L’omicidio della cantante Lolita, un mistero ancora insoluto. Seconda parte

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lolita

di Daniele Spisso

(LEGGI LA PRIMA PARTE) Ricostruendo la vita privata di Graziella Franchini, gli inquirenti accertano che il dottor Michele Roperto (l’uomo con il quale la vittima aveva contratto una relazione da un po’ di tempo) non è in realtà single: risulta essere fidanzato con una giovane e bella studentessa calabrese di Medicina, che si chiama Teresa Tropea. Sentito al riguardo, il Roperto conferma la circostanza, specificando che Teresa Tropea, una volta venuta a conoscenza del legame nato tra lui e la cantante “Lolita” Graziella Franchini, ha espresso tutto il suo disappunto fino ad arrivare a gesti molto drammatici e quasi intimidatori.

Un mese prima del delitto Franchini, infatti, si verifica un episodio abbastanza inquietante. Lo stesso Michele Roperto (che era presente in casa di Graziella in quel momento) lo racconta così agli investigatori: “Teresa Tropea e sua madre, Caterina Pagliuso, entrarono in casa di Graziella e si lanciarono contro la Franchini come delle invasate, gridando entrambe -Te ne devi andare!- -Lo devi lasciare!- e altre espressioni volgari come ‘Puttana!’. La percossero nel corpo e la spinsero verso la camera da letto ove la Tropea prese a colpirla con una sbarra di ferro, che in quel momento non identificai ma che poi mi risultò essere una leva da cambio, mentre la povera Franchini, senza opporre resistenza, si copriva la faccia con un cuscino del letto ove l’avevano costretta”.

A questo punto, gli investigatori concentrano subito la loro attenzione e i loro sospetti su Teresa Tropea e sull’anziana madre di lei, Caterina Pagliuso. La giovane studentessa di Medicina non nega davanti agli inquirenti la circostanza ma dichiara di essersi recata in casa Franchini solamente per parlare con Michele Roperto, che lei sapeva essere lì in quel momento. E non per aggredire e minacciare la cantante. Graziella si sarebbe intromessa, poi, nella discussione nata tra la Tropea e il Roperto e Teresa l’avrebbe solo allontanata. Gli investigatori decidono, in ogni caso, di proseguire con gli accertamenti, battendo questa pista: quella di una vendetta passionale. Sulla scena del delitto erano state individuate (in una mano della vittima) e repertate tracce di capelli intrisi di sangue rappreso: agli esami, i capelli risultano essere compatibili con quelli di Teresa Tropea ma risultano essere compatibili anche con i capelli di Graziella Franchini.

Le tracce di sangue riscontrate sulla scena del delitto vengono analizzate e, tramite il sistema AB0, sono interpretate alle analisi di laboratorio come appartenenti a due gruppi distinti: A e AB. Il gruppo A è compatibile con quello di Teresa Tropea ma è compatibile anche con quello di Graziella Franchini. Il gruppo AB, dunque, non è compatibile con nessuna delle due. Le tracce ematiche scartano dagli accertamenti anche la madre di Teresa, Caterina Pagliuso: quest’ultima, infatti, ha gruppo sanguigno 0. Le due sospettate vengono sottoposte (tra il 1 ed il 2 maggio 1986) ad una ispezione corporale: Teresa Tropea presenta una ecchimosi al gomito sinistro, che il medico legale fa risalire a 3/4 giorni addietro, quindi molto vicino alla data del delitto Franchini (stando agli atti dell’accusa, la Tropea non seppe spiegare come se l’era procurata); presenta, inoltre, un graffio al quinto dito della mano destra, che il medico legale fa risalire a 3/4 giorni addietro, quindi molto vicino alla data del delitto Franchini (stando agli atti dell’accusa, la Tropea spiegò di esserselo procurato cogliendo delle rose nel suo giardino di casa). Caterina Pagliuso, la madre di Teresa, presenta una ecchimosi al lato interno del braccio sinistro, che il medico legale fa risalire a 4/5 giorni addietro, quindi molto vicino alla data del delitto Franchini; presenta, inoltre, una escoriazione alla parte superiore della scapola, che il medico legale fa risalire a 4/5 giorni addietro, quindi molto vicino alla data del delitto Franchini. Caterina Pagliuso (stando agli atti dell’accusa) prima escluse di avere segni indosso, poi dichiarò che forse se li era procurati durante una caduta, prima dell’ispezione corporale.

