Mostro di Firenze: la verità sull’arma utilizzata

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di Paolo Cochi direzione@calasandra.it

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Una Pistola Beretta Calibro 22L.R., munizionata con proiettili Winchester provenienti da almeno due “lotti “diversi e commercializzati fino al 1980, questa era l’unica vera certezza che gli inquirenti avevano fino al 19 giugno del 1982, subito dopo l’omicidio di Baccaiano di Montespertoli ai danni di Antonella Migliorini e Paolo Mainardi. Quattro duplici omicidi di “coppiette” dal 1974.

È proprio subito dopo questo duplice delitto, che accadde la “svolta” nell’inchiesta sui delitti del mostro. Una “svolta” nelle indagini che si rivelerà lunga e tortuosa ma soprattutto infruttuosa, la cosiddetta pista sarda…

 

Nell’agosto del 1968 era avvenuto un duplice delitto, con modalità simili e soprattutto compiuto con la stessa pistola usata dal mostro di Firenze e con il medesimo munizionamento. Come si arrivò a quel delitto, che fino a quel momento era rimasto “nascosto”?

I vari inquirenti che si occuparono dell’inchiesta, più volte dichiararono pubblicamente che il collegamento avvenne attraverso il ricordo di un Maresciallo dei CC in servizio a Signa nel 1968: tale Francesco Fiori, che però non risulta mai nei verbali dell’epoca.

In opposizione alla suddetta versione, fonti giornalistiche ben informate affermarono invece che il collegamento avvenne attraverso una “scrittura anonima” su di un ritaglio di giornale che riportava la cronaca del delitto di Signa.

Una testimonianza di un ex appuntato dei CC in servizio a Signa negli anni 60 e una relazione di servizio di un ex- maresciallo, ritrovata negli archivi dell’Avvocato Santoni Franchetti, ci permette oggi di far chiarezza su un punto molto controverso della vicenda. Ossia, come si collegò il delitto del 1968 ai delitti successivi .

A conferma di quanto già affermato dall’ex giudice istruttore  Vincenzo Tricomi e dal Colonnello Olinto Dell’Amico ritroviamo oggi una  relazione di servizio del 28 novembre 1986 nella quale l’ex maresciallo Fiori dichiarava al Giudice Istruttore Mario Rotella al Procuratore  Vigna ed al P.M. Canessa:

mostro firenzeDal 1960 al 1969 prestavo servizio a Signa, presso la tenenza dei CC, nel settembre/ottobre del 69 sono passato alla compagnia di Firenze fino al 1974, successivamente tornai a Signa fino al 1979 e poi di nuovo a Firenze sino al congedo avvenuto il 27.5.1986.

Avevo seguito il caso sul delitto di Signa, accompagnando il Maresciallo Ferreri all’Istituto dove era ospitato il bambino Natalino Mele. Nei giorni dell’omicidio non ero presente a Signa perché in ferie. Dopo il delitto del 1982, parlando con l’appuntato Piattelli Ugo, che era in servizio a Signa nel 1968, venne fuori il ricordo del duplice delitto del 1968. Più precisamente, ricordammo che in quella località fu compiuto un duplice omicidio ai danni di una coppia di amanti in atteggiamenti amorosi in auto con un’arma da fuoco

L’Ex appuntato dei CC. Ugo Piattelli, oggi in pensione , in servizio a Signa negli anni 60 ci racconta che:

Confermo l’episodio descritto dal Maresciallo Fiori e ricordo che avemmo una discussione circa l’anno dell’omicidio, lui ricordava il 1964, mentre io sostenevo che si trattava del 1968.

Assieme ci recammo dal Colonnello Dell’Amico che seguiva le indagini, il quale rinvenne un fascicolo personale, non so a quale persona implicata nella vicenda appartenesse. Dell’Amico informò subito il G.I. Dr. Tricomi, che dapprima contattò il perito balistico dell’epoca e poi fece richiesta alla Cancelleria della Corte d’Appello di Perugia  e successivamente a quella di Firenze per l’acquisizione degli atti processuali

Una testimonianza, senza dubbio, franca e genuina che contribuisce a chiarire un punto fondamentale e importante nell’inchiesta.

Non c’era stata, quindi, alcuna “segnalazione” dall’esterno o depistaggio di sorta.

Un delitto, quello del 1968, che non si può di certo “scorporare” dall’inchiesta “mostro di Firenze”, come spesso si è tentato di fare ritenendolo avulso dalle serie delittuale.

A sostegno di ciò, il cosiddetto “rapporto Torrisi” nel quale si ripercorrono tutte le tappe delle indagini partendo appunto dall’agosto del 1968.

Stessa arma – stesso munizionamento – stessa situazione ambientale – coppia di amanti in auto.

Insomma il preludio di ciò che avvenne dopo 6 anni a Borgo San Lorenzo dove , oltre all’omicidio, iniziarono le escissioni di tipo maniacale sui corpi delle vittime. Del tutto irrazionale ed estremamente improbabile che il “successivo” possessore della pistola, oltre ad avere ereditato l’arma, abbia potuto ereditare anche l’idea di un tipo di delitto, che la casistica criminologica mondiale definisce unica e senza precedenti.

mostro firenzeParticolarmente interessante è il capitolo dedicato alla famigerata pistola calibro 22:

“Le indagini in Villacidro per il momento si concludono con l’acquisizione dei fascicoli processuali in argomento, nonché con il completamento degli accertamenti sulle armerie del luogo e sulle pistole Beretta cal. 22 l.r. vendute nel periodo antecedente il 21 agosto 1968,il cui esito é stato riferito a codesti uffici con R.G.n.34/354-109- 1968 del 20 novembre 1984 di questo Nucleo Operativo. Da questi ultimi accertamenti due sono i dati significativi che emergono:

- tale tipo di pistola é molto comune in Villacidro, all’epoca ne sono state acquistate n.11 complessivamente;

- delle predette pistole, di una non é stata trovata alcuna traccia. Essa risulta venduta ad Aresti Franco, in atti generalizzato, deceduto in Olanda il 9.11.1963.Detta arma non risulta né denunciata, né venduta ne ereditata da qualcuno.

La polizia olandese, interessata tramite l’Interpool, ha fatto conoscere il data 24.1.1986, di non aver trovato tracce negli atti d’ufficio dell’esistenza di una pistola tra gli oggetti e gli effetti personali dell’Aresti, restituiti ai suoi famigliari in Sardegna.”

CONTINUA…

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