Elisa Benedetti: un mondo di droga e solitudine dietro la sua tragica fine

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elisa benedetti

Perugia, 9 febbraio 2011

Elisa Benedetti è morta per assideramento: questo è quanto stabilito dall’autopsia. Ma dietro la tragica fine di questa ragazza c’è un mondo fatto di droga e ricerca dello “sballo” a tutti i costi, un mondo del quale sempre più giovani fanno parte. Elisa aveva solo 25 anni, ma già da almeno 2 anni faceva uso di sostanze stupefacenti. Nel corso delle indagini sulla sua morte sono già stati arrestati tre pusher, due tunisini e un italiano, e sono stati sequestrati 300 grammi di eroina e 50 mila euro. Elisa quella notte tra il 29 e il 30 gennaio 2011, quando a bordo della macchina dell’amica Vanessa si è persa nelle campagne vicino a Perugia, ha chiamato più volte i soccorsi. Ma non solo: alle 00.19, prima dell’ultima disperata richiesta di aiuto al 112, ha chiamato “Marco” (al secolo Ahmed Aouini), lo spacciatore tunisino dal quale si riforniva di eroina e che ora si trova in carcere.

A rendere ancora più triste la storia di Elisa è quanto si è appreso a proposito del suo fidanzato, Alessandro Pieraccini: il 30 gennaio alle ore 15, quando ancora il corpo della ragazza non era stato trovato e si cercava di capire cosa fosse successo, Alessandro ha acquistato una dose di droga proprio dal gruppo facente capo a “Marco”.

Alessandro, Elisa, Vanessa: tre ragazzi all’apparenza normali, ma per i quali ormai le serate e il divertimento erano strettamente collegati allo sballo provocato da alcool e droga. Non sono casi isolati, le statistiche ci dicono che sempre più giovani si trovano in questa situazione. Le famiglie solitamente sono all’oscuro di tutto e quando lo scoprono è molto spesso troppo tardi.

Vanessa, l’amica del cuore di Elisa, il 27 gennaio scriveva sulla sua pagina face book:

alla cortese attenzione del signor m….s sii più buono…e appena torni con novità contattaci… astenersi perditempo e tahilandesi… grazie!

Ed Elisa così commentava:

a buon intenditor poche parole…

Non si sa a cosa si stiano riferendo le due ragazze, ma l’iniziale “m” non può che far pensare a “Marco” o a “Matteo”, il pusher da cui abitualmente si rifornivano (lo stesso che quella sera Elisa cercava in quella sua folle fuga in macchina).

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