Il delitto di via Poma: a che punto siamo? Terza parte

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di Daniele Spisso

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19 aprile 2012

(LEGGI LA SECONDA PARTE) …I periti del Tribunale di secondo grado (attraverso una maxiperizia richiesta dalla difesa di Busco e accettata dalla Corte, che ha quindi disposto 5 mesi fa il rinnovo del dibattimento per la parte scientifica) hanno consegnato recentemente alla Corte, con il loro lavoro, una serie di dati che vanno decisamente e totalmente a favore dell’imputato e che lasciano isolato il lavoro dell’accusa.

La maxiperizia infatti ha attaccato principalmente i 2 elementi più importanti che avevano, per la parte scientifica, dimostrato l’accusa a carico di Busco in Corte d’Assise: è stato escluso che la lesione al seno sinistro di Simonetta Cesaroni sia stata prodotta da un morso e ha concluso che su un punto del corpetto della vittima vi sono alcuni alleli che apparterrebbero a 2 DNA diversi tra loro e nessuno dei due compatibile con quello dell’imputato, Raniero Busco. Infine, ha posto in evidenza alcune tracce di sangue di gruppo A (riscontrate nell’ufficio del delitto) che sono incompatibili con la vittima e con l’imputato (entrambi di gruppo 0).

Vedremo, a fine mese, come terminerà questo processo di secondo grado ma nel frattempo è importante ricordare alcune cose che sono state recentemente poste all’attenzione dell’opinione pubblica dal dottor Roberto Cavallone (il magistrato che condusse l’istruttoria del 2004-2009 sul delitto Cesaroni per la Procura di Roma):  la Corte d’Appello, nel conferire l’incarico ai propri periti il 5 dicembre 2011, aveva chiesto, agli stessi, di eseguire perizie sui reperti del delitto Cesaroni ancora conservati (e ce n’erano). Questa operazione, invece, non è avvenuta: quindi la maxiperizia non è stata eseguita sui reperti del delitto ancora disponibili ma sulle carte dei periti di Corte d’Assise.

In altri termini, i consulenti del Tribunale hanno letto le perizie dell’istruttoria 2004-2009 e del processo Busco di primo grado e hanno elaborato teorie ed interpretazioni su quei dati, non accompagnate da analisi materiali sui reperti. Dunque (a differenza di quanto i mass media avevano dato ad intendere all’opinione pubblica) la maxiperizia non ha portato in superficie nessun elemento nuovo nel processo d’Appello, cioè nessuna novità scoperta d’improvviso dopo nuove analisi sui reperti.

Ed inoltre (in merito alla questione-morso) lascia rammaricati il fatto che il Tribunale di secondo grado non abbia nominato, tra i propri consulenti, un odontoiatra chiamato ad esprimersi sulla lesione al seno sinistro di Simonetta e sulla compatibilità tra la morfologia della lesione e l’arcata dentale di Busco: perchè, al contrario, la Procura di Roma affidò anche e soprattutto a due odontoiatri il compito di pronunciarsi sulla lesione e sulla compatibilità con l’arcata dentale dell’imputato.

Quanto al sangue di gruppo A: la maxiperizia ha solamente rimesso in evidenza quanto già era stato dichiarato, tra il 1990 ed il 1992, dai primi consulenti della Procura di Roma sul delitto Cesaroni. Il sangue classificato A, rinvenuto nell’appartamento del delitto, fu comparato, negli anni ’90, con tutti i protagonisti di questa vicenda che risultarono essere detentori di questo fenotipo. Con nessuno di loro ci fu compatibilità, perchè il genotipo riscontrato nel fenotipo non corrispondeva. Questo può evidentemente significare che le tracce ematiche si erano contaminate e che dunque le analisi sui gruppi sanguigni di quelle tracce, eseguite negli anni ’90, non portarono fuori risultati attendibili, affidabili.

Soprattutto in considerazione del fatto che quelle tracce di sangue furono studiate attraverso il sistema AB0, per la ricerca del fenotipo, e non con il sistema PCR (oggi applicato dai Ris) per la ricerca del DNA. Tra fenotipo e DNA c’è una notevole differenza: il primo contiene informazioni limitate e parziali su un organismo vivente; il secondo contiene informazioni inesauribili su un soggetto specifico e soprattutto è paragonabile, per affidabilità, ad una impronta digitale. Anche perchè ognuno di noi ha il proprio DNA, diverso da quello di ogni altro individuo. Il fenotipo invece è comune a tanti soggetti e quindi non permette di fare discriminazioni investigative. (FINE)

www.cronaca-nera.it

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