Pasqualino Porfidia: la lettera di un suicida riapre il caso del bambino scomparso a Marcianise

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pasqualino porfidiadi Simone Rinaldi

26 maggio 2014

Era il 7 maggio 1990, un lunedì. A Marcianise, in provincia di Caserta, si votava per le elezioni e le scuole erano chiuse. Un gruppo di bambini giocava a calcio per le strade del paese, nel quartiere di san Giuliano. Tra loro c’era anche Pasqualino Porfidia, un bimbo di 8 anni. Sua madre, prima di andare a votare, si raccomandò di non allontanarsi, e lo lasciò in compagnia di un suo amico. Quando la donna rientrò a casa, non vedendolo tornare per pranzo, iniziò ad allarmarsi. I familiari cominciarono a cercarlo, ma invano. Pasqualino era scomparso. Poco più tardi, la donna si recò assieme alla sorella dai carabinieri della zona per sporgere denuncia. Questi, però, inizialmente non sembrarono dare molta importanza all’accaduto, ed intrapresero le ricerche soltanto alcune ore dopo. Purtroppo, però, le zone ispezionate diedero esito negativo. Furono così ascoltati i compagni di gioco di Pasqualino, i quali riferirono di averlo visto l’ultima volta attorno alle 11:30, seduto su una panchina vicino casa, tra via Arno e via Tevere. Le ricerche continuarono, infruttuose, anche nei giorni seguenti.

Negli anni molte voci si susseguirono a Marcianise in merito a quella scomparsa. Una donna, di cui tuttora non si conosce l’identità, riferì all’allora parroco del paese, don Carlo, che quel 7 maggio vide Pasqualino salire a bordo di un’auto guidata da un uomo. La madre del piccolo Pasqualino, Rosa Lasco, si è sempre detta convinta che proprio quel parroco sapesse qualcosa di più che però teneva nascosta o per timore o per rispettare il segreto confessionale. A dieci anni dalla scomparsa, un cugino di Pasqualino aggiunse un nuovo elemento, raccontando che in una sala giochi cui era solito andare da ragazzino assieme a Pasqualino e ad altri suoi amici si recava spesso un uomo sulla trentina. Questo proponeva loro l’acquisto di alcune riviste pornografiche, le quali furono effettivamente ritrovate nei pressi della stazione di Marcianise, dove quel gruppo di ragazzini si ritrovava abitualmente.

Proprio l’ombra della pedofilia ha fatto sì che recentemente il caso, archiviato già due volte nel corso di questi 24 anni, venisse riaperto. Nel 2012, infatti, è accaduto qualcosa che inevitabilmente ha riacceso i riflettori sulla scomparsa di Pasqualino. Un 30enne residente a Milano, prima di togliersi la vita, ha messo nero su bianco ciò che lo tormentava sin da quando aveva 8 anni: nel 1990 aveva subito abusi sessuali da parte di un uomo che, di nascosto, lo andava a prendere a scuola per poi portarlo nei vicini campi dove avveniva lo stupro. La singolarità di questa storia sta nella sua ambientazione: il luogo degli abusi è proprio Marcianise, e la casa del ragazzo morto suicida si trova a due passi da quella del piccolo Pasqualino. È possibile che questo pedofilo sia lo stesso uomo che ha fatto sparire Pasqualino?

È ciò che evidentemente ritiene il gip del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, il quale ha deciso di accogliere l’istanza della famiglia Porfidia del 7 marzo scorso. Questa, alla luce dei nuovi elementi emersi, ha infatti richiesto alla Procura di Santa Maria Capua Vetere la riapertura delle indagini. L’uomo cui si faceva riferimento nella lettera del 30enne morto suicida a Milano non è ancora stato ascoltato dagli inquirenti. Raggiunto però da un inviato di “Chi l’ha visto?”, l’uomo si è dichiarato completamente estraneo alla vicenda, asserendo di non aver mai abusato di quel ragazzino né tantomeno di aver mai conosciuto Pasqualino Porfidia, se non attraverso la stampa. Ma è la verità?

A stabilirlo saranno le autorità competenti, le quali nel frattempo hanno intrapreso ricerche accurate attraverso i georadar in pozzi, cantine e cortili nei pressi dell’abitazione dei Porfidia. Al momento l’esito di queste prime analisi è risultato negativo, ma “ci sono ancora molti interrogativi da chiarire, come quello relativo alla presenza di piccoli tunnel che partono proprio dalla zona di san Giuliano in cui Pasqualino risiedeva con la famiglia”, ha dichiarato il legale dei Porfidia, l’avvocato Salvatore Gionti. “Lì non si è mai andati a vedere”, continua Gionti, “ed è inoltre necessario risentire gli amici di Pasqualino, che oggi sono maggiorenni e potrebbero avere una diversa sensibilità. Bisogna poi chiarire il ruolo di alcune persone che abitavano nelle vicinanze della famiglia Porfidia”. Gli inquirenti non escludono, infatti, che il gruppo di amici di Pasqualino possa aver mentito su ciò che quel giorno accadde realmente al loro compagno. È evidente che, dopo 24 anni, le speranze di ritrovare Pasqualino ancora vivo siano nulle, come implicitamente testimonia l’utilizzo stesso dei georadar. Ed è proprio per questo che le ricerche non si arrestano, ma continuano in tutta la zona. Carabinieri e vigili del fuoco stanno infatti scandagliando anche alcune campagne circostanti, con la speranza di ritrovare ciò che resta di Pasqualino.

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