lolitaGli investigatori decidono di accertare se le due sospettate hanno un alibi per il giorno del delitto. Ce l’hanno: Caterina Pagliuso, assieme a un suo parente, ha accompagnato Teresa in stazione. La Tropea, infatti, si è recata per motivi di studio a Messina, partendo dalla stazione ferroviaria vicino casa sua alle ore 14:30 circa del 27 aprile. La circostanza della partenza in treno viene accertata come vera ma gli inquirenti ritengono di poter ugualmente contestare alle due donne la responsabilità del delitto Franchini: perché tra il probabile orario in cui si è consumato l’omicidio (collocato sulla base di ricostruzioni investigative attorno alle ore 13 del 27 aprile) e l’orario di partenza di Teresa Tropea dalla stazione ferroviaria (ore 14:30 circa) trascorrono 90 minuti che sarebbero stato sufficienti per permettere alle due sospettate di compiere tutte queste attività. E poi, c’è un ulteriore dettaglio che complica le cose, a sfavore di Teresa Tropea e di Caterina Pagliuso: c’è un uomo, tale Piromaggi (tra l’altro un cugino di Teresa Tropea) che dichiara agli inquirenti d’essere passato in motorino, proprio il giorno 27 aprile, in una fascia di tempo compatibile con il possibile orario del delitto Franchini, nei pressi del residence La Marinella di Lamezia Terme, e di aver visto, sul lato opposto della vicina carreggiata (appena coperta da una siepe), l’auto di sua zia Caterina Pagliuso, che procedeva in direzione del residence all’interno del quale risiedeva “Lolita”. A bordo dell’auto, due donne. Piromaggi si dice convinto di poter riconoscere in Caterina Pagliuso e in Teresa Tropea le due donne che si trovavano nella vettura in quel momento. Ma, successivamente, in sede dibattimentale (durante i processi), Piromaggi ridimensiona questa sua testimonianza, affermando di non poterne essere più sicuro. E inoltre, l’autopsia (caratterizzata anche da alcuni errori e approssimazioni) non permette agli investigatori di fissare con certezza un orario per l’assassinio di Graziella Franchini. Quindi, in realtà, non c’è possibilità di contestare qualcosa di preciso (sugli orari) in merito ai movimenti delle due donne, per il giorno 27 aprile.

In questa complicata e contraddittoria storia, entrano anche particolari elementi oscuri che danno un taglio ancor più “noir” all’intera vicenda: perché, ad un certo punto, salta fuori che Caterina Pagliuso (la madre di Teresa Tropea) avrebbe parentele con persone affiliate ad un clan locale della criminalità organizzata calabrese, la ‘Ndrangheta. Teresa Tropea e Caterina Pagliuso vengono arrestate, rinviate a giudizio, processate: la Corte d’Assise di Catanzaro le assolve per insufficienza di prove; la Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro le assolve con formula piena; la Corte di Cassazione conferma l’assoluzione con formula piena. Per la legge italiana, per la giustizia italiana le due donne non hanno ucciso Graziella Franchini.

Il caso non ha più sviluppi e, ancora oggi, non si sa chi sia l’assassino (o gli assassini) di Graziella e perché abbia agito. Penso però che c’è un punto fermo che va mantenuto, al termine della ricostruzione di un caso così inquietante e incredibile: il ricordo di una persona cara, Graziella Franchini, la cui barbara uccisione ha distrutto una grande e ancora promettente giovane artista e una persona umanamente adorabile. Oggi esiste nel social network Facebook una pagina che continua a ricordare artisticamente (e non solo) Graziella Franchini, attraverso il contributo partecipe e appassionato di decine e decine di persone da tutta Italia. La pagina in questione si intitola “Lolita: Graziella Franchini (quella voce di cardellino)”. Questo articolo lo voglio dedicare ai partecipanti di questa bellissima pagina-Facebook e, naturalmente, ai familiari di Graziella Franchini. Che, dopo 27 anni, attendono ancora giustizia.

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L’OMICIDIO DELLA CANTANTE LOLITA, UN MISTERO ANCORA INSOLUTO. PRIMA PARTE.


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