Il delitto di via Poma; a che punto siamo? Seconda parte

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buscodi Daniele Spisso

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19 aprile 2012

(LEGGI LA PRIMA PARTE) …Questi i dati che hanno convinto la Procura di Roma a ritenere Busco coinvolto in questo assassinio e quindi a chiedere che fosse portato in giudizio dinanzi alla Corte d’Assise: Raniero Busco non ha saputo spiegare che cosa stava facendo, dove si trovava e con chi si trovava di preciso il pomeriggio del 7 agosto 1990, tra le ore 16:00 e le 19:00 (Simonetta, sulla base di riscontri investigativi e medico legali, è stata assassinata, con molta probabilità, tra le 17:25 circa e le 18:00 circa).

Ha fornito alla Procura 4 alibi diversi (prima ha chiamato in causa un suo amico per un episodio verificatosi antecedentemente al 7 agosto, e l’amico lo ha smentito; poi ha chiamato in causa altri due suoi amici, che invece lo videro, quel 7 agosto, solo oltre le ore 19:00, come è provato da un verbale dell’agosto 1990; poi ancora ha citato la testimonianza oculare di due amiche di sua madre, sulle quali le intercettazioni telefoniche avrebbero dimostrato l’esistenza di accordi per concordare una fasulla versione dei fatti e per spostare gli orari delle loro deposizioni a seconda delle ipotesi della Procura sulla fascia temporale del delitto Cesaroni; infine, ha chiamato in causa il figlio di una loro vicina di casa, ma il figlio non ha confermato l’episodio; ha indicato alla polizia giudiziaria del Tribunale quattro amici suoi come persone che avrebbero avuto un interesse passionale verso Simonetta o che avrebbero avuto un carattere violento e avrebbero covato risentimenti verso Simonetta, ma la cosa si è rivelata totalmente falsa.

I rapporti tra Simonetta e Busco non andavano assolutamente bene: era una relazione molto sbilanciata che incontrava frequenti periodi di crisi e di scontri (cosa testimoniata dai familiari della vittima ma soprattutto comprovata dal contenuto delle lettere-diario che Simonetta scriveva tra il 1989 ed il 1990). Soprattutto perchè mentre Simonetta era molto innamorata di Busco, quest’ultimo sentiva verso di lei esclusivamente una attrazione di tipo sessuale. Non trattava bene Simonetta e talvolta usciva anche con la sua ex ragazza.

Sul carattere di Raniero Busco sono emersi degli episodi oscuri: in un paio di occasioni (nel 2000, a distanza di pochi mesi) è stato denunciato per aggressione (al culmine di un litigio per futili motivi, insultò verbalmente sua cognata, la minacciò e poi le gettò contro un oggetto trovato casualmente lì vicino, una ciotola, che frantumandosi procurò una lesione permanente ad una mano della donna; al culmine di un altro litigio per questioni di vicinato, venne alle mani con una anziana signora, causandone una forte spinta e una conseguente caduta con ferite profonde e vistose riportate sulla testa della donna).

L’autore del delitto Cesaroni aggredì fisicamente Simonetta con un manrovescio o con un pugno e poi le assestò 29 colpi da punta e taglio con un oggetto casuale trovato nell’ufficio, cioè un tagliacarte (come è dimostrato dall’autopsia); alle ore 18:00 circa del 7 agosto ’90, la portiera di via Poma Giuseppa De Luca vide uscire dalla scala B un uomo con i capelli biondi, vestito con una camica verde scura, un pantalone grigio e con in testa un cappello con visiera. Si avviava all’uscita del condominio con la testa bassa e portava, sotto il braccio sinistro, una specie di busta nera (furono trafugati alcuni abiti e gioielli di Simonetta, per depistare le indagini). Raniero Busco aveva i capelli biondi e per le 18:00 ancora non ha un alibi (il suo alibi parte con certezza solo dalle 19:45/19:50 circa); la porta dell’ufficio del delitto (che viene trovata chiusa a 4 mandate alle ore 23:20 del 7 agosto) non ha subìto effrazioni (e sono scomparse le chiavi da lavoro di Simonetta), la vittima non si è difesa/non ha lottato/non ha subìto violenza carnale/i suoi indumenti intimi non sono lacerati/il suo corpo non presenta segni di trascinamento.

