Jack Lo Squartatore: perché l’analisi del Dna non risolve il mistero

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E allora: davvero il libro di Russell Edwards “Naming Jack the Ripper”, uscito da qualche giorno in Gran Bretagna, che assegna a Jack l’identità del barbiere ebreo e folle Aaron Kosminski, ha risolto la caccia al più celebre serial killer della storia? Manco per sogno. Troppo trionfalismo, su questa notizia. Diciamo che è servito a vendere qualche copia di giornale in più. Più approfondiamo la faccenda e più ci regala incertezze, non sicurezze. Ne avevamo già parlato qui. Ma vogliamo raccontarvi dell’altro. Kosminski è stato identificato da Edwards sulla base dell’esame del dna: il suo sperma si trova sullo scialle che una delle vittime di Jack, la prostituta Catherine Eddowes, indossava quando fu assassinata in Mitre Square, verso l’1.30 del 30 settembre 1888 (qui, lo sketch realizzato dalla Polizia di Londra nel 1888, per raffigurare le ferite al viso).

volto eddowes

Sembra un incastro perfetto, vero? E invece i dubbi iniziano qui, come fanno rilevare gli esperti del Casebook. Lo scialle, allora: lungo due metri e mezzo e troppo elegante per una come la Eddowes, che giusto un’ora e mezza prima di morire era stata rilasciata dalla polizia per ubriachezza molesta. Ma la vita (e la cronaca nera, che ne è il suo lato in ombra) sono pieni di incongruenze e sorprese: potrebbero averglielo regalato. Nell’ambiente dei “ripperologi” (la comunità degli studiosi di Jack lo Squartatore) è da vent’anni che si sa di questo indumento: non è affatto una novità. La novità è che è stato esaminato con strumenti moderni. Come lo ebbe Amos Simpson, il poliziotto che lo prese dalla scena del crimine per regalarlo alla moglie, Dio solo lo sa. Lo scialle non figura tra i vestiti indossati dalla vittima, Simpson non figura tra gli agenti intervenuti in Mitre Square nè dopo, il fatto che l’abbia preso è assurdo (era un corpo di reato, no?) e che gusto ci fosse a regalare alla propria moglie uno scialle zuppo di sangue è un mistero glorioso. Ma tant’è. Gli eredi Simpson, che lo possedevano, lo hanno messo all’asta anni fa, dove lo ha comprato Edwards. E, sullo scialle, il sangue della Eddowes c’è. Il dna, anche qui, parla molto chiaro. I ripperologi obiettano che il metodo di estrazione del Dna (mitocondriale e non nucleare) dà molte meno certezze nell’attribuzione: ed è vero. E che in questi cento e passa anni quello scialle l’hanno maneggiato in decine. Ed è vero anche questo. Ma quante probabilità ci sono che, pur essendo non perfetto l’esame, pur essendosi verosimilmente contaminate le tracce, tra tutte le persone del mondo, si sia prodotto proprio il dna di Kosminski? Non c’è bisogno che vi sforziate: siamo nell’ordine di una su un miliardo. Kosminski e la Eddowes si sono incontrati, quindi, e molto da vicino.

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Caso chiuso? Nemmeno un pò. Perchè Catherine Eddowes, pace all’anima sua, faceva la prostituta per sbarcare il lunario. Nessuno sa esattamente chi ha incontrato nei novanta minuti che precedettero l’incontro col coltello di Jack. Nessuno sa dove fosse Kosminski in quelle ore. Nessuno sa se si sono incontrati come prostituta e cliente e non come vittima e assassino, magari la notte prima, due notti prima o mezz’ora prima di morire. E nessuno lo saprà mai. Perchè la genetica tutto può dire tranne quando la traccia si è depositata sullo scialle. Perchè ci sono misteri che devono rimanere tali. E Jack lo Squartatore è uno di loro.

di Fabio Sanvitale


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