnius, in Lituania dove stava girando il film “Colette”. Dall’esame autoptico furono riscontrate numerose lesioni cerebrali, lividi sull’occhio sinistro e sulle labbra. Nel 2004 il cantante venne condannato a soli otto anni di carcere, una pena di lieve entità  grazie anche alla testimonianza a suo favore della ex moglie Krisztina Ràdy, madre sei suoi due figli. Ràdy e Cantat tornarono insieme dopo l’uscita dal carcere di quest’ultimo, ma la loro convivenza non fu idilliaca poiché il cantante continuò a manifestare in modo violento la sua gelosia. Krisztina Ràdy inviò ai suoi genitori il seguente messaggio in segreteria: “Purtroppo non posso raccontarvi niente di buono, Bertrand lo ha impedito e lo ha trasformato in un vero incubo che chiama amore. E sono al punto che ieri ho rischiato di lasciarci un dente. Mi ha lanciato qualcosa, il mio gomito è completamente tumefatto e purtroppo una cartilagine si è rotta, ma non è importante finché posso ancora parlarne”. Il 10 gennaio 2010, dopo una lite violenta, Krisztina Ràdy si tolse la vita impiccandosi a casa, a Bordeaux, mentre Bertrand dormiva.

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Oggi Cantat cerca il riscatto, vuole reinserirsi nella società dopo gli anni di carcere da lui scontati. Vuole ricominciare a lavorare; ma il suo non è certamente un mestiere che gli garantisce il diritto all’oblio, lui è un musicista rock, un uomo di spettacolo che si rapporta con il pubblico e che racconta emozioni e sentimenti con le parole. A seguito delle accese contestazioni di diniego nei suoi riguardi ha deciso di annullate alcune importanti esibizioni estive e sul suo profilo Facebook ha scritto un messaggio: “Esistono dei buchi neri nel tessuto della vita, che non si riempiono. Tuttavia non ho mai cercato di sottrarmi alle conseguenze e quindi alla giustizia. Ho pagato il debito al quale la giustizia mi ha condannato, ho scontato la mia pena. Non ho beneficiato di privilegi. Desidero oggi, come qualsiasi altro cittadino, fare valere il mio diritto al reinserimento sociale. Il diritto di fare il mio lavoro, il diritto per i miei cari di vivere in Francia senza subire pressioni o calunnie. Il diritto per il pubblico di andare ai miei concerti e di ascoltare la mia musica”. La madre di Marie Trintignant la pensa diversamente e nel corso di un’intervista a France 2 ha dichiarato “vergognoso, indecente, schifoso che Cantat possa andare in scena. Ha ucciso. Se vuole realizzarsi come artista, può scrivere per altri che non hanno ucciso. Andrà a farsi applaudire dopo aver ucciso? Ho cercato fino al medioevo, una cosa così non è mai esistita”. A sostenere la donna c’è anche l’associazione Osez le féminisme che ha chiesto l’annullamento di tutte le date del tour. Contro le sue esibizioni è stata lanciata anche una petizione che ha già raccolto 70mila firme.

 Sembra ormai un lontano ricordo l’estate del 2002, quando nelle radio e in tv impazzava “Le vent nous portera” dei francesi Noir Désir: un brano che sin da subito ha impresso nella mente degli ascoltatori nitide polaroid dal sapore antico che profumavano  di libertà. Il brano era accompagnato da un suggestivo e oscuro videoclip in cui vi era un bambino con la sua mamma che si recavano al mare. Montagne di sabbia che sembravano deserti sconfinati e un mare che si abbracciava con il cielo e risuonava minaccioso con le sue onde lontane. Mentre Bertrand Cantat accarezzava gli animi di molti con la frase “Non ho paura del cammino, vedremo, bisogna fare ciò che si vuole”, il 21 maggio di quell’anno la Procura della Repubblica di Genova emetteva 48 avvisi di garanzia contro poliziotti per le violenze alla scuola Diaz in occasione del G8 del 20-22 luglio 2001. L’Italia stava cambiando pelle, stava mutando e assumendo nuova forma e colore. Le parole di Cantat “e tutto andrà bene il vento ci guiderà” rappresentavano in quel momento una speranza di cambiamento in un paese che si stava ancora leccando le ferite per l’assassinio di Marco Biagi, economista e consulente del ministero del Lavoro assassinato a Bologna dalle Brigate Rosse il 19 marzo. Un popolo che riusciva ancora a ritrovare se stesso nelle parole di una canzone. “Questo profumo dei nostri anni andati” è l’indiretta descrizione di un fatto di cronaca che ha sconvolto l’Italia di quegli anni che ha assistito con sgomento alla condanna a 16 anni di carcere per Erika e 14 anni per Omar per il brutale omicidio di Novi Ligure. Adolescenti che hanno polverizzato la loro vita e la loro libertà impugnando le armi e trasformandosi in brutali assassini, diventando così detentori di un potere sovrano sulla vita altrui. Ma dove  ci ha guiderà quel vento?

di Angelo Barraco


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