La sentenza di Appello che condanna Bossetti, spiegata bene.

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La Corte d’Appello di Brescia ha condannato Massimo Bossetti all’ergastolo, per la morte di Yara Gambirasio, il 17 luglio 2017.  Sono state pubblicate le motivazioni, il muratore è l’assassino per queste ragioni.

  • Il suo dna non è stato contaminato da niente. Quello prelevato su Yara è stato preso nel 2011, quello a Bossetti nel 2014 e di questi prelievi se ne sono occupati due laboratori diversi (il professor Carlo Previderè a Pavia e i Ris a Parma).
  • Il dna mitocondriale diverso dal nucleare non prova nulla. Premesso che per l’attribuzione di identità per la legge italiana vale solo il nucleare (consente di sapere chi sono padre e madre, il secondo è molto più vago) e dunque se sono diversi è un discorso inutile in partenza, molti studi internazionali comunque spiegano quanto, in caso di traccia mista (Yara + il famoso “Ignoto 1″), sia facile che i risultati del mitocondriale sballino, anche perché nel tessuto di ognuno di noi ci sono più dna mitocondriali diversi tra loro, quindi capite che, se la traccia è mista, è difficilissimo stabilire se ho trovato due dna mitocondriali di due persone diverse…o di una sola di loro. Premesso questo, nel caso Yara il mitocondriale è stato cercato in via eccezionale, solo perché gli investigatori erano disperati e il benedetto “Ignoto 1″ non saltava fuori da nessuna parte, non perché si estrae sempre. È stata un’eccezione, tanto che in commercio non ci sono kit per estrarre il dna mitocondriale. Quello di Yara è uno dei pochi casi forensi al mondo in cui lo si è fatto: anche i consulenti di Bossetti l’hanno confermato in udienza.
  • Su 104 amplificazioni del dna, ben 71 portano a Bossetti. 71 sono tantissime. Ne sarebbe bastata una, in una traccia mista così difficile, per condannare il muratore. Figuratevi 71.
  • La traccia di “Ignoto 1″ è sangue e “Ignoto 1″ è Bossetti. Il sangue di Bossetti è mischiato a quello di Yara. Non sudore, né altro: sangue. Difficile da spiegare, se non è lui l’assassino. Che “Ignoto 1″ sia Bossetti, comunque, lo conferma anche la dottoressa Gino, consulente dell’imputato. E poi, se il dna di “Ignoto 1″, individuato nel 2011, è stato creato apposta (non si sa da chi nè quando, peraltro), come mai tra decine di migliaia di persone possibili l’hanno modellato proprio su Bossetti, che all’epoca in cui saltò fuori “Ignoto 1″ non era nemmeno indagato, né era nella banca dati del Ris? Oppure come mai è uscito guarda caso proprio lui, il cui furgone passava e ripassava davanti al centro sportivo in attesa di una preda, quella sera?
  • Non è vero che il dna esposto all’aperto doveva essere per forza rovinato e –quindi- è sospetto l’averlo trovato in buono stato. Premesso che, se è strano che all’aperto si sia conservato “Ignoto 1″, allora è chiaro che non doveva esserci nemmeno il dna di Yara (un dna la cui presenza la difesa non ha mai contestato), la famosa traccia mista era sulla schiena di Yara, al riparo dalla pioggia e coperto dai leggings. È vero che il super-esperto Gill ha scritto a Salvagni, difensore di Bossetti, che dopo 3 mesi il dna all’aperto si degrada, ma si riferiva ad un esperimento fatto in Australia in primavera, non a Chignolo a novembre! E’ proprio un’altra cosa.
  • I reagenti scaduti non cambiano nulla. Lo erano solo alcuni e comunque le scadenze sono indicative, come tra l’altro scrive anche l’altro super-esperto Butler a Salvagni. Inoltre, sono state fatte così tante ripetizioni degli esami e sempre con gli stessi risultati, che non c’è problema sulla certezza dei dati. Se la data di scadenza avesse influenzato l’esito dell’esame, inoltre, non avremmo avuto proprio alcun risultato: ma proprio nessuno. Invece ne abbiamo avuto tanti, di leggibili. E tutti i risultati hanno superato i test di validazione, come anche il consulente della difesa dottor Capra ha ammesso.
  • I consulenti della difesa. La dottoressa Gino non ha mai esaminato i dati grezzi del dna; il dottor Capra, li ha esaminati solo a campione. Nessuno dei due si è assunto la responsabilità di produrre una relazione scritta, il che, per chi è pratico di processi, significa tantissimo. I tanto sbandierati super-esperti Butler e Gill sono certo dei grandi genetisti, ma non solo non hanno scritto una relazione, non sono nemmeno andati al processo d’Appello. Si sono scambiati delle mail con Salvagni: nel dibattimento è roba di valore zero, come qualsiasi praticante avvocato sa.
  • Bossetti non ha alibi, per un giorno in cui tutti, a Brembate e dintorni, ricorderanno per sempre dov’erano. Però ricorda che aveva il telefono scarico e che ha salutato un altro col clacson.
  • La foto satellitare non prova nulla. L’avevamo già smontata qui. Vale la pena di aggiungere che lo stesso Ilario Scotti, che trovò il cadavere, testimoniò che a un metro già non si distingueva più Yara dal campo e che i volontari della Protezione Civile non erano mai entrati nel terreno (di 7.000 metri quadri), ma l’avevano solo guardato da fuori, perché era una distesa bruta di sterpaglie e rovi.
  • Yara è sempre stata nel campo di Chignolo. La sua mano destra stringe un ciuffetto d’erba del campo. I liquidi putrefattivi hanno impregnato il terreno. La caviglia destra è avvolta dai rovi del campo. Semi e spine della flora del campo sono sotto il corpo. Basta?
  • Bossetti ha un furgone uguale a quello visto dalle telecamere di sorveglianza. Sì, l’Iveco Daily celestino chiaro di Bossetti è uguale in 16 punti diversi tra loro –perfino nella disposizione delle macchie di ruggine- a quello visto dalle telecamere passare e ripassare nella zona della palestra di Brembate, all’uscita dalla quale è sparita Yara. La “consulenza” dell’investigatore privato Ezio Denti sul punto è ridicola, dice la Corte: è riuscito, tra l’altro, a confondere una ruota con un cartello stradale.
  • La scena del crimine racconta come è andata. Quel giorno, Bossetti abborda Yara più o meno alle 18.45, poco fuori dalla palestra. La convince a salire o la colpisce subito tramortendola, il solo modo per portarla a Chignolo, un quarto d’ora dopo,  senza che si opponesse. Pioviccica, c’è nevischio. Yara riesce a camminare all’arrivo al campo, probabilmente la sorregge Bossetti: i vestiti e le scarpe dicono che non è stata trascinata. Qui, lui la sevizia col coltello, incidendole una X dietro, lei reagisce, lui la colpisce al capo e lei sviene. La rigira. Altre coltellate. Yara perde conoscenza. Le solleva il reggiseno. La lascia lì, convinto di averla uccisa. Se ne torna a casa, arrivando in ritardo. Yara muore ore dopo, nella notte.

di Fabio Sanvitale


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