Yara Gambirasio: in attesa dell’autopsia polemiche sui mesi di indagine

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yara gambirasioÈ in corso questa mattina all’istituto di Medicina Legale di Milano l’autopsia sui resti di Yara Gambirasio, la tredicenne scomparsa da Brembate Sopra (Bg) il 26 novembre 2010 e ritrovata morta in un campo di Chignolo d’Isola (Bg) esattamente 3 mesi dopo. Oggi è quindi un giorno molto importante, in cui probabilmente verrà compiuto un passo fondamentale verso la scoperta della verità. Ma è anche il giorno delle polemiche, o quanto meno delle riflessioni.

Se nelle prime ore successive al ritrovamento del corpo si era ipotizzato che il cadavere fosse stato adagiato in quel campo poche ore prima, ieri gli stessi inquirenti sembrano aver abbandonato questa idea. I resti della piccola Yara, per le condizioni in cui erano, difficilmente si potevano trasportare. Più facile invece pensare che quel corpo sia rimasto sempre lì, come indicherebbe anche il fatto che Yara stringeva un ciuffo d’erba in una mano. E allora ci si chiede come sia possibile che nessuno l’abbia visto prima, dato che quella zona era stata battuta approfonditamente sia durante le ricerche della ragazzina sia in occasione di un altro omicidio avvenuto in quella zona lo scorso 16 gennaio. Si è trattato di una tragica fatalità? O di un errore che si poteva evitare? Eppure ci sono molte persone che frequentano abitualmente quella zona e che si dicono certe che lì non ci fosse alcun cadavere, avvalorando così la tesi di chi ha effettuato le ricerche.

 

 

Un’altra questione su cui molto si discute è se il silenzio stampa chiesto dalla famiglia Gambirasio sia stato d’aiuto o meno nello sviluppo delle indagini: impossibile non ripensare al caso di Sarah Scazzi, al circo mediatico che si è scatenato tutt’intorno, che ha portato i presunti colpevoli sotto i riflettori facendo sì che, per forza di cose, l’attenzione si concentrasse su di loro. Cosa che non si può assolutamente dire riguardo alla vicenda diYara Gambirasio, dove la discrezione e la salvaguardia della privacy sono state imposte fin da subito. Le prime ipotesi sul caso Yara vogliono che il suo assassino sia una persona che la ragazzina conosceva abbastanza bene e di cui comunque si fidava, visto che il loro incontro può collocarsi nell’arco di pochissimi minuti dopo l’uscita dal centro sportivo. Ci si chiede allora se tutto questo silenzio sulla vicenda abbia impedito all’assassino di fare quel “passo falso” che avrebbe potuto tradirlo.

Ipotesi, polemiche e recriminazioni, quelle delle ultime ore, che lasciano il tempo che trovano. I “ma”, i “se però”, i “forse”, servono solo a riempire spazi vuoti di comunicazione. Ora come non mai è il momento di fare silenzio e attendere le risposte degli esperti, nella speranza che salti fuori quell’elemento determinante per far sì che la piccola Yara, la ragazzina con un futuro da ginnasta, abbia giustizia.

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