Antonio e Stefano Maiorana: doppia scomparsa a Palermo. Quelle indagini devono continuare

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maioranadi Fabio Sanvitale direzione@calasandra.it

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3 agosto 2013

Padre e figlio sono in cantiere, vicino Palermo. Dicono che si assenteranno per dieci minuti. Dopo 6 anni non sono ancora tornati. E’ la storia di Antonio e Stefano Maiorana, che vi raccontiamo oggi.

Quello che sappiamo di loro è che la Smart bianca, su cui si muovevano il 3 agosto 2007, viene ritrovata a Punta Raisi, nel parcheggio dell’aeroporto, con nessuna traccia utile, quasi a suggerire un allontanamento volontario. Ma c’è un fatto strano: Antonio ha lasciato in cantiere il borsello con i documenti, da cui non si separava mai. Perché?

Antonio Maiorana, 48 anni, è nell’edilizia da sempre. Stefano, 23 anni, è studente universitario sulle orme del padre.

Fuga volontaria? Ma da chi? Da cosa? E’ un’ipotesi che salta sempre fuori, in questi casi: se ne sono andati a fare la bella vita. Ma gli avvistamenti – che pure ci sono stati: Barcellona e Colombia – si rivelano falsi. E poi, c’è un’altra pista, che porta dritta al cantiere di Isola delle Femmine: 50 appartamenti su 13.000 mq, per un affare da 7 milioni di euro.  Qui, Maiorana faceva da consulente per le società che stavano costruendo: la “Calliope” e la “Edilia”. Vediamole da vicino. Ruolo delicatissimo e centrale, il suo: trattava con le banche per i mutui.

Della “Calliope” sono soci al 50% la compagna di Maiorana e Dario Lopez, genero del proprietario del terreno.

Della “Edilia”, invece, sono soci i figli del proprietario del terreno e l’imprenditore palermitano Francesco Paolo Alamia. Zoomiamo ancora su Lopez e Alamia. Dario Lopez è uomo di mediazione, ha accertato l’inchiesta, è quello che garantisce la tranquillità del cantiere.

Alamia, invece, già socio in affari di Maiorana dagli anni Ottanta, e’ stato anche assessore comunale a Palermo e avrebbe avuto rapporti d’affari con l’ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino, condannato per mafia. Indagato per concorso in associazione mafiosa insieme a Dell’Utri e Berlusconi, la sua posizione viene archiviata nel 1997.

pulizziDella “pista del cantiere” parla nel 2008 il pentito Gaspare Pulizzi (nella foto qui accanto), ex braccio destro del boss Salvatore Lo Piccolo, che comandava (ora sta dentro) a Isola: ”Lo Piccolo mi aveva detto che la scomparsa dei Maiorana e’ stata determinata da contrasti interni al cantiere”. Affermazione interessante da un lato, sconcertante dall’altro: possibile che Lo Piccolo, padrone della zona, abbia lasciato commettere un omicidio nel suo territorio senza dare il benestare?

Mentre i carabinieri indagano in questa direzione, però, il 6 gennaio 2009 si suicida il fratello di Stefano, Marco, di 22 anni. Sulle prime, le solite frasi: Marco non ha retto, Marco “ha deciso di farla finita con un dolore opprimente che lo aveva indotto a una depressione”, scrissero le agenzie di stampa.

Ma la morte di Marco, in realtà, parla. Quando sembra che tutto si fermi nel nulla, un anno dopo, Rossella Accardo – l’ex moglie di Maiorana, mamma dei due fratelli – trova tra le cose del figlio un numero di “Topolino” in cui lui ha scritto:‘mio padre diceva che se vuoi sconfiggere il tuo nemico devi fartelo amico, con Karina abbiamo distrutto la memoria del pc dove si conserva il materiale con cui si teneva… sapevo che quella mattina mio fratello andava a discutere qualcosa di grave e non sono riuscito a trattenerlo”. Un momento: chi è Karina? A cosa si riferisce Marco? Gabriela Karina Andrè, argentina, era la convivente di Maiorana. Dunque il pc del padre è stato distrutto da lei e da Marco? Perché? Cosa sapeva Marco della loro scomparsa? E perché si è ucciso, piuttosto che dirlo?

Nel frattempo siamo nel 2011: la Procura di Palermo decide di archiviare il caso. La Accardo si oppone: ci sono troppi elementi interessanti per lasciare che la storia si chiuda lì. Ad esempio, ci sono sms spediti da Maiorana ad Alamia fra le 5.21 e le 5.51 di quella mattina, dalla zona di Capaci. Niente di strano, se la Andrè non avesse dichiarato ai carabinieri, invece, che Maiorana era uscito di casa, a Palermo, alle 6.30. C’è il cellulare dell’uomo, che risulta spento solo dalle 10 di mattina.

Scattano nuove indagini. Ma anche questa seconda tranche porta, quest’anno, a una nuova archiviazione, alla quale ora la Accardo dovrà rispondere.
E allora, per capirci qualcosa, rimettiamo insieme i fatti successi negli ultimi giorni di Antonio Maiorana. Anche loro parlano. E’ da qui che ripartiremo nella prossima puntata, per spiegare come probabilmente andarono le cose, la mattina del 3 agosto 2007, quando tutto accadde. CONTINUA…

www.cronaca-nera.it

 


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