L’impiego di un oggetto casuale per compiere il delitto (un tagliacarte) è prova di un crimine d’impeto e occasionale, di tipo passionale e (comunque) con una componente anche sessuale (Simonetta era seminuda, era stata attinta anche da colpi che riguardavano la parte esterna ed interna degli organi genitali, presentava una vistosa lesione al capezzolo del seno sinistro, che aveva causato una deformazione a goccia di questo capezzolo); sul reggiseno che indossava Simonetta al momento del delitto (e che è stato trovato quindi ancora allacciato al suo petto) le nuove analisi scientifiche eseguite dai Ris hanno isolato il DNA della vittima ed un DNA maschile che ha scartato 29 sospettati su 30 e che anche ad una ripetizione dell’esame (ripetizione fatta solo per massima imparzialità e per scrupolo) ha portato al codice genetico di Raniero Busco;

sul corpetto che Simonetta indossava al momento del delitto (e che fu trovato poggiato sul corpo di Simonetta, all’altezza dell’epigastrio) i Ris hanno isolato, anche quì, il DNA della ragazza ed un DNA maschile che ha scartato 29 sospettati su 30 e che è risultato compatibile con il codice genetico di Raniero Busco; il DNA di Busco è stato riscontrato, in maniera privilegiata, sulla parte sinistra del reggiseno di Simonetta e sulla parte sinistra del corpetto di Simonetta (le parti di sinistra di questi due indumenti sono quelle che si sovrappongono al seno sinistro di Simonetta e quindi alla lesione che presentava il capezzolo del seno sinistro di Simonetta. Lesione che la perizia medico legale ha ritenuto contestuale al momento del delitto. E del resto non c’è stata nessuna persona che ha notato o saputo di lesioni al seno sinistro di Simonetta tra il 4 agosto ed il 7 agosto mattina del 1990).

I Ris hanno analizzato a fondo il DNA di Busco per capire quale sostanza organica potesse averlo prodotto: la traccia è risultata compatibile con della saliva; una perizia odontoiatrica ha stabilito che la lesione riscontrata sul seno sinistro di Simonetta è stata prodotta da un morso e ha stabilito che vi è una perfetta compatibilità tra l’arcata dentale dell’imputato e la morfologia di questa lesione da morso. In particolare, perchè Raniero Busco ha una dentatura del tutto atipica, che è risultata unica (esattamente come unica e particolare è risultata la morfologia della lesione da morso);

infine su un telefono dell’ufficio del delitto (trovato lievemente macchiato di sangue vicino ai tasti “7″, “8″, “9″) è stata trovata una traccia di sangue con genotipo 4/4 (genotipo comune a Simonetta e a Busco) e, sul lato esterno della porta della stanza del delitto, è stata rinvenuta una traccia di sangue 0 (gruppo comune a Simonetta e a Busco) che presentava due DNA commisti: uno, femminile, è risultato essere quello di Simonetta Cesaroni; l’altro, maschile, pur ridotto, ha scartato 33.029 persone su 33.030 persone, lasciando dentro solo Raniero Busco; Simonetta è deceduta per un emotorace, come è provato dall’autopsia: questo significa che la maggior parte del sangue perso si è trattenuto all’interno del soma.

Di conseguenza, Simonetta non ha perso all’esterno del corpo una quantità sproporzionata di sangue, come gli inquirenti degli anni ’90 avevano immaginato. Dunque, potrebbe essere stato l’assassino in persona (con degli stracci secchi, rapidamente e niente affatto professionalmente) a procedere (prima di andare via) ad una operazione di pulitura di alcune tracce di sangue presenti sul pavimento circostante il corpo di Simonetta. Evidentemente o per confondere le tracce o perchè da una sua ferita era colata sul pavimento qualche goccia di sangue. Oppure perchè, inavvertitamente, poteva aver lasciato una impronta di scarpa macchiata di sangue muovendosi sul pavimento intorno al corpo di Simonetta. CONTINUA…

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