Delitto dell’Olgiata: tutte le piste e i sospetti prima della svolta

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manuel winston

Roma, 30 marzo 2011

Le indagini relative al delitto dell’Olgiata si dimostrano fin da subito ricche di colpi di scena: un rebus intricato in cui, a fasi alterne, spuntano piste ogni volta diverse. Rapinatori, amanti, spie, servizi segreti: quel che è certo è che per 20 anni, di fatto, si brancola nel buio. Ora il fermo di Manuel Winston (giustificato dal pericolo di fuga) potrebbe essere il passo fondamentale verso la soluzione della vicenda. Ma per capire meglio quello che è successo è utile ripercorrere i lunghi anni di indagini con i diversi protagonisti.

IL MOVENTE: Per quanto riguarda il movente, inizialmente la mancanza di alcuni gioielli dalla stanza della contessa fa ipotizzare la rapina, ma ben presto si capisce che potrebbe trattarsi di una messa in scena. La pista prevalente nei primi tempi di indagine è quella dell’omicidio passionale. L’assassino dev’essere una persona in grado di muoversi agevolmente in quella villa e senza desta stare sospetti.

PIETRO MATTEI: Nell’immediato viene attenzionato Pietro Mattei, il marito di Alberica, ma l’omicidio della donna è avvenuto tra le 8.45 e le 9.15 e lui a quell’ora era già uscito per andare al lavoro, come dimostrano i tabulati che registrano le persone in entrata e in uscita dal complesso dell’Olgiata. L’uomo, com’è prevedibile, tornerà altre volte nell’inchiesta, ma la sua posizione non cambierà mai. Sarà lo stesso Mattei, dopo molti anni, a chiedere che i reperti relativi al delitto vengano esaminati con le nuove e moderne tecniche scientifiche, portando così alla clamorosa svolta col fermo di Manuel Winston.

ROBERTO JACONO: Il 24 luglio 1991, a due settimane esatte dall’omicidio, Roberto Jacono viene raggiunto da un avviso di garazia con l’accusa di omicidio volontario. Si tratta di un trentenne con qualche problema psichico e di droga, vicino di casa della contessa e figlio dell’ex insegnante di sostegno di Domitilla e Manfredi. L’uomo era solito frequentare la villa, fare il bagno in piscina e trascorrere del tempo con i bambini della vittima. In un paio di suoi pantaloni vengono trovate delle macchioline di sangue, che si ipotizza possa appartenere ad Alberica.

MANUEL WINSTON: Il 30 luglio parte un altro avviso di garanzia, questa volta diretto al ventunenne filippino Manuel Winston, che aveva lavorato nella villa per un paio di mesi e che saltuariamente continuava a frequentarla. Anche sui suoi pantaloni vengono trovate delle tracce di sangue che devono essere esaminate.

Sia Jacono che Winston si dicono del tutto estranei all’omicidio e sostengono di avere degli alibi, ma gli inquirenti non ne sono convinti. Tuttavia le analisi delle macchie di sangue danno ragione ai due indagati: non è sangue della contessa. La posizione dei due indagati nel corso del tempo si alleggerirà parecchio, ma Jacono e Winston non usciranno mai definitivamente di scena.

MICHELE FINOCCHI E LA PISTA DEI SERVIZI SEGRETI: Tra il 1993 e il 1994, nell’ambito dello scandalo SISDE  il delitto dell’Olgiata torna a far parlare di sé. L’ex 007 Michele Finocchi, indagato per la costituzione di fondi privati tramite fondi del Sisde, era stata una delle prime persone accorse della villa della contessa Filo della Torre il giorno dell’omicidio. Cosa ci faceva un agente del Sisde in quel luogo? Si scopre così che c’era un’amicizia molto stretta tra lui e la contessa e quasi in contemporanea si scopre l’esistenza di 6 conti in Svizzera intestati ad Alberica Filo della Torre e contenenti svariati miliardi. Finocchi e la contessa avevano anche fatto un viaggio insieme proprio in Svizzera. Gli elementi perché l’omicidio dell’Olgiata nasconda una sorta di “spy story” ci sono tutti, ma anche questa pista non porterà a nulla di concreto.

LA PISTA CINESE: FRANKLIN YUNG: Nel 1995 si sviluppa la cosiddetta “pista cinese”, che vede protagonista Franklin Yung, un imprenditore cinese che possiede una villa all’Olgiata. È amico della contessa Filo della Torre e del marito Pietro Mattei, con il quale ha anche fatto qualche affare. Il suo alibi per la mattina  del delitto ha un buco che non convince i magistrati, al punto da farli volare ad Hong Kong per interrogare l’asiatico. Si tratta, almeno apparentemente, dell’ennesimo buco nell’acqua, visto che Franklin Yung uscirà ben presto dall’inchiesta.

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