Sarah Scazzi, la sentenza: Sabrina e Cosima, ergastolo

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Dopo 3 giorni e mezzo di camera di consiglio, una delle più lunghe degli ultimi anni, pochi minuti fa la Corte d’Assise D’Appello di Taranto ha pronunciato la sentenza: Sabrina Misseri e Cosima Serrano restano all’ergastolo. A Michele Misseri restano gli 8 anni inflitti in primo grado per averle aiutate. Ridotte le pene agli imputati minori (assolti Antonio Colazzo e Cosima Prudenzano perché il fatto non sussiste, Vito Russo condannato da tre anni e mezzo a un anno e mesi due di reclusione, Carmine Misseri da 6 anni a 5 anni e 11 mesi di reclusione). La tesi accusatoria del Pm ha tenuto. La sentenza è stata letta alle 20.25.

Si conclude così la seconda tappa del processo per la morte della giovane Sarah Scazzi, la quindicenne di Avetrana brutalmente uccisa ormai 5 anni fa, il 26 agosto 2010. Un caso che fin da subito ha destato particolare interesse nell’opinione pubblica, vuoi per la giovane età della vittima, vuoi per gli intrighi familiari emersi dopo la tragedia e la particolarità dei protagonisti del dramma.

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Quel caldo pomeriggio di fine estate Sarah esce dalla sua abitazione intorno alle 14 diretta a casa Misseri, dove ha appuntamento con la cugina Sabrina per andare al mare. Da quel momento, della ragazzina bionda col viso angelico si perde ogni traccia. Poi, la notte del 6 ottobre, la svolta: Michele Misseri, zio di Sarah e papà di Sabrina, confessa l’omicidio e fa ritrovare il corpo di Sarah in un pozzo in aperta campagna. Ma, dopo essersi addossato tutte le colpe, zio Michele cambia versione e tira in ballo la figlia Sabrina: sarebbe stata lei, spinta dalla gelosia per Ivano Russo, a uccidere la cugina, mentre Michele si sarebbe occupato “solo” dell’occultamento del cadavere. Sabrina finisce in carcere e, dopo qualche mese, la segue anche sua madre Cosima, accusata di aver aiutato la figlia a compiere il delitto. Nel frattempo Michele è tornato ad autoaccusarsi e a urlare a gran voce l’innocenza di sua moglie e sua figlia, ma ormai è troppo tardi e nessuno gli crede più. Non gli crede nemmeno il giudice di primo grado, che condanna Sabrina e Cosima all’ergastolo, mentre Michele si becca “solo” otto anni per occultamento di cadavere.

La sentenza di oggi, dunque, conferma la tesi del delitto familiare.

di Redazione


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