Yara Gambirasio: l’assassino ha 50 anni, forse è nato in Svizzera. I carabinieri sulle tracce della madre.

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san lorenzodi Fabio Sanvitale direzione@calasandra.it

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1 maggio 2013

Per trovare l’assassino di Yara bisogna prima trovarne la madre: il dna ha portato gli investigatori fino a qui, in Val Seriana, a San Lorenzo, frazione di Rovetta.

Già, ma chi sarà la donna giusta, tra quelle del paese? Quella che i carabinieri stanno cercando è una signora che oggi dovrebbe avere tra i settanta e gli ottanta anni. Due le ipotesi: la prima porta oltreconfine, in Svizzera, e dice che dopo essere rimasta incinta sarebbe emigrata là, dove sarebbe nato suo figlio.

La seconda porta, invece, ad una ragazza che era lì in vacanza, in quegli anni. Dopo essere riusciti, con un’incredibile indagine sul Dna, a identificare il padre biologico dell’assassino, ora gli investigatori stanno esaminando le storie di tutti quelli che sono nati nei primi anni Sessanta a San Lorenzo.

C’è anche –a dire il vero – una Casa dell’Orfano, da quelle parti, ma l’ipotesi è da scartare perché ospitava solo bambini dai cinque anni in su. E dunque, ora i riflettori sono puntati su San Lorenzo di Rovetta, un pugno di case basse dalle tinte pastello, che cinquant’anni fa aveva decisamente meno abitanti di oggi (Rovetta e frazioni, all’epoca, facevano 2000 abitanti).

Resta il fatto che non è facile, quest’indagine: è come cercare un ago nel pagliaio. Non sono solo i carabinieri, tuttavia, a seguire la tracce della madre, è tutta San Lorenzo che ci sta pensando su, che cerca di capire chi potrebbe essere. Perché un figlio non riconosciuto, ai primi degli anni Sessanta, tra queste poche case, avrebbe dato immediatamente nell’occhio. Nessuno se ne ricorda: ecco perchè l’ipotesi più probabile è che sia nato lontano da qui. Proprio la pista più difficile.

Rovetta è un comune immerso nel verde, premiato per le sue politiche sostenibili. Nella chiesa di “Tutti i Santi” c’è una splendida pala settecentesca del Tiepolo. Sembra incredibile che il Male sia passato di qui: eppure, c’è un pezzo del caso Gambirasio che è successo in queste strade, nato da un’avventura extraconiugale di mezzo secolo fa, di cui nessuno, allora, poteva immaginare gli esiti.

Le tracce che portano all’uomo – oggi avrà cinquant’anni – che ha lasciato il corpo di Yara nel prato di Chignolo d’Isola passano da San Lorenzo grazie alla testimonianza di Vincenzo Bigoni, l’autista di pullman e collega di quel Giuseppe Guerinoni che, ormai è accertato, è padre dell’assassino.

Chi ha ucciso Yara ha lasciato il suo dna su di lei; da quel dna si è risaliti a Guerinoni; i suoi figli legittimi non combaciano; quindi deve essere un figlio illegittimo.

Questa incredibile vicenda comincia da una confidenza tra uomini, fatta nei primi anni Sessanta, quando Guerinoni (che è morto nel 1999) confidò a Bigoni di aver messo incinta una ragazza di San Lorenzo di Rovetta. Bigoni, 75 anni, ricorda bene di aver visto insieme i due e non è stato l’unico: la gente ne parlava, sussurrava di questa storia. Come sempre accade tutti sapevano, tranne la moglie di Guerinoni, cui oggi è toccata questa dolorosa scoperta.

Ora da qualche parte – forse in Lombardia, forse in Svizzera – c’è una donna che non sa nulla di tutta questa vicenda. Che probabilmente, in tutti questi anni, si è sposata, si è rifatta una vita: e che non sa di essere la madre dell’assassino di Yara.